sabato 28 marzo 2020

#RAMPADILANCIO! SU SPOTIFY DECOLLA LA NOSTRA PLAYLIST DEDICATA AGLI ARTISTI EMERGENTI // EDIZIONE 28 MARZO // TESTO DI SAMUEL FAVA



Iniziata come rubrica occasionale sulla nostra pagina FB la nostra #RAMPADILANCIO diventa finalmente un "contenitore" più strutturato dove troverete le ultimissime uscite degli artisti e band emergenti che spesso ci contattano per promuovere il loro singolo ma non hanno ancora un repertorio così vasto da fare una intervista come ospiti nei nostri studi, oppure sono impossibilitati per motivi logistici ma non per questo non meritano la possibilità di una chanche.  Sono quasi tutti giovanissimi, qualcuno al debutto, forse alcuni "frutti" sono un po' acerbi altri sono già delle primizie. Sul player di spotify in coda al post la playlist ascoltabile.

 GULINO feat LA RAPPRESENTANTE DI LISTA

IL TUO ARTISTA PREFERITO UN TEMPO E' STATO UN GIOVANE ARTISTA LOCALE. 
NON ASPETTARE CHE DIVENTI FAMOSO PER SUPPORTARLO!

DIMARTINO e COLAPESCE

Questa settimana in  playlist (che sarà praticamente un work in progress con aggiornamenti frequenti) troviamo i nuovi singoli di GULINO (Marta sui tubi) con MATTHEW S E LA RAPPRESENTANTE DI LISTA, DIMARTINO e COLAPESCE, GALEFFI e per quanto riguarda i nostri talenti  i MOCA da "La Clinica"! ma come sempre sono gli artisti "sconosciuti" o quasi che vi invitiamo ad ascoltare, è lo scopo di questa nostra selezione, siate curiosi e dategli una possibilità!

GALEFFI

Come fare per essere inseriti nella palylist? Semplice! Contattateci via email, FB o instagram e proponeteci il vostro ultimo singolo, preferibilmente uscito negli ultimi due mesi. Il tutto è completamente gratuito, vi chiediamo solo di essere presenti su Spotify (e prossimamente anche su Deezer) e di condividere la playlist sui vostri social in modo da dare visibilità anche ai vostri amici/colleghi musicisti e di conseguenza supportarvi a vicenda!
MOCA

Per qualsiasi dubbio, domanda e omaggi di prodotti tipici locali non esitate a contattarci!

martedì 24 marzo 2020

#PLAYFORTODAY 23-03-2020 // SU SPOTIFY LA PLAYLIST CON LA MUSICA SUONATA A RISERVA INDIE - CON JOAN THIELE, PETROLIO, THE BLANK CANVAS..



Ecco la playlist, sul player di Spotify qui sotto, con i "dischi caldi" sul piatto di Riserva Indie durante la trasmissione del 23 Marzo 2020 con Marco Valenti ospite in studio per presentare le novità del catalogo Toten Schwan Records e il nuovo numero del Tritacarne. Sul piatto dello studio 1 di Contatto Radio Popolare Network selezione dei brani passati nelle scorse settimane. Come sempre buon ascolto.

LA CONTROCULTURA C'E' - RIASCOLTA MARCO VALENTI A RISERVA INDIE PER PRESENTARE LE NOVITA' DI TOTEN SCHWAN RECORDS E IL NUOVO NUMERO DEL TRITACARNE


Ecco il podcast , in coda al post sul player di mixcloud, della puntata di Riserva Indie del 23-03-2020 con Marco Valenti negli studi di Contatto Radio Popolare Network per presentare le ultime novità in casa Toten Schwan Records e il nuovo numero del Tritacarne


Ecco i brani e gli artisti trasmessi


black/lava - deportation [remix by cameraoscura]
julinko - Deadly Romance
paolo spaccamonti - diagonal
marianna d'ama - Thee Devil
la janara - malevento
testing vault - amnesia milk
petrolio - scindere 2 animes
the blank canvas - vantablack
boschivo - pozzoscuro


Qui sotto la copertina del nuovo numero del Tritacarne, il magazine di Toten Schwan Records


Che cosa è Toten Schwan? Sicuramente non è [e non deve diventare mai, pena la morte interiore] un’attività lavorativa. Il lavoro concettualmente fa rima con oppressione. È lo strumento che permette il peggiore degli accrescimenti, quello meramente economico, in funzione di una sempre più semplice e veloce ascesa nella gerarchia sociale. Toten Schwan non deve essere niente di tutto questo. È molto più semplice dire che cosa non sia rispetto a che cosa sia o vorrebbe essere. Nei momenti di crisi generale [e generazionale] in attesa di tempi migliori, come diceva il mio conterraneo Montale è molto più semplice dire quello che non si è. L’idea del collettivo di controcultura è sempre viva in me. E deve continuare a far sentire il suo pulsare vitale. Di certo non è semplice trascinare in questa impresa del tutto priva o quasi di rientri economici certi altre persone. Gli ideali forse non hanno più la presa che potevano avere un tempo. Si dice che sono i tempi ad essere cambiati ma credo che per contro anche le persone sono molto cambiate. E sicuramente non in meglio. toten.info@gmail.com


