Denudare le canzoni per svelarne la vera essenza. E’ questo il concetto chiave per capire “Movida”, il nuovo album del progetto [lessness] del musicista trentino Luigi Segnana. Nel disco il compositore mescola con misura musica elettronica e acustica ottenendo un suono che sembra nascondersi e svelarsi allo stesso tempo. “Disarm me”, incipit del disco, si apre con un battito appena sussurrato su cui si innestano la chitarra sognante e la voce che prega di essere disarmata con un sorriso. Il repentino cambio di passo del ritornello coglie piacevolmente alla sprovvista. “Wherever” decolla dolcemente per sfociare in un falso duetto, il primo dell’album. Come ha spiegato lo stesso Luigi Segnana, infatti, la voce che lo accompagna che sembra essere femminile è, in realtà, la sua stessa voce in falsetto. L’attesa amorosa del testo è compensata dal fatto che insieme si può arrivare a capire il senso profondo delle cose. “Out of Time” dalle brume trentine vola via sulle ali di un refrain molto orecchiabile. In “Cigarettes and Dreams” la voce da crooner dell’artista vive a tal punto l’intensità di un incontro da desiderare la morte per fissare per sempre l’attimo. “Hold me” riprende il tema dell’attesa ed è guidata dal pulsare degli strumenti acustici. I versi “And kiss your eyes before midnight/And kiss your eyes/Then …/Disappear” fanno di “Disappear” una fiaba scura da dancefloor stregato. Il sottilissimo tratto sonoro con cui si apre “Smoking outside a backdoor” contrasta con il ritmo sostenuto e spensierato che accompagna i nostri ricordi di gioventù, quando si fumava insieme alla ragazza che ci interessava fuori dalla porta del retro del locale, in posa come un attore per cercare di fare colpo. “I Just Wanna Play” descrive un immaginario lynchiano di ossa, stanze rosse e incantesimi che catturano l’ascoltatore. “Stuck In That Moment With You” si apre sulle note del basso ed esprime il desiderio di restare intrappolati in un momento con una persona cara scomparsa. Penultima traccia del lavoro, la cupa “Darkest Season” torna su quel senso di attesa a tratti speranzosa e a tratti disperata che pervade tutto l’album. In chiusura “Hope” è appunto una nota finale di speranza, l’invocazione a lasciare da parte almeno per una volta le ombre oscure e schiudere le labbra ad un ultimo bacio prima di mezzanotte.
Luigi Segnana mi ha concesso un’intervista per accompagnare l’ascoltatore nella ricerca dell’essenza di “Movida”.
- Il tuo progetto ha un legame con il noto racconto omonimo di Samuel Beckett. In che cosa si manifesta in questo album la poetica della sottrazione?
- La poetica della sottrazione si manifesta sia nei testi che negli arrangiamenti. Ho lavorato molto per lasciare in primo piano l’anima della canzone, la sua essenza più profonda senza nasconderla dietro arrangiamenti magari un po’ pomposi. E la sottrazione è anche nei testi, semplici, che a volte si ripetono nella ciclicità, come l’opera di Beckett che è un continuo loop di parole che si ripetono. Volevo agganciarmi a questa estetica letteraria anche se il media è un po’ diverso. Quindi lascio che sia l’anima della canzone a parlare a chi la ascolta e quindi vedere se fare il massimo con il minimo possibile possa portare a un risultato buono.
- Il titolo dell’album “Movida” evoca un immaginario di festa, rumore, eppure all’ascolto il disco sembra più un viaggio intimista. Perché hai scelto questo contrasto semantico così forte?
- Mi piace molto giocare con i significati e i significanti di quello che uso. Mi piace in sé la duplicità dell’essere umano. Per esempio è vero che il titolo Movida richiama certe cose però in copertina ci sono le palme in un uragano, quindi in un momento più malinconico e diverso rispetto al titolo. E’un po’ ironico. “Movida” se uno conosce un po’ il mio percorso con questo progetto è legato a un mondo intimista, molto interiore, un sentimento personale. Mi piace molto quindi giocare con questa duplicità, un immaginario diverso per sorprendere chi ascolta, magari non sempre positivamente, ma far riuscire a riflettere. Non voglio essere banale in ciò che esprimo. E poi l’idea che mi ha portato a questo album mi è venuta in mente mentre ero in Spagna e quindi ho voluto fare un riferimento di questo tipo. La parola Movida non è proprio una parola spagnola, però a noi italiani richiama molto la Penisola iberica.
