mercoledì 10 marzo 2021

I MANESKIN, IL ROCK E AVERE VENT'ANNI OGGI - PICCOLA DIGRESSIONE SULLA "ROCKITUDINE" OGGI // INDIETORIALE DI MAURIZIO CASTAGNA


Fa una certa impressione leggere, tra le inevitabili polemiche su Sanremo, quella sulla presunta "Rockitudine" di un gruppo come i Maneskin, "colpevole" soprattutto di aver partecipato a un talent e di aver portato chitarre elettriche e, a loro dire, "musica rock", sul palco più conosciuto della canzone italiana. E' piovuto di tutto addosso a una band, che lo ricordo è composta da quattro ragazzi poco poco più che ventenni e non da scafati uomini di mezza età che portano la loro ribellione da Fabio Fazio o dalla Bignardi, persino l'accusa di plagio per un pezzo che, se vogliamo dirla tutta, possiamo ritrovare tranquillamente in molti brani dei primi dischi degli Afterhours, senza voler scomodare paragoni con artisti più recenti, evidentemente anche loro sensibili al fascino di Manuel Agnelli e company. Perdonate lo sfogo: ma dove dovrebbero portare la loro musica dei ragazzi oggi? Nei club che preferiscono far suonare le cover e tribute band spesso pagate come o più un artista di medio livello? Nei gloriosi circoletti Arci in cui spesso si suona davanti a cinque, dieci avvinazzati, a meno che non si proponga l'opera omnia  del canzoniere da Primo Maggio, per poi raccogliere a fine serata il cachet col cappello tra i presenti in sala? A Virgin Radio o Radio Freccia, presunte gloriose rock station, dove la musica italiana è più che marginale? Nelle webzine e nelle riviste di settore, anche quelle più conosciute, dove si leggono o si cliccano solo gli articoli di cantanti e band già note e le recensioni ai nuovi artisti servono solo per giustificare l'esistenza degli uffici stampa? In tv? Nei centri sociali, dove se in apertura di serata c'è un concerto di un artista emergente la gente arriva dopo, giusto in tempo per pogare sul classico, e quasi sempre patetico, dj set anni 80?


In questo contesto, più o meno riportabile in tutta Italia, isole incluse, cercare visibilità in un talent non mi pare un reato da punire con la gogna mediatica. Se avessero sedici anni nel 2021 i vari Zen Circus, Colapesce, Motta, Tre Allegri Ragazzi Morti, Paolo Benvegnù, siamo sicuri che riuscirebbero a fare lo stesso percorso che li ha portati dove sono adesso? Non sto certo a difendere X Factor, The Voice e derivati, ma non possiamo nemmeno pretendere che una scena si alimenti se i ragazzi trovano solo porte chiuse davanti a loro, palchetti in cui possono suonare solo in acustico, e pseudo appassionati radical chic che si ritrovano in circoletti online e fanno a gara per vedere chi ce l'ha più lungo elogiandoselo a vicenda. La musica purtroppo ha preso la stessa deriva del calcio: la gente preferisce parlarne che ascoltarla, manca solo un Biscardi per convogliare il tutto in un "Processo del Lunedì" musicale.


Sulla attitudine e sul fatto di essere più o meno rock continuo a pensare che provo molta più pena di fronte alla consapevolezza di chi a 60 anni e più fa ancora il finto giovane (col portafoglio pieno) pur non avendo più niente di rilevante da dire, gli ultimi dischi di Vasco e Ligabue giusto per fare due nomi tra i tanti, rispetto a chi a venti si presenta come la brutta copia degli idoli con cui è cresciuto. Che poi lo facciano bene o male, questo è un altro paio di maniche.

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