giovedì 17 dicembre 2020

"ROCK IS DEAD" - DALLA RADIO A 500 PAGINE DI "STORIE MALEDETTE" NELLA NUOVA EDIZIONE DEL LIBRO DI FT SANDMAN E EPISCH PORZIONI - INTERVISTA A FEDERICO TRAVERSA A CURA DI MAURIZIO CASTAGNA



Dal programma di culto di Radio Popolare arriva un libro che nella sua nuova edizione  di quasi 500 pagine racconta le morti eccellenti e i misteri del mondo della musica. Ne abbiamo parlato con Federico Traversa, F.T. Sandman, che con Episch Porzioni, è l'autore del volume uscito per Il Castello/Chinaski Edizioni. 


Ciao Federico e grazie della disponibilità. Parliamo di "Rock is Dead" e della sua nuova edizione. Come sono nate l'idea di raccogliere in un volume tante storie maledette e la necessità di aggiornarlo? 
Con Epìsch Porzioni, che ne ha condiviso con me la scrittura, avevamo voglia di tornare a lavorare insieme come capitato tante volte in passato, quando giravamo insieme i palchi d’Italia per scrivere di musica. Allora, nei nostri lunghi viaggi in macchina, veniva sempre fuori l’idea di realizzare un librone massiccio, che facesse riscoprire la vita di tanti grandi musicisti attraverso il racconto della loro misteriosa o bizzarra dipartita. Purtroppo non ne avevamo mai il tempo, seppelliti dalle contingenze. Volevamo qualcosa di definitivo e per realizzare quel tipo di libri il tempo e la cura dei dettagli è necessaria. Complici gli anni e i primi peli grigi nella barba, a un certo punto abbiamo deciso di scrivere meno ma di scrivere meglio, decidendo di dedicarci a Rock is Dead con pazienza, senza fretta, ansia e cercando di divertirci. Nel 2017, dopo un anno di lavoro, è uscita la prima edizione del libro, che è andata molto bene, finendo in ristampa tre volte. Intanto, conducevamo l’omonimo programma su Radio Popolare e, a mano a mano che la trasmissione andava avanti, continuavamo a raccogliere storie per le varie puntate; inoltre, l’idea di raccontare non solo i soliti noti ma anche musicisti meno conosciuti al grande pubblico ha fatto sì che gli ascoltatori o i lettori del libro iniziassero a mandarci i loro preziosi suggerimenti, su questo o quell’artista che desideravano raccontassimo in puntata. Alla fine, avevamo messo insieme quasi 300 pagine di materiale nuovo! Eppure, non volevamo assolutamente scrivere un sequel. Sai, Rambo 2 non è bello quanto il primo, e così Rocky, Lo Squalo... Poi è arrivato un nuovo editore, Il Castello, che ha avuto il coraggio di raccogliere il vecchio e il nuovo materiale in unico libro, e allora è nato questo tomo assurdo di quasi 500 pagine. E ti assicuro che comunque abbiamo tagliato tanto, in fase di editing. 

Secondo te, quanto contribuisce il mistero attorno a una morte per fare di un artista una leggenda? Jim Morrison e Kurt Cobain sarebbero lo stesso delle icone? Anche se invecchiati, con la pancetta e in giro con tour acustici milionari? 
Beh, è innegabile che la morte elevi il ricordo dei defunti agli occhi di coloro che li hanno amati. Capita con le persone comuni, figurati con le rockstar! Quindi, probabilmente sì: morire giovani aumenta la leggenda, ma è sempre e comunque un gioco a perdere. Pensa a quante belle canzoni ci siamo persi, con la morte di Kurt e Jim... E intanto, da qualche parte, un ultrasettantenne di nome Keith Richards se la ride, lui che è diventato leggendario senza dover morire.


Un capitolo a parte meritano i personaggi che hanno legato la propria morte non agli eccessi ma alle dittature o a questioni politiche. Nel libro parlate di Victor Jara e del Cile di Pinochet. Avete trattato anche altri personaggi che hanno consacrato la loro esistenza alla lotta politica?
Sì, è un aspetto molto importante sia per me sia per Epìsch. Non abbiamo mai fatto politica ma nel sociale ci siamo sempre impegnati; nel mio piccolo ho collaborato per sette anni con il prete degli ultimi: Don Andrea Gallo. Credo che far luce su certe ingiustizie sia un dovere per chi ha la fortuna di fare il nostro mestiere. Nel libro raccontiamo la terribile storia del Grup Yorum, la band turca martoriata da Erdogan, con due membri del complesso e un attivista del collettivo morti per uno sciopero della fame a oltranza. Protestavano contro un veto da parte del governo, che non gli permetteva più di suonare. Furono addirittura incarcerati. Poi parliamo di Lucky Dube, la star del reggae sudafricano schierata contro l’apartheid. C’è l’americano Dean Reed, un cantante belloccio bandito dagli States per le sue simpatie “rosse”, che divenne famosissimo in URSS dov’era chiamato l’Elvis comunista. E poi il sufi pakistano Amijad Sabri, freddato dai talebani, oppure il punk rocker croato Satan Panonski, che finì freddato da un cecchino serbo. E tanti altri…

Il rock vive di leggende e di storie. Fino a una decina d'anni fa, un artista costruiva il suo mito coi concerti, le interviste sulle riviste specializzate e in radio, e le rare apparizioni in TV. Questo permetteva di poter avere un’immagine non inflazionata e non sottoposta ogni giorno alla gogna della rete. Quanto ha influito sulla "costruzione di un personaggio" l'aver portato tutto il proprio immaginario sui social e su tutte le sue ramificazioni? Possono nascere miti e leggende se ogni aspetto della propria vita è monitorato 24 ore al giorno?
È una bella domanda. Solo il tempo lo dirà. Chiaramente, chi era già una superstar non ha patito l’avvento dei social né quest’abbuffata di notizie e particolari sulla sua privacy. Chi non lo era e sperava di diventarlo, invece, probabilmente sì. E forse va bene così, alla fine queste rockstar irraggiungibili non mi sono mai piaciute. Io vengo dal reggae, dalla patchanka e dal punk, ho trascorso un anno in tour con il mio amico Tonino Carotone, mentre stavamo scrivendo Il Maestro dell’Ora Brava; ho girato con Manu Chao, vissuto l’esperienza live dei Gogol Bordello… Questo è l’approccio che amo, decisamente più friendly, rilassato, allegro. A me gli irraggiungibili ‘Howard Hughes del rock’ in stile Axl Rose, pur piacendomi molto musicalmente, hanno sempre fatto una gran tristezza.

La prima edizione del libro è uscita qualche anno fa. Avete avuto dei feedback particolari da parte dei lettori? Tolti quelli più conosciuti, ci sono personaggi che hanno storie rimaste impresse nel pubblico più di altre?
Rock is Dead è stato davvero ben accolto dai lettori, che hanno capito quanta passione e quanto lavoro ci fossero dietro. Troppo bello, poi, quello che è capitato dopo: le tante chiacchierate su questo o quell’artista nate sui social, in radio, alle presentazioni. Alla fine, le storie più amate sono state proprio quelle meno conosciute o lontane cronologicamente. Paganini e Don Gesualdo, per dire, sono piaciute tantissimo. Quella del povero Hannu Rajala della street metal band Shock Tilt, invece, è stata la più efferata e terrificante; e la vicenda di Randy California degli Spirit certamente  la più commovente.

In Italia abbiamo storie maledette? Se non sbaglio, nel libro parlate di Luigi Tenco e di Mia Martini.
Sì ma anche di Luca Flores - geniale pianista jazz dall’animo fragile e grande amico di Chet Baker, che Kim Rossi Stuart interpretò magistralmente in un film - e della povera Lolita, che dopo aver sfiorato la partecipazione al Festival di Sanremo fu uccisa in un modo terribile, brutale… Poi ci sono Niccolò Paganini, la prima rockstar della storia, con gli occhiali scuri e gli interni della carrozza, rigorosamente nera, foderati di porpora, il cui cadavere non trovò subito pace e degna sepoltura per via delle sue “presunte” simpatie mefistofeliche. E ancora Alessandro Stradella, celebre compositore seicentesco: per via della sua abitudine a sedurre le dame degli altri, finì assassinato davanti a una chiesa da due bravi.

"Rock is Dead" ha una prefazione eccellente di Omar Pedrini, uno che ha conosciuto la morte da vicino diverse volte ma che forse, per stile di vita, rappresenta un antieroe del rock.
Omar è un caro amico e ci ha detto che, se per caso gli Dei del Rock dovessero chiamarlo lassù, vorrebbe che fossimo io ed Epìsch a raccontarlo. Gli abbiano risposto di non fare scherzi, che nel 2050 dobbiamo essere ancora tutti sotto il palco mentre canta Senza Vento.

Il libro è legato all’omonima trasmissione in onda su Radio Popolare ogni domenica dalle 16 alle 16:30. Vuoi parlarci di quest’esperienza?
Oggi le radio generaliste non sanno nemmeno cosa sia il rock, così come i programmi tematici. Dev’essere tutto leggero, abbozzato, easy listening: tanto quello che si dice, quanto ciò che si fa ascoltare. Per questo siamo fortunati a lavorare in una realtà come Radio Popolare, una delle poche emittenti in Italia dove si fanno programmi “alla vecchia”, un po' come si faceva negli anni Settanta: con tanto contenuto. Si passa la musica che scelgono i conduttori, non le case discografiche o le classifiche. Nel nostro programma abbiamo passato dalla Musica Sacra agli Slayer, da Paganini a Johnny Thunders, dagli Alice in Chains a Tchaikovsky, e di questi tempi è una gran fortuna. Amo fare radio almeno quanto scrivere e sono fiero di andare in onda su Radio Pop.

Grazie Federico per la tua attenzione e disponibilità. Come possiamo acquistare “Rock is dead” e interagire con te?
Il libro si trova nelle librerie e in tutti gli store online. La pagina Rock is Dead la trovate su Facebook. I Podcast delle puntate sul sito di Radio Popolare, mentre a noi ci beccate in giro, ovunque ci sia buona musica, sperando che si possa ricominciare a suonarla dal vivo al più presto. Un abbraccio, F.T. Sandman.




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