- In apertura “Disarm me” inizia con quella che mi è sembrata una citazione degli Smashing Pumpkins, il verso “Disarm me with a smile”, che è anche il primo verso del brano “Disarm” contenuto nell’album “Siamese dream”. Come è avvenuto che questa citazione, se veramente di una citazione si tratta, è entrata a far parte del tuo pezzo?
- In realtà non ci avevo pensato. Sono un ascoltatore dei loro primi lavori degli anni 90, però in realtà non c’è un riferimento preciso, anche se è molto interessante quello che mi dici. In realtà la canzone è nata su un loop di batteria e il testo è uscito di getto. E’ stata scritta in inverno quando eravamo sommersi dalla neve e quindi l’idea era quella del “no colors around me”, ero sepolto e avevo bisogno di canalizzare la rabbia e la solitudine che sentivo dentro per riuscire a sentirmi di nuovo umano. Però gli Smashing Pumpkins non hanno una grande influenza sul mio lavoro.
- “Wherever” è un brano che parla di attesa. L’attesa per te è l’estrema forma di amore?
- Amore è riuscire a far esprimere l’altra persona al meglio delle proprie possibilità, del proprio talento e questo porta in certi momenti ad allontanarsi per seguire la propria strada. L’amore più forte, secondo me, è quello della persona che riesce ad aspettare appoggiandosi alla sua stessa forza. La canzone parla di amore, ma può essere anche un’amicizia, in un’accezione più ampia rispetto al sentimento tra uomo-donna, uomo-uomo magari, in un senso più romantico diciamo. Comunque attendere l’amata fa parte della poetica romantica da sempre. Anche attendere senza essere visto. L’attesa romantica è fine a se stessa.
- In “Out of Time” descrivi una “baia silenziosa del nulla” dove non trovi le parole giuste da dire. Il silenzio beckettiano qui è diventato qui uno spazio fisico in cui si deve imparare a sostare e riflettere?
- A me piace molto l’idea che nella musica il silenzio sia musica esso stesso. Nelle mie canzoni cerco di non essere troppo presente vocalmente e lasciare spazio agli strumenti o agli effetti. Il silenzio diventa un posto in cui a volte rifugiarsi e riflettere, riuscire a riconnettersi con se stessi e di conseguenza anche agli altri, trovare un punto comune di approccio. L’immaginazione diventa quasi fisica, immaginarsi di essere in un posto silenzioso e riflettere sulla propria vita, sull’esistenza e sull’emotività che ti pervade.
- In Cigarettes and Dreams” nel testo ripeti con insistenza “Se devo morire/ Dovrebbe essere stanotte” “e arrivi a chiedere “Ora uccidimi due volte”. Perché questa esperienza d'amore o di desiderio è legata così strettamente a un'idea di fatalità e di morte celebrativa?
- Forse è colpa della cattiva letteratura. Però è un’idea un po’ egoistica questa parte di amore. Nel momento in cui provi un sentimento forte e ti rendi conto che sarà difficile ritrovare quelle stesse sensazioni, quelle stesse emozioni si pensa che se ci fosse la scelta del momento in cui morire dovrebbe essere proprio nel momento dell’apice dell’amore. Se poi riesci a riportarmi in vita e uccidermi di nuove per aumentare questo piacere, ben venga.
- Di chi è la voce femminile che ti accompagna in questo pezzo e anche in altri?
- Me lo hanno chiesto tutti. Sono io che canto in falsetto. Questo disco è realizzato interamente da me, avevo bisogno di fare qualcosa che fosse totalmente mio. Ho un’estensione vocale abbastanza ampia e, tagliando le frequenze più mascoline, più basse l’ho cantata io. La canzone in realtà ti porta a pensare che sia un duetto ma sono io che faccio anche le backvocals.
- In “Hold me” Il ritornello evoca un'immagine di transizione quasi spirituale. “Mi sosterresti verso l'altro lato? /Svanendo nella luce”. Questo "altro lato" deve essere inteso come un riferimento al superamento di una crisi personale o la fine definitiva in cui l’unica salvezza è non affrontare il passaggio dall’altra parte da soli?
- E’ l’idea di un altro lato che permetta di definire il concetto per cui ci sono molti universi. E’ l’idea che magari riesci ad accompagnarmi con il sentimento, con la presenza in un universo parallelo più positivo. In realtà poi sono molto legato alla letteratura scapigliata e quindi è quasi sempre un riferimento alla fine, alla morte e ricominciare in un altro universo, se esiste.
- “Disappear” è forse la traccia dell’album in cui il basso, che è comunque ben presente in tutto il disco, ha più centralità. Il senso è afferrare un istante di bellezza prima che svanisca con l'arrivo del nuovo giorno?
