sabato 8 maggio 2021

"TONIGHT, TONIGHT. LA MALINCONIA INFINITA DEGLI SMASHING PUMPKINS". ANDREA GOZZI E ARIANNA SEVERI RACCONTANO LA BAND DI BILLY CORGAN IN UN LIBRO PER ARCANA. INTERVISTA A CURA DI MAURIZIO CASTAGNA E OLIVIERO GERVASO.


La storia di una band e di un album che ha segnato la storia del rock. Abbiamo intervistato Andrea Gozzi che con Arianna Severi ha pubblicato in questi giorni "Tonight Tonight, la malinconia infinita degli Smashing Pumpkins " per Arcana. 


Ciao Andrea, ciao Arianna e grazie della disponibilità. Parliamo di "Tonight Tonight: la malinconia infinita degli Smashing Pumpkins", da poco pubblicato da Arcana. Come avete strutturato il libro e come vi siete ritrovati per questo progetto?

Nel 2015 in “Appunti di Rock 2”, per Il Foglio Letterario, avevo scritto un saggio dedicato a “Tonight, Tonight” in cui ricordavo il passato glorioso, il presente incerto e il futuro difficile per la band. Cinque  anni dopo c’é stata una reunion, due nuovi album e un tour in cui gli Smashing Pumpkins sembrano essere tornati veramente in forma. Volevo raccontare quella storia e colmare anche un vuoto: non c’era un libro in Italia che raccontasse la storia degli Smashing Pumpkins dopo MELLON COLLIE AND THE INFINITE SADNESS. Mi sarebbe piaciuto farlo con un’altra voce oltre la mia, ma non di qualcuno più grande, avrebbe aggiunto altra nostalgia al tono generale del libro. Avevo avuto il piacere di dirigere Arianna Severi in tesi al DAMS di Firenze, per un elaborato sul concerto rock come moderna “opera d'arte totale”. Lei ha esattamente l’età di MELLON COLLIE, mi interessava avere un punto di vista diverso dal mio nel libro. Lei si è occupata della storia del gruppo da quest’album in poi, io mi sono occupato di tutto il prima.
(ANDREA GOZZI)

L'immaginario che hanno creato in "Mellon Collie" sicuramente è stato vincente e ha costituito la maggiore differenza con i gruppi dell'epoca. Come è nato e quanto ha influito nel successo della band?

Corgan voleva dimostrare che la sua band fosse la migliore in circolazione e per certi versi ci riuscì. Cobain era morto l’anno prima e il trono di “re dell’alternative” era vacante, nonostante Corgan non si fosse mai riconosciuto in quell’immaginario, puntando invece ad accostarsi a nomi come David Bowie, The Cure e U2. Con i primi due intrecciò anche una profonda amicizia e qualche collaborazione. MELLON COLLIE è unico perché nonostante sia datato anni Novanta in realtà presenta un immaginario che è fuori dal tempo: la grafica del disco e il video di “Tonight Tonight” sono manifesto di questo intento.
(ANDREA GOZZI)

Quali sono i tratti distintivi che hanno permesso agli Smashing Pumpkins di affermarsi nel ricco panorama del rock alternativo dei Novanta? La loro atipicità è stata vincente o si è rivelata un’arma a doppio taglio? 

L’originalità del gruppo è in buona parte dovuta proprio alle esperienze e influenze dei singoli componenti, tutt’altro che scontate o omogenee tra loro: Chamberlin aveva una formazione prevalentemente jazz, Wretzky prima di inforcare il basso suonava oboe e violino, mentre Iha era già appassionato di rock. Corgan in particolare ha sempre saputo trarre ispirazione dalla bellezza in qualunque forma gli si presentasse, unendo anche generi e influenze ritenute inconciliabili dai suoi coetanei per ragioni sociali o generazionali. E, effettivamente, è stato proprio questo approccio ambizioso e vorace a venire spesso stata scambiato per opportunismo o scarsa genuinità.
(ARIANNA SEVERI)


Smashing Pumpkins fa regolarmente rima con Billy Corgan. Nella folta schiera di collaboratori (colleghi di band, produttori…), chi altri ha ricoperto un ruolo particolarmente significativo nella caratterizzazione del gruppo?

