domenica 22 marzo 2020

STEFANO GILARDINO (ROLLING STONE, ROCK SOUND) RACCONTA "ROCK E METROPOLI" E "LA STORIA DEL ROCK IN ITALIA" // INTERVISTA DI MAURIZIO CASTAGNA


Giornalista, negli ultimi 20 anni è stato redattore di Rock Sound, Speciale Punk e Rockstar e collaboratore per Dynamo, Vida, Rolling Stone, Bam Magazine. Ha scritto programmi televisivi per Bonsai TV e Gazzetta dello Sport e un libro sui cento dischi fondamentali della storia del punk. Collabora con Gioia e XL e con Onstage, di cui è stato caporedattore. Stefano Gilardino ha da poco pubblicato "Rock e Metropoli" (con Luca Frazzi) e "La storia del rock in Italia" (con Roberto Caselli). Ecco la nostra intervista a cura di Maurizio Castagna.


Partiamo subito dal progetto "Rock e Metropoli" che hai curato con Luca Frazzi. Come nasce questo progetto?
Fondamentalmente nasce per caso. Poco dopo aver pubblicato il Quaderno Punk 1979-1981, sono stato contattato da Antonio, un appassionato milanese con qualche anno più di me, che mi ha raccontato di avere un grosso archivio di cassette live registrate negli anni Settanta. Dopo avermi mandato la lista, piuttosto impressionante, gli ho chiesto di farmi sentire la registrazione di Rock & Metropoli, un festival leggendario di cui non si conoscevano tracce audio o video. Dopo aver ascoltato le quasi tre ore di registrazione, ho pensato che sarebbe stato interessante pubblicarlo come documento, nonostante la qualità sonora non proprio eccelsa. Antonio non era interessato, ma mi ha concesso di farlo. A quel punto ho chiamato l’unica altra persona che sapevo si sarebbe entusiasmata per questa faccenda, cioè Luca, e ci siamo messi al lavoro. Il risultato lo potete sentire sul doppio cd…

Con la rete sono tornati a galla molti "nostalgici" del punk e di quel meraviglioso immaginario fatto di fanzine, audiocassette, centri sociali, che col tempo è andato a sparire. Cosa vuol dire essere punk oggi? La gente non ha più l’urgenza di occupare uno spazio fisico e si accontenta di una pagina su Facebook?
Ah mi fai una bella domanda, io ho smesso di definirmi in qualunque modo tanto tempo fa… Dal punk ho imparato moltissime cose che mi sono utili e che hanno cambiato la mia vita, il mio modo di approcciarmi alle cose, di ragionare. Non credo che ci si accontenti di una presenza digitale, anzi, a Milano vedo un sacco di movimento, concerti, possibilità di aggregazione. Sono abbastanza fiducioso…


A proposito di fanzine. "Rock e Metropoli", oltre a essere un doppio cd, è anche e soprattutto una fanzine celebrativa di 24 pagine in cui raccogli le parole di chi a quel concerto c'era. C'è qualche testimonianza che ti ha colpito particolarmente?
La fanzine è importante, ma credo sia subordinata alla parte sonora, nel senso che il vero capolavoro, credo di parlare anche per Luca, è contenuto in quei due cd. Ascoltare i pezzi registrati in quell’occasione secondo me vale qualunque sforzo! La fanzine è un valore aggiunto, assemblata graficamente da mio fratello e scritta da me e Luca con la collaborazione dei gruppi e di qualcuno che era tra il pubblico e dietro le quinte. Mi piace citare la testimonianza di Johnny Grieco, cantante dei Dirty Actions e autore dei disegni di copertina e del retro, che era lì per vendere la sua fanzine e per vedere finalmente uno dei suoi gruppi preferiti, i Gaznevada. Il suo racconto è molto emozionante.

Ultimamente su Rolling Stone hai pubblicato la tua lista dei 20 dischi fondamentali del punk italiano. Molti di quegli artisti hanno poi preso strade artistiche molto diverse. C'è qualcuno oggi che, non dico musicalmente ma anche solo nell'atteggiamento, ha raccolto quel testimone?
In Italia credo siano davvero pochissimi, ci sono un po’ di band che ricordano quel tipo di suoni e attitudine, ma sono davvero poche e realmente underground (a me piacciono cose come Ferox, Hallelujah o Holiday Inn, tanto per dire). Il punk è cambiato tantissimo nel corso dei decenni, per fortuna aggiungerei, e in Italia abbiamo avuto degli ottimi esempi di hardcore, punk pop e altri sottogeneri. Va bene così…

La scena punk italiana di fine anni 70 era fortemente politicizzata. "Rock e Metropoli" fu solo un concerto punk?
Direi proprio di no. Fu l’occasione per contarsi, per capire a che punto era il cosiddetto “nuovo rock italiano”, per rivendicare la differenza tra noi e loro, per togliersi di dosso le scorie della politica e del terrorismo, per divertirsi. Rock & Metropoli fu un avvenimento epocale, al pari del Bologna Rock di qualche mese prima e, per questo motivo, credo che averlo riportato alla luce sia stato fondamentale.

Passiamo adesso al progetto "La storia del rock in Italia" che hai scritto con Roberto Caselli. Come hai suddiviso il libro e quando e con chi è arrivato il rock in Italia?
La lavorazione è stata lunghissima e faticosa, ci sono state molte versioni scartate, idee buttate, piani dell’opera rivisti e corretti. Il progetto iniziale prevedeva un libro interamente scritto da me, poi siamo arrivati alla fase finale che ha privilegiato l’aiuto di una persona che ha vissuto i Cinquanta e i Sessanta più da vicino. Roberto è entrato in corsa a progetto finito e ha partecipato sistemando i primi tre capitoli e scrivendoli a sua immagine e somiglianza, cercando di integrarli coi miei. Quindi la fase iniziale è tutta sua, dall’arrivo del rock’n’roll di Elvis e Bill Haley fino alla nascita dei primi epigoni italiani come Celentano e gli urlatori.