Clicca play sul lettore di mixcloud qui sotto per riascoltare Marco Valenti a Riserva Indie

domenica 22 marzo 2020

STEFANO GILARDINO (ROLLING STONE, ROCK SOUND) RACCONTA "ROCK E METROPOLI" E "LA STORIA DEL ROCK IN ITALIA" // INTERVISTA DI MAURIZIO CASTAGNA


Giornalista, negli ultimi 20 anni è stato redattore di Rock Sound, Speciale Punk e Rockstar e collaboratore per Dynamo, Vida, Rolling Stone, Bam Magazine. Ha scritto programmi televisivi per Bonsai TV e Gazzetta dello Sport e un libro sui cento dischi fondamentali della storia del punk. Collabora con Gioia e XL e con Onstage, di cui è stato caporedattore. Stefano Gilardino ha da poco pubblicato "Rock e Metropoli" (con Luca Frazzi) e "La storia del rock in Italia" (con Roberto Caselli). Ecco la nostra intervista a cura di Maurizio Castagna.


Partiamo subito dal progetto "Rock e Metropoli" che hai curato con Luca Frazzi. Come nasce questo progetto?
Fondamentalmente nasce per caso. Poco dopo aver pubblicato il Quaderno Punk 1979-1981, sono stato contattato da Antonio, un appassionato milanese con qualche anno più di me, che mi ha raccontato di avere un grosso archivio di cassette live registrate negli anni Settanta. Dopo avermi mandato la lista, piuttosto impressionante, gli ho chiesto di farmi sentire la registrazione di Rock & Metropoli, un festival leggendario di cui non si conoscevano tracce audio o video. Dopo aver ascoltato le quasi tre ore di registrazione, ho pensato che sarebbe stato interessante pubblicarlo come documento, nonostante la qualità sonora non proprio eccelsa. Antonio non era interessato, ma mi ha concesso di farlo. A quel punto ho chiamato l’unica altra persona che sapevo si sarebbe entusiasmata per questa faccenda, cioè Luca, e ci siamo messi al lavoro. Il risultato lo potete sentire sul doppio cd…

Con la rete sono tornati a galla molti "nostalgici" del punk e di quel meraviglioso immaginario fatto di fanzine, audiocassette, centri sociali, che col tempo è andato a sparire. Cosa vuol dire essere punk oggi? La gente non ha più l’urgenza di occupare uno spazio fisico e si accontenta di una pagina su Facebook?
Ah mi fai una bella domanda, io ho smesso di definirmi in qualunque modo tanto tempo fa… Dal punk ho imparato moltissime cose che mi sono utili e che hanno cambiato la mia vita, il mio modo di approcciarmi alle cose, di ragionare. Non credo che ci si accontenti di una presenza digitale, anzi, a Milano vedo un sacco di movimento, concerti, possibilità di aggregazione. Sono abbastanza fiducioso…


A proposito di fanzine. "Rock e Metropoli", oltre a essere un doppio cd, è anche e soprattutto una fanzine celebrativa di 24 pagine in cui raccogli le parole di chi a quel concerto c'era. C'è qualche testimonianza che ti ha colpito particolarmente?
La fanzine è importante, ma credo sia subordinata alla parte sonora, nel senso che il vero capolavoro, credo di parlare anche per Luca, è contenuto in quei due cd. Ascoltare i pezzi registrati in quell’occasione secondo me vale qualunque sforzo! La fanzine è un valore aggiunto, assemblata graficamente da mio fratello e scritta da me e Luca con la collaborazione dei gruppi e di qualcuno che era tra il pubblico e dietro le quinte. Mi piace citare la testimonianza di Johnny Grieco, cantante dei Dirty Actions e autore dei disegni di copertina e del retro, che era lì per vendere la sua fanzine e per vedere finalmente uno dei suoi gruppi preferiti, i Gaznevada. Il suo racconto è molto emozionante.