- Il senso è quello, riuscire nel corso di questa notte che stiamo attraversando a raggiungere un po’ di catarsi assieme prima che giunga il giorno e un nuovo inizio. Anche in questo caso è un continuo rinnovarsi. Poi una parte del testo di “Disappear” è una citazione di Tom Waits, di una sua canzone di cui adesso non ricordo il titolo. Rappresenta il momento di unirsi prima di ricominciare di nuovo il ciclo.
- Parliamo un po’ del pezzo “Smoking outside the backdoor”. Fumare fuori alla porta sul retro è una situazione che in genere favorisce la conoscenza reciproca. Andare insieme a fumare una sigaretta fuori è un’occasione magari anche di seduzione. E’ questo il senso dei versi “Vorrei lasciarmi alle spalle la malinconia. E muovermi come un attore. Posso ancora divertirmi un po', I tuoi occhi sono una prova schiacciante?”
- E’ una canzone che cerca di essere meno maliconica. Esprime l’idea che c’è ancora la possibilità di divertirsi, anche se il concept dell’album è malinconico, scuro. L’idea che “mi piacerebbe restare ancora con te a fumare una sigaretta fuori dal locale”, anche se non si può essere per sempre giovani è legata all’avere ancora questi momenti di piacere, riuscire a vincere la malinconia e muovermi con un po’ più di baldanza nella vita. Ho un carattere un po’ introverso e tendo più a nascondermi che a espormi e questo è un pezzo che cerca di spronarmi a essere più aperto.
- In “I Just Wanna Play” la chitarra che apre il pezzo dà un senso di contaminazione che mi sembra essere un po’ la cifra stilistica dell’album. Il brano parla di ossa vuote che cadono e di una stanza rossa. Quanto ha influito l'immaginario cinematografico, magari ispirato a David Lynch, nella scrittura di questo scenario?
- Sono appassionato di David Lynch, delle sue trovate un po’ oniriche. In questo testo volevo un po’ riportare questa idea cinematografica dell’abbandono e quell’immagine della stanza rossa con il nano in Twin Peaks. E poi c’è una citazione di “Shining” con “”REDRUM”, la parola al contrario “MURDER” che si legge nel film quando il personaggio entra nella stanza. Nella canzone l’assolo è fatto con il basso.
- In “Stuck In That Moment With You” esprimi il desiderio di rimanere bloccati per sempre in un istante con qualcuno. Anche qui a proposito di immaginario cinematografico mi ha fatto venire in mente un film molto più leggero, “Ricomincio da capo” con Bill Murray.
- (nda ride). No non ha questo significato. E’ una canzone molto personale, riguarda una persona che non c’è più e da qui il desiderio di essere bloccato anziché andare avanti e sentire sempre il senso di mancanza. Riuscire a rimanere bloccato in un momento preciso della vita in cui si era assieme. Comunque si deve andare avanti, la vita è ciclica, vai avanti anche se a volte sarebbe bello poter dire “scendo un attimo”, mi fermo in un ricordo felice, un posto felice in cui stavo bene.
- Questo allora la lega al brano successivo “Darkest Season” che è forse il pezzo più oscuro del disco, l’attesa che confina con la morte.
- Senza dubbio, anche il desiderio di tornare indietro che non significa ricominciare da dove eri rimasto. “Darkest Season” è più scuro, più dark anche come testo e come sensazione di soffocare in un’emotività da cui a volte mi sento sopraffatto. Cè bisogno di una catarsi per liberarsene. Io lo faccio scrivendo canzoni. Ci sono momenti in cui c’è bisogno di uscire da questa impasse.
- Il brano che chiude l’album, “Hope”, ha una nota di speranza. “Balliamo? Un lungo addio. Un altro bacio, prima della buonanotte”. E’ uno stato di speranza precario dato che invoca un ultimo bacio e una danza d’addio?
- Un senso di speranza, prolungare il momento in cui ci si saluta. In realtà è anche la canzone di commiato dall’album, il concetto è “questo è l’ultimo pezzo teniamoci in contatto, cerchiamo di prolungare ancora un po’ questo piacere” fino a quando si può sapendo che non potrà essere prolungato per sempre. Quindi si spera di restare ancora quel piccolo attimo assieme e poi ci si saluta.
Sulla copertina dell’album campeggiano delle palme travolte dalla forza dei venti, un’immagine emblematica delle coordinate del progetto [lessness], una “Movida” che si rivela essere tutt’altro che una festa rumorosa, ma un viaggio intimista, interiore e malinconico.


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