La storia del rock nel nostro paese è caratterizzata anche da molti episodi di violenza. Parlo degli incidenti ai concerti di Lou Reed, Zappa, del Cantagiro o al Parco Lambro. Il fenomeno della violenza all'happening rock e degli "autoriduttori" ha riguardato solo l'Italia o ha interessato anche il resto d'Europa?
L’idea di “musica gratis” era una costante europea, senza dubbio, ma da nessuna parte si scatenò con la virulenza italiana. A differenza di qualunque altro paese europeo, i nostri anni Settanta sono stati caratterizzati da sangue, terrorismo, politica, estremismi di ogni tipo e violenza. Forse solo la Germania ha vissuto un’esperienza simile alla nostra con la RAF, ma senza grossissimi casini ai concerti, almeno a mia memoria. C’è da dire che, paradossalmente, quel periodo così violento è stato anche il più fruttuoso a livello artistico, segno che l’incertezza dei tempi produceva risposte molto interessanti da parte dei musicisti e non solo.

Nel libro sottolinei l'importanza della musica sui grandi media. Mister Fantasy, Videomusic, la prima Mtv e esperienze come Stereonotte hanno portato il rock nelle case degli italiani e contribuito a far nascere un movimento fatto di artisti ed etichette indipendenti. Cosa ha distrutto quella scena che è scomparsa parallelamente al ridimensionamento degli spazi per la musica in tv?
Manuel Agnelli, nell’introduzione, dice che secondo lui la stampa di settore ha affossato la musica rock italiana alternativa quando stava per compiere il balzo definitivo, quasi una ripicca per aver cercato di diventare mainstream e slegarsi dall’orticello in cui tutti bazzicavano. Non so se sia davvero così, ma è innegabile che, a un certo punto, il rock sia finito fuori dal radar dei discografici e dei consumatori di musica, che la nuova generazione di ascoltatori abbia preferito rivolgersi altrove e il castello sia crollato. Peccato, soprattutto per chi aveva scommesso tutto su una generazione di musicisti con grande talento: chi li ha più rivisti gruppi come Subsonica, Afterhours, Ritmo Tribale, CSI, Bluvertigo, La Crus, Massimo Volume, Casino Royale, Baustelle o Verdena in un colpo solo? Ad oggi non è neppure ipotizzabile rivederne di nuovi, direi, e infatti spesso sono gli stessi che (ri)suonano ancora…

Ligabue, Vasco Rossi, Negramaro. Il rock italiano ha le sue icone mainstream che però non riescono a fare da traino per un movimento che resta soprattutto sotterraneo. Mentre nel resto del mondo i grandi festival culminano nell'headliner, da noi è l'headliner che fa il festival e la gente va a un evento solo per ascoltare il grande nome. C'è una reponsabilità anche in quei nomi che ho citato nel non aver cercato di mettere a disposizione la propria fama per far crescere la scena rock in Italia oggi?
Sicuramente sì, anche se i Negramaro li lascerei fuori dal rock, visto che sono un gruppo pop con le chitarre. Parere mio, ovviamente… Sugli altri che citi, mi pare anche ovvio, sono dei carrozzoni autoriferiti che si nutrono solo di concerti a San Siro o a Campovolo, arene o stadi da 200.000 persone. Sono delle messe laiche, celebrazioni di personaggi fuori categoria, che hanno un pubblico – nella maggior parte dei casi – a cui del rock non importa nulla. È come andare a vedere il Cirque Du Soleil, ci vai per lo spettacolo, mica per la musica…


Cosa ne pensi della scena rock indipendente oggi e delle sue icone?
Faccio fatica a pensare a delle icone della musica indipendente oggi. Mi piacciono molte cose: Ronin, Bologna Violenta, Calibro 35, Giardini di Mirò, Offlaga Disco Pax, Spartiti, tanto per fare dei nomi. Ma da lì a vederci delle icone, proprio no. Mi accontento, è bello sapere che la musica possa offrire ancora cose interessanti e slegate dalla classifica a tutti i costi. Se poi tu intendi l’indie alla Calcutta o tipo Officina della Camomilla, non ho nessuna idea in proposito, nemmeno mi interessa ascoltarli.

Ci sono artisti o eventi che hai messo in risalto nel libro e che ritieni siano stati sottovalutati o dimenticati troppo presto?
Il rock italiano (ma non solo) è pieno di eroi dimenticati dal tempo o quantomeno sottovalutati. Pensa solo agli Skiantos e a quello che avrebbero meritato di vendere in un paese normale. O al genio del Great Complotto, a gente come Claudio Rocchi, Enzo Carella, Krisma, Rettore o, in altri ambiti, Not Moving, Detonazione, No Guru. Purtroppo il talento non va a pari passo con la popolarità, ma lo sappiamo bene.


Grazie Stefano per la tua disponibilità e l'ultima domanda è ovviamente dove poter acquistare i tuoi libri e come interagire con te sui social.
Grazie a te, per l’intervista, ovviamente. I libri li trovate in libreria oppure online tramite i soliti canali e rivenditori, potete anche chiederli a me volendo, il CD che è praticamente quasi esaurito lo potete ancora richiedere alla mail fragiledischi77@gmail.com, io sono su Facebook con il mio nome. Molto facile direi…

Stefano Gilardino

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