mercoledì 20 luglio 2022

LA RIVOLUZIONE E' FINITA ABBIAMO VINTO (MA NOI FACCIAMONE UN'ALTRA) - MARCO VALENTI RACCONTA IL LIBRO DI LUCA CHIURCHIU' SULLA RIVISTA "A/TRAVERSO"


Dopo il buon riscontro di “Avete pagato caro, non avete pagato tutto” con la rilettura della rivista Rosso, DeriveApprodi ha scelto di proseguire nell’analisi degli anni settanta con la stampa di “La rivoluzione è finita abbiamo vinto” con la storia della rivista A/traverso. Questo potrebbe sembrare a prima vista un luogo non del tutto consono ad un’analisi del volume in questione, ma se anche voi come me, conoscete “Riserva Indie”, sapete perfettamente come la musica sia solo uno dei collettori che legano gli interventi su questo portale, su cui possiamo trovare analisi e tematiche di grande portata sociale, e nessuna censura. Visto che di musica abbiamo parlato mi piace pensare al parallelismo fra A/traverso e la sua estetica decisamente (e forse non del tutto consapevolmente) punk, di cui sposa l’idea di una comunicazione sporca, disturbata e dissonante rispetto allo standard comunicativo di allora. 
Nata nel maggio del 1975 A/traverso rappresenta il tentativo di ritagliarsi uno spazio. Creando un “altrove” dove collocare le proprie analisi politiche e filosofiche, volte a “liberarsi dal modello organizzativo leninista, per fondare un movimento di collettivizzazione della vita quotidiana, di proliferazione di esperienze micro-politiche di autorganizzazione”. L’idea di base era quella di contrastare il potere e di farlo andando “oltre lo specchio” come l’Alice di Carrol. Una risposta controculturale alla sinistra extraparlamentare da cui il collettivo di A/traverso cercava di emanciparsi.



Non è semplice inquadrare il tentativo. Da subito appare chiaro, anche agli stessi fondatori, come sia molto difficile provare a definire il loro progetto, da loro stessi definito come assurdo e inqualificabile. Siamo alle prese con un fenomeno “trasversale” che guarda agli eventi di quegli anni con occhio rinnovato. Una trasversalità, quella di A/traverso che possiamo provare a ricercare in quello spazio di non facile definizione che faceva capo all’ala creativa dell’Autonomia. E di sperimentazione creativa si trattò a tutti gli effetti, sia da un punto di vista grafico ed estetico, che da quello concettuale e del linguaggio. La risposta non fu però pari alle attese dei suoi creatori e alle loro aspettative, relegando A/traverso a rivista di nicchia. Ciò però non toglie nulla al valore storico della testata, anzi la rende ancor più interessante, proprio perché distaccata dalla deriva armata degli anni di piombo che caratterizzò la maggior parte dei movimenti extraparlamentari. Non a caso furono tra i primi a guardare al futuro sancendo senza mezzi termini il fallimento politico di un’intera generazione, di un mondo ormai spoliticizzato “stretto tra Breznev, Woytila, Reagan e l’eroina”.


Testi deliranti che grondavano utopia. Questi gli ingredienti principali di una rivista che arriva e deflagra immediatamente in un momento storico in cui proliferano a dismisura le anime della comunicazione antagonista, in un mare talvolta contraddittorio ed eccessivamente ramificato. A/traverso si colloca esattamente qui, a fianco di testate storiche come Re Nudo e Lotta Continua, facendosi immediatamente notare per la sua rottura a livello linguistico con il passato.


La scrittura come azione di scardinamento del sistema, per provare a liberare il presente da ogni schema precostituito e preordinato. L’idea è quella di far partire la rivoluzione dalla lingua, come segno di rottura a tutti i livelli, anche quello semantico. Creando testi liberi, liberati e liberanti. Una rivista per pensare il pensabile e anche l’impensabile. Con una grafica dettata contemporaneamente dal caos e dal caso, ma anche dalla povertà di mezzi che però non ferma la fantasia. Con gli errori che fungono da sistematiche impronte di riconoscimento. 



Non è un caso che nasca a Bologna, in quella che sembrava essere un’isola felice, ma che in realtà era una città come tutte le altre, in cui le tensioni sociali divampavano. Prima di tutto quindi, cancellare quell’immagine “da cartolina” tanto cara alla sinistra progressista. Un sabotaggio alla lingua e alle immagini. Per distaccarsi dall’idea di omologazione delle varie entità di lotta, che se raggruppate sotto un’unica voce finiscono per rientrare in quei ruoli che il potere stesso ha scelto per loro. E quindi inoffensive per l’ordine costituito. Frammentazione nella fase iniziale, per poi passare a una riorganizzazione, che preveda una forma ex novo più pericolosa per le istituzioni. Una critica alla politica del tempo, indirizzata verso proteste “istituzionalizzate”, e quindi tanto sterili quanto inutili. La vecchia politica è ormai compromessa. Occorreva quindi creare qualcosa che lo Stato non riuscisse a capire, a inquadrare, a ridurre ed emarginare rendendolo non pericoloso. Con A/traverso la scrittura smette di essere letteratura e diventa azione politica, costruendo un linguaggio che non sia più arcaicamente inoffensivo ma guardi alla possibilità di ridare la voce al desiderio, riscrivendo la socialità e i bisogni del nuovo proletariato. “Dai laboratori alle masse” ripartendo dai fallimenti delle avanguardie di inizio secolo, pur senza tralasciare gli insegnamenti dell’esperienza Dadaista da cui A/traverso mutua il gusto per la provocazione e l’ironia, dissacrante, distruttrice ed estrema. Senza però perdere il contatto coi problemi reali. Il tutto raccontato attraverso e con sullo sfondo gli eventi storici di quegli anni, per meglio contestualizzare ogni numero di A/traverso attraverso stralci delle pubblicazioni. L’esperienza vedrà la fine nel febbraio del 1981, dopo 20 numeri usciti in modo programmaticamente irregolare, spesso legati a eventi specifici, quando il sogno rivoluzionario è forse definitivamente svanito, con gli anni ottanta e il loro carico edonista che premono per un altro tipo di cambiamento. È facile scovare tra le pagine del volume quei prodromi del nostro presente, con tutte le sue contraddizioni che si sono regolarmente verificate.  A/traverso è una barca che è andata alla deriva, ma va dato il merito al suo equipaggio di aver raggiunto lidi sconosciuti e mondi lontanissimi prima di altri, senza purtroppo per loro riuscire a sbarcare. 
“La rivoluzione è finita, abbiamo vinto, ma noi facciamone un’altra!”


 

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