lunedì 15 ottobre 2018

Giovanni Lindo Ferretti e la svolta di Atreju: Da Iosif Stalin a Giorgia Meloni // Indietoriale di Maurizio



Ho sempre nutrito una forte simpatia per tutti quei personaggi che vivono della loro arte e dei loro pensieri senza fare concessioni né artistiche né politiche ai loro fan (o "followers" e "likers" come si dice nella società liquida di oggi). La scena musicale italiana nel corso degli anni si è gradualmente riempita di vecchie cariatidi (tendenzalmente son tutte band o urlatori over 40 spesso con molto tempo libero per andare in palestra) molto attente a mantenere buoni rapporti con un certo "circuito" fatto di feste di piazza o feste di partito in cui solitamente una base sana e operosa fa quel lavoro "sporco" di cui poi una élite di pseudo dotti pensatori (quasi sempre dottorini laureati pagati da quello stato che loro odiano e vorrebbero abbattere con le braccia del popolo bue) se ne attribuisce il merito. I nomi da fare sarebbero tanti e la caciara da "concerto del primo maggio" stile "Berlusconi e Salvini pezzi di merda" se può essere uno sfogo libero e legittimo nel bar sottocasa diventa un po' patetica quando urlata da un palco dove ci si aspetterebbe il "guizzo" dell'artista (o presunto tale) nel manifestare il proprio dissenso. Ho amato e amo i CCCP ma non ho mai amato quello che per molti, politicamente, i CCCP erano diventati a loro insaputa.





Caricare di significati politici (assolutamente non rischiesti) il lavoro di un artista "non allineato al sistema" è lo sport nazionale di una certa pseudo élite "culturale" che poi ha manifestato tutti i suoi limiti (anche di preparazione) con gli argomenti con cui quasi quotidianamente invade social e derivati. Sarebbe stato facile per la ditta "Zamboni - Ferretti" cavalcare l'onda della protesta e della militanza, vivere di concerti in circoli Arci e affini, scrivere libri e biografie di artisti dell'ex Unione Sovietica e sfornare un disco dopo l'altro in cui sicuramente qualcuno avrebbe trovato dell'arte anche dove ci fosse stata la mediocrità di due cinquantenni sfavati che vorrebbero vedersi tranquillamente Sky Atlantic la Domenica pomeriggio piuttosto che andare da Fabio Fazio. Invece per Ferretti in particolare la "liberazione" dai CCCP ha voluto dire sganciarsi da quelle gabbie in cui fans e pseudo rivoluzionari (quasi sempre coi soldi di mami e papi) avrebbero voluto metterlo. Scrivere sull'Avvenire e pubblicare con Mondadori, prendere posizioni scomode su aborto e volontariato, avere parole di elogio per una superstronzetta come Giorgia Meloni sono segni di libertà intellettuale che apprezzo, pur non condividendo il 90% di quello che dice il Ferretti degli anni Zero. Ma sinceramente preferisco la coerenza culturale di un Ferretti alla piazzata del rapper pseudo militante ultraquarantenne con cachet a 4 zeri che magari parcheggia il Suv a 3 km dal centro sociale per una questione di immagine...


Testo di Maurizio

2 commenti:

  1. Sottoscrivo tutto ciò che hai scritto...Personalmente ho sempre capito poco o niente, onestamente, queste continue polemiche sulla “conversione” di Ferretti. Fermo restando che ognuno è libero di pensarla come vuole, credo che nei giudizi su questo personaggio ci sia sempre stata una certa sciatteria e un’analisi molto superficiale. Quanto all’aspetto religioso, non esiste nessuna conversione : Ferretti è sempre stato cattolico, lo era da ragazzino, quando viveva con la madre e con la nonna a Cerreto e voleva farsi prete, lo era negli anni 70-80, quando militava in Lotta Continua e nel Movimento Punk, lo è oggi che vota Lega e si ispira a Ratzinger. Molto semplicemente, nella sua vita, la politica è sempre stata un aspetto secondario, da abbinare a quello principale della religione e del misticismo : e quindi abbiamo periodi catto-tradizionalisti( oggi e fino a quasi vent’anni) e periodi catto-comunisti( dai primi ’70 ai primi’90).Questo ovviamente non significa che non ci siano molte differenze tra il “secondo” Ferretti rispetto al “primo” e al “terzo”:da filopalestinese a filoisraeliano, da antiimperialista a sostenitore di Bush e della sua guerra in Iraq, da filoabortista a bigottone che considera l’aborto un crimine. Ma ci sono anche dei fili di trait d’union : quello religioso, come già scritto, e un mai celato identitarismo etnocentrista, abbastanza palese in alcune canzoni( basta ascoltarsi l’inno a Mishima presente in Morire). Non c’è mai stata, in Ferretti, anche negli anni più vicini al movimento e al comunismo, un’idea particolarmente terzomondista o internazionalista della società, bensì un mondo con dei confini sempre ben presenti, anticonsumista e, per certi versi, antidemocratico.Il fatto che oggi voti a destra mi stupisce in parte : l’orribile destra italiana incarna valori a cui Ferretti si è avvicinato di recente, ma anche altri da cui non si è mai distaccato.

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  2. Sottoscrivo tutto ciò che hai scritto...Personalmente ho sempre capito poco o niente, onestamente, queste continue polemiche sulla “conversione” di Ferretti. Fermo restando che ognuno è libero di pensarla come vuole, credo che nei giudizi su questo personaggio ci sia sempre stata una certa sciatteria e un’analisi molto superficiale. Quanto all’aspetto religioso, non esiste nessuna conversione : Ferretti è sempre stato cattolico, lo era da ragazzino, quando viveva con la madre e con la nonna a Cerreto e voleva farsi prete, lo era negli anni 70-80, quando militava in Lotta Continua e nel Movimento Punk, lo è oggi che vota Lega e si ispira a Ratzinger. Molto semplicemente, nella sua vita, la politica è sempre stata un aspetto secondario, da abbinare a quello principale della religione e del misticismo : e quindi abbiamo periodi catto-tradizionalisti( oggi e fino a quasi vent’anni) e periodi catto-comunisti( dai primi ’70 ai primi’90).Questo ovviamente non significa che non ci siano molte differenze tra il “secondo” Ferretti rispetto al “primo” e al “terzo”:da filopalestinese a filoisraeliano, da antiimperialista a sostenitore di Bush e della sua guerra in Iraq, da filoabortista a bigottone che considera l’aborto un crimine. Ma ci sono anche dei fili di trait d’union : quello religioso, come già scritto, e un mai celato identitarismo etnocentrista, abbastanza palese in alcune canzoni( basta ascoltarsi l’inno a Mishima presente in Morire). Non c’è mai stata, in Ferretti, anche negli anni più vicini al movimento e al comunismo, un’idea particolarmente terzomondista o internazionalista della società, bensì un mondo con dei confini sempre ben presenti, anticonsumista e, per certi versi, antidemocratico.Il fatto che oggi voti a destra mi stupisce in parte : l’orribile destra italiana incarna valori a cui Ferretti si è avvicinato di recente, ma anche altri da cui non si è mai distaccato.

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