Gli Smashing Pumpkins sono tali perché Corgan ha scritto e suonato musica con loro. È chiaramente il leader (despota) della formazione – come ricorda il divertente fumetto a lui dedicato “Billy the Egomaniac: A Smashing Pumpkins Comic” (2014) – ma senza Iha, D’Arcy e Chamberlin non avrebbe raggiunto assolutamente lo stesso risultato. Senza dimenticare Butch Vig, produttore dei primi due album e Flood, che si è occupato magistralmente dei tre seguenti. C’é una bella intervista a Bowie a “Tarattatta”, programma televisivo di musica, di fine degli anni Novanta in cui il Duca Bianco si spende in elogi scroscianti per Corgan: Billy non è mai stato un tipo troppo simpatico ma in molti hanno sempre riconosciuto il suo valore in qualità di songwriter.
(ANDREA GOZZI)

Liricamente parlando, “Tonight, tonight” come si pone all’interno del repertorio degli Smashing Pumpkins, e più in generale rispetto alla scrittura in voga nel rock di quegli anni? C’è qualche sfumatura regalata dal testo che ha contribuito a far emergere la canzone?

È una canzone, anche questa, “fuori dal tempo”. Il testo è tutto dedicato al “credere in se stessi”. Fa i conti con il passato, getta un’occhiata al futuro ed è piena di speranza, fino al cupo accordo finale, che sembra contraddire tutto. Nel libro ne dò una lettura particolare, con molti elementi a sostegno: è una canzone che Corgan scrisse pensando non ad un'altra persona ma a se stesso, è una dedica allo specchio. Glorifica il potere salvifico della musica, credo che in molti al tempo (ma non solo) vi ci siano riconosciuti.
(ANDREA GOZZI)

Dalla poesia al wrestling, le attività collaterali agli Smashing Pumpkins non sono mai mancate per Billy Corgan. Il libro prende in esame anche aspetti biografici e della vita privata dell’artista o si focalizza soprattutto sulla musica?

Vita privata e vita artistica sono scindibili solo in parte, per quanto a volte sarebbe un sollievo poter apprezzare l’artista prendendo completamente distanze dall’essere umano - o viceversa. Nel caso di Corgan (non solo una rockstar, ma anche una particolarmente complessa ed egocentrica) è stato inevitabile trattare della sua storia e della sua personalità, non solo perché questi aspetti contribuiscono a contestualizzare i trascorsi della band, ma anche e soprattutto perché la musica presa in analisi ne è emanazione diretta.
(ARIANNA SEVERI)


Già nei primi Duemila, gli Smashing Pumpkins pubblicarono un disco in free download (“Machina II”) e anche successivamente hanno battuto percorsi meno canonici rispetto all’album tradizionale. Per chi desidera avvicinarsi al gruppo, c’è qualche episodio degno di attenzione anche in questo comparto della loro discografia o è preferibile concentrarsi sulle uscite “istituzionali”?

Quelli che sono stati i picchi di successo per i Pumpkins seguono una logica tutto sommato piuttosto “meritocratica”, nel senso che, effettivamente, gli episodi che godono di maggiore fama (e su cui non a caso la band sembra aver investito di più) risultano tutt’oggi tra i più interessanti e meglio riusciti. Tuttavia una volta lasciatisi incantare dall’innegabile bellezza di certi “classici”, vale senz’altro la pena di addentrarsi nel fittissimo catalogo di Corgan, anche solo per riuscire a cogliere i continui riferimenti interni che la band ama disseminare nella propria produzione passata e futura. In particolare, proprio Machina II/The Friends and Enemies of Rock Music è degno di essere recuperato adesso: come ha svelato Corgan di recente, l’album è infatti parte del secondo capitolo di una trilogia iniziata con Mellon Collie, il cui atto finale è attualmente work in progress.
(ARIANNA SEVERI)

Con “Tonight, tonight” e “Mellon collie”, gli Smashing Pumpkins hanno toccato l’apice. Di lì in poi, tuttavia, le quotazioni del gruppo hanno subito un inesorabile ribasso, fino allo scioglimento e alla successiva riattivazione del marchio sotto l’egida del solo Corgan che ha incontrato scarso favore presso critica e pubblico. È stato il peso del successo di quel disco a schiacciarli o vi sono altri fattori che hanno contribuito al declino?

Voltare pagina dopo un album ingombrante come Mellon Collie, sia per i risultati raggiunti sia per il formato fuori scala dell’opera stessa, è un’impresa titanica, e lo è ancora di più se a portarla avanti è un gruppo che nel frattempo deve affrontare la perdita di due componenti, un rapporto come minimo complesso con la scena musicale circostante, e, in generale, un’atmosfera interna tutt’altro che idilliaca. In quale percentuale le cause siano da addebitare a fattori artistici o umani è difficile da decretare, quello che però spero di aver almeno in parte contribuito a dimostrare è che, se pur a prima vista eclissati dai successi più grandi, dei veri e propri tesori da riscoprire all’interno produzione post 1996 esistono eccome - e, forse, ne esisteranno di nuovi.
(ARIANNA SEVERI)

In linea con le storie di molti artisti maledetti del rock, anche quella degli Smashing Pumpkins è solcata da eccessi e decessi. Il pur tormentato Corgan, tuttavia, è sfuggito al triste destino di molti suoi colleghi. Cercando di non essere troppo cinici, questo ha in qualche modo nuociuto al riconoscimento del suo ruolo che è comunque stato di primo piano negli anni d’oro del rock alternativo?

