domenica 25 gennaio 2026

FEMINA RIDENS - ETNA CALLING - INTERVISTA A CURA DI IRIS CONTROLUCE PER #GLORYBOX


Il titolo del vostro ultimolavoro "ETNA CALLING" mi ha richiamato alla memoria la storica frase con cui la BBC iniziava i notiziari in tempi di guerra nonché l'intramontabile album dei Clash. Mi e' piaciuto moltissimo anche il sottotitolo "la simenza e lu cantu". Credo che l'emotivita che esprimete nei brani possa attecchire e coinvolgere l'immaginario collettivo, siete d'accordo? Quali feedback state ricevendo dal pubblico?
Siamo felici di questo accostamento. "Etna Calling" e per noi una chiamata alle origini che si fa urgenza presente. La musica di questo disco nasce principalmente dai canti di tradizione orale (non dalle canzonette di folkore) sono melodie bellissime, con una qualita dello stato emotivo sublime che libera la realta dal peso del tempo, rendendola universale. Questa e' la simenza. Il pubblico sembra percepire questa sospensione; riceviamo feedback che parlano spesso di un ”viaggio" ipnotico da colonna sonora. E' come se questo canto, pur venendo da lontano, riuscisse a vibrare nelle corde più profonde di chi ascolta oggi. E' il nostro modo di rapportarci a questi canti: una combinazione tra passato remoto e futuro ma lontanissimi dal folk revival anni '60-'70.

Parlatemi della produzione di Cesare Basile. Com'e nata la collaborazione e come avete fatto coesistere strumenti antichi ed elettronica?
Conosciamo Cesare da anni; il progetto gli e' piaciuto subito e si e unito a noi suonando in tutti i brani. Registrare a Catania, alle pendici dell’Etna e' stata un’esperienza magica. Gli abbiamo proposto i brani con una struttura gia' delineata, ma l'arrangiamento e' fiorito suonando con lui in corso d'opera grazie alle sue soluzioni geniali. Cesare e stato immenso: in "Lu celu", ad esempio, oltre a un sintetizzatore analogico, suona una percussione inventata da lui, a meta tra un marranzano e un berimbau. L'elettronica e gli strumenti arcaici convivono perché non abbiamo cercato il "bel suono" pulito, ma la verita del timbro, la risonanza liminale della memoria collettiva.

Come avviene il processo di selezione dei brani?
Abbiamo cercato melodie che avessero una forza intrinseca, capaci di reggere un arrangiamento che guardi al futuro senza tradire I'anima del passato.

Dato che anch'io sono siciliana mi piacerebbe che mi raccontaste di questo ponte tra la Sicilia e la Toscana che tra l'altro vi accomuna alla cantastorie Rosa Balistreri e al grande etnomusicologo Giuseppe Ganduscio. Come gestite la lontananza sia su un piano emotivo che
logistico?
Firenze e' la nostra casa ma la Sicilia e' l'imprinting vocale e spirituale. Da bambina ho imparato a portare la voce ascoltando mia zia e gli amici di mio padre; quel modo di cantare, ricco di variazioni microtonali, mi e rimasto dentro. La lontananza si gestisce trasformandola in creativita: il ”ponte" e' la musica stessa, che ci permette di abitare entrambi i luoghi contemporaneamente. Come per Rosa Balistreri, la distanza acuisce il bisogno di cantare la Sicilia.

La dimensione live vi piace? Vi proponete in duo? Trovate difficolta o curiosita? 
Il live e' il momento della verita. Ci proponiamo in duo, una dimensione che ci permette di mantenere intatta l'intensita e il dialogo serrato tra voce e strumenti. Riscontriamo molta curiosita: il pubblico e' attratto da questo mix insolito di arcaico e contemporaneo. Piu che difficolta troviamo persone di tutte le eta', affamate di progetti che abbiano una radice forte ma un linguaggio nuovo.

Nel disco usate molti strumenti arcaici. Come li riproponete dal vivo?
Non cerchiamo di replicare il disco pedissequamente. Il bello del live e proprio questo: meno orpelli, piu impatto. Sul palco continuiamo a portare strumenti antichi ed elettronica. Niente di "precotto”: niente loop, niente sequencer. Questo soprattutto é merito di Massimiliano.


Siete aperti a collaborazioni?
Sempre. La collaborazione con Cesare Basile ci ha confermato quanto lo scambio possa arricchire un'idea. Stanno arrivando diverse proposte e siamo pronti a esplorare nuovi territori ma solo se sentiamo un'affinita elettiva con l'artista.

Mi ha molto affascinato la vostra iniziativa di proporre il disco in un particolare prodotto editoriale che avete chiamato "Phono tale": com'e nata l'idea e come l'ha accolta la Radici Music Records?
Volevamo che l'oggetto fisico raccontasse una storia oltre la musica. Il Phono tale nasce dal desiderio di unire suono, parola e immagine, in un libro che unisse anche testi, e storie di vita legate ai canti. Dietro quest'album c'e tanta roba. La Radici Music Records ha sposato subito la nostra idea credono ancora nel valore del supporto fisico inteso come opera d'arte totale. I vecchi vinili lo erano ma oggi sono molto meno e comunque destinati ad un pubblico di nicchia; i cd sono obsoleti, i supporti stanno sparendo e soprattutto inquinano, la musica sul cellulare suona male, e' un ectoplasma che non lascia niente. ll Phono Tale e' un portale per entrare nel nostro immaginario sonoro.

Come recuperate informazioni sui brani e come nascono le illustrazioni che le accompagnano?
Le informazioni arrivano dalla memoria familiare e da una ricerca appassionata. Le illustrazioni nascono parallelamente alla musica: cerchiamo di visualizzare il "mondo" che il canto evoca. E' un processo visivo che traduce in segni grafici la stessa tensione che c'e tra sogno e suono.

Gli arrangiamenti sono decisi di comune accordo oppure principalmente da un membro del duo; o ognuno contribuisce in maniera casuale e spontanea?
Non c'e una regola fissa nella creativita si comincia con un approccio molto punk: un due tre si suona! Poi sentiamo che succede. Ma questo e' solo l'inizio. L'album e' un distillato di lucida follia e lavoro serio.

Qual e il brano di ETNA CALLING a cui siete piu affezionati?
A proposito di follia! "Ala Viddanisca" canta proprio la follia! I brani selezionati sono tutti necessari e indispensabili. Ogni brano e una ferita che ha imparato a cantare.

Leggi la recensione di "Etna Calling" a cura di Iris Controluce su

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