sabato 6 giugno 2026

STEFANO BORELLA E IL TEMPO SOSPESO NELLE SUE "CANZONI DI PIANURA" - RECENSIONE A CURA DI IRIS CONTROLUCE PER #GLORYBOX


Avete presente quella strana sensazione di essere costantemente bloccati? 
Come se il mondo corresse a mille all'ora e noi fossimo fermi a interrogarci sul caos della vita, sulle scelte fatte o sul bilancio degli anni che passano. Forse, con tutta la semplicità di questo mondo, l'unico ad aver davvero centrato il punto è stato Baudelaire, quando diceva che “c'è un solo modo di dimenticare il tempo: impiegarlo”.
Come cantautrice ho sempre amato la forza delle parole, ma oggi, nel mio ruolo di giornalista musicale per Riserva Indie, voglio portarvi dentro a un disco che fa esattamente questo: prende il tempo, lo blocca e lo trasforma in un'istantanea generazionale. Sto parlando di "Canzoni di Pianura", il nuovo EP del cantautore milanese Stefano Borella, che potete già ascoltare su Spotify e Bandcamp.
Prima di scrivere e di registrare, l'artista non ha dimenticato le proprie radici. Ha scavato nel blues, nel folk, nei suoi ascolti di sempre — dove immaginiamo ci sia in primis il rock viscerale di Bruce Springsteen. Ed è proprio lì che ha trovato una nuova forma di espressione.
Da giornalista, la cosa che più mi ha colpita è come abbia lasciato che le sue parole ci prendessero per mano, aiutandoci a comprendere meglio quel tormento profondo che a volte ci scuote e ci manda in crisi. È proprio questo il superpotere della scrittura, no? Sviscerare quello che abbiamo dentro in un preciso momento, osservarlo da fuori, trasformarlo e aggiungere un tassello alla mappa per capire chi siamo.
I 5 brani che compongono questo EP sono crudi, diretti, ma allo stesso tempo densi di contenuti. Ci raccontano di un girovagare continuo alla ricerca di risposte, per comprendere e accettare la propria incompiutezza. Stefano ci invita a fare pace con le nostre fragilità e ad accoglierle come parti preziose di ciò che siamo realmente, ricordandoci che, visti da vicino, siamo tutti vulnerabili. 
I brani chiave dell'EP
C'è una traccia in particolare che merita un ascolto attento: "Il metro tra me e te". 
Il riferimento va dritto al lockdown, il periodo in cui è stata scritta. Ma la riflessione vola molto più in alto. La distanza che ci separa oggi non è stata certo creata dal Covid; il virus ha semplicemente sollevato il velo, mettendo a nudo quanto sia diventato profondo il sospetto verso l'altro e quanto sia reale la nostra incapacità di immedesimarci in chi ci sta di fronte.


Invece, nella title-track "Pianura", Stefano ci parla di appartenenza. Quella al luogo in cui nasciamo e cresciamo, un posto che per molti rimane lo stesso per tutta la vita. E qui scatta la vera domanda filosofica: oltre che in una zona fisica, ci succede mai di restare fermi, bloccati per anni anche nello stesso luogo interiore? La risposta, forse, Stefano se l'è già data. Interrogarsi e scavare dentro se stessi significa già essere diversi da ciò che eravamo un minuto prima. Qualsiasi situazione, se vissuta con consapevolezza, ci fa evolvere. Tutto quello che ci circonda muta continuamente, e dobbiamo farlo anche noi, lasciandoci trasportare dalla corrente senza opporre resistenza. Solo così possiamo allinearci al flusso dell'universo. Siete d'accordo?
Infine, in "Amore e paura", si sottolinea quanto sia vitale coltivare i propri sogni e amare completamente, anche quando questo comporta del dolore. Anche quando gli insegnamenti che abbiamo ricevuto ci dicono l'opposto. Ed è qui che la produzione artistica di Giuliano Dottori esplode in tutta la sua bellezza, arricchendo il pezzo con inserti di basso, chitarra e una batteria campionata che scandisce il ritmo del cuore.

La cura del suono: il tocco di Giuliano Dottori

Tra l'altro, la presenza di Giuliano in cabina di regia è un vero valore aggiunto. Parliamo di un pilastro del cantautorato indipendente (già parte della band cult milanese Amor Fou). Un polistrumentista con 5 album solisti alle spalle e una firma come produttore su tanti dischi della scena indie. Giuliano Dottori ha sempre lavorato fuori dai radar dell'omologazione, cercando l'autenticità più pura.
Questa sua sensibilità artigianale si sente in ogni nota, perché è riuscito a vestire le parole nude di Stefano senza mai soffocarle. Gli arrangiamenti risultano eterei, delicati. Impreziosiscono i brani per sottrazione, puntando su atmosfere minimali e super raffinate. La dinamica delle canzoni cresce lentamente, creando immagini visive fortissime attraverso i suoni, capaci di dare profondità e modernità al cantautorato classico. Gli strumenti si muovono leggeri intorno alla linea vocale: la proteggono e ne valorizzano l'intenzione emotiva. E ditemi voi se, per citare un brano di Stefano, tutta questa cura non sia già qualcosa che assomiglia alla felicità.
Bene, per oggi il nostro viaggio tra filosofia, tempo e pianure finisce qui. Se queste atmosfere vi sono risuonate dentro, andate su Spotify e cercate "Canzoni di Pianura" di Stefano Borella, premete play e lasciatevi andare.

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