È molto triste, ma la frequenza con cui questa argomentazione ritorni - e spesso in toni ben più malevoli - all’interno di forum e fan page dedicate alla band costringe a credere che purtroppo un fondo di verità ci sia. Un’uscita tragica dalle scene al picco del successo consegna all’eternità un’immagine della star giovane e perfetta, e il senso di ingiustizia dovuto alla perdita porta a nutrire un affetto ancora più profondo nei suoi confronti. La sensazione che Corgan debba in qualche modo pagare una tassa in più per essere sopravvissuto agli anni novanta a volte è forte, ma, se non altro, ha l’aria di andarne piuttosto fiero.
(ARIANNA SEVERI)

Si può ricercare una spiegazione razionale alla pulsione irrefrenabile di Billy Corgan nello scrivere centinaia di canzoni ogni anno?

Corgan si è sempre definito un freak, un weirdo, cioè un emarginato, uno “sfigato”. La musica gli ha letteralmente salvato la vita. Questo potere dell’arte per Corgan è indubbio e scrivere vuol dire salvarsi ogni giorno, ne ha quasi un’esigenza fisica, è stato sempre un autore prolifico fin da ragazzino. Le prime interviste ad Iha e a D’Arcy raccontano proprio questo: emergono i lineamenti di una persona un po’ “strana” e antipatica ma che scriveva grandi canzoni.
(ANDREA GOZZI)


La parziale reunion della formazione classica degli Smashing Pumpkins li ha visti approdare anche in Italia, al cospetto di un pubblico composto (analogamente peraltro a ciò che accade a buona parte dei gruppi coevi e non solo) per lo più di ultratrentenni (a stare bassi) in estasi non tanto per la musica della band quanto per l’opportunità di rivivere la loro gioventù perduta. L’operazione nostalgia è ormai l’unica fonte di sopravvivenza per gli Smashing Pumpkins o c’è possibilità che questa musica possa risultare rilevante anche per le giovani generazioni?

Sono stata presente a due delle date immediatamente successive alla reunion del 2018, e, in tempi non sospetti, mi stupii invece proprio di aver avvistato tanti coetanei e persone più giovani di me. I fan più accaniti e “rumorosi”, anche online, sono indubbiamente quelli che hanno avuto la fortuna di vivere il periodo d’oro della band e per cui questa rappresenta quindi anche uno stralcio della propria esistenza, ma non sono gli unici. D’altronde parte della bellezza che rende certi classici tali, compresi quelli degli Smashing Pumpkins, sta nel modo fuori dal comune in cui sono in grado di trattare temi tanto comuni: all’interno di qualunque generazione ci sarà sempre più di qualche adolescente furioso che si sente proprio come “un topo in gabbia”.
(ARIANNA SEVERI)

Grazie Andrea per la tua disponibilità. Prima di chiudere la classica domanda sui progetti futuri. Cosa bolle in pentola dopo questo libro? Ci sarà un nuovo capitolo di "Appunti di Rock"?

“Appunti di Rock” nei suoi tre volumi e i successivi per Ouverture Edizioni in due volumi “InstaRock” (1 e 2) sono stati molto divertenti e un bel banco di prova, raccogliendo saggi eterogenei con voci differenti per circa sei anni. Dedicarsi però ad un argomento solo, come ho fatto per questo e con il precedente “Calliari Bang Bang!” (una biografia edita in Canada per un cantautore canadese) permette di addentrarsi un po’ più nel profondo della materia. Mi piacerebbe scrivere qualcosa sui testi dei Noir Désir e Bertrand Cantat, coinvolgendo l’amico Sacha Naspini, l’unico che abbia scritto del gruppo in Italia. Inoltre quest’estate uscirà un mio piccolo racconto di narrativa (sempre con la musica al centro) per Il Foglio Letterario, ho in mente un progetto più grosso e tutto dedicato ad un fatto accadutomi realmente un po’ di anni fa. Infine e più importante di tutto: ci sarebbe un libro che “deve” essere scritto, è la storia di un amico e grande musicista che è venuto a mancare di recente. È una storia che va raccontata e lui avrebbe avuto piacere che lo facessi io, me lo disse l’ultima volta che ci siamo sentiti.
(ANDREA GOZZI)


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