Ultimamente su Rolling Stone hai pubblicato la tua lista dei 20 dischi fondamentali del punk italiano. Molti di quegli artisti hanno poi preso strade artistiche molto diverse. C'è qualcuno oggi che, non dico musicalmente ma anche solo nell'atteggiamento, ha raccolto quel testimone?
In Italia credo siano davvero pochissimi, ci sono un po’ di band che ricordano quel tipo di suoni e attitudine, ma sono davvero poche e realmente underground (a me piacciono cose come Ferox, Hallelujah o Holiday Inn, tanto per dire). Il punk è cambiato tantissimo nel corso dei decenni, per fortuna aggiungerei, e in Italia abbiamo avuto degli ottimi esempi di hardcore, punk pop e altri sottogeneri. Va bene così…

La scena punk italiana di fine anni 70 era fortemente politicizzata. "Rock e Metropoli" fu solo un concerto punk?
Direi proprio di no. Fu l’occasione per contarsi, per capire a che punto era il cosiddetto “nuovo rock italiano”, per rivendicare la differenza tra noi e loro, per togliersi di dosso le scorie della politica e del terrorismo, per divertirsi. Rock & Metropoli fu un avvenimento epocale, al pari del Bologna Rock di qualche mese prima e, per questo motivo, credo che averlo riportato alla luce sia stato fondamentale.

Passiamo adesso al progetto "La storia del rock in Italia" che hai scritto con Roberto Caselli. Come hai suddiviso il libro e quando e con chi è arrivato il rock in Italia?
La lavorazione è stata lunghissima e faticosa, ci sono state molte versioni scartate, idee buttate, piani dell’opera rivisti e corretti. Il progetto iniziale prevedeva un libro interamente scritto da me, poi siamo arrivati alla fase finale che ha privilegiato l’aiuto di una persona che ha vissuto i Cinquanta e i Sessanta più da vicino. Roberto è entrato in corsa a progetto finito e ha partecipato sistemando i primi tre capitoli e scrivendoli a sua immagine e somiglianza, cercando di integrarli coi miei. Quindi la fase iniziale è tutta sua, dall’arrivo del rock’n’roll di Elvis e Bill Haley fino alla nascita dei primi epigoni italiani come Celentano e gli urlatori.


La storia del rock nel nostro paese è caratterizzata anche da molti episodi di violenza. Parlo degli incidenti ai concerti di Lou Reed, Zappa, del Cantagiro o al Parco Lambro. Il fenomeno della violenza all'happening rock e degli "autoriduttori" ha riguardato solo l'Italia o ha interessato anche il resto d'Europa?
L’idea di “musica gratis” era una costante europea, senza dubbio, ma da nessuna parte si scatenò con la virulenza italiana. A differenza di qualunque altro paese europeo, i nostri anni Settanta sono stati caratterizzati da sangue, terrorismo, politica, estremismi di ogni tipo e violenza. Forse solo la Germania ha vissuto un’esperienza simile alla nostra con la RAF, ma senza grossissimi casini ai concerti, almeno a mia memoria. C’è da dire che, paradossalmente, quel periodo così violento è stato anche il più fruttuoso a livello artistico, segno che l’incertezza dei tempi produceva risposte molto interessanti da parte dei musicisti e non solo.

Nel libro sottolinei l'importanza della musica sui grandi media. Mister Fantasy, Videomusic, la prima Mtv e esperienze come Stereonotte hanno portato il rock nelle case degli italiani e contribuito a far nascere un movimento fatto di artisti ed etichette indipendenti. Cosa ha distrutto quella scena che è scomparsa parallelamente al ridimensionamento degli spazi per la musica in tv?
Manuel Agnelli, nell’introduzione, dice che secondo lui la stampa di settore ha affossato la musica rock italiana alternativa quando stava per compiere il balzo definitivo, quasi una ripicca per aver cercato di diventare mainstream e slegarsi dall’orticello in cui tutti bazzicavano. Non so se sia davvero così, ma è innegabile che, a un certo punto, il rock sia finito fuori dal radar dei discografici e dei consumatori di musica, che la nuova generazione di ascoltatori abbia preferito rivolgersi altrove e il castello sia crollato. Peccato, soprattutto per chi aveva scommesso tutto su una generazione di musicisti con grande talento: chi li ha più rivisti gruppi come Subsonica, Afterhours, Ritmo Tribale, CSI, Bluvertigo, La Crus, Massimo Volume, Casino Royale, Baustelle o Verdena in un colpo solo? Ad oggi non è neppure ipotizzabile rivederne di nuovi, direi, e infatti spesso sono gli stessi che (ri)suonano ancora…

Ligabue, Vasco Rossi, Negramaro. Il rock italiano ha le sue icone mainstream che però non riescono a fare da traino per un movimento che resta soprattutto sotterraneo. Mentre nel resto del mondo i grandi festival culminano nell'headliner, da noi è l'headliner che fa il festival e la gente va a un evento solo per ascoltare il grande nome. C'è una reponsabilità anche in quei nomi che ho citato nel non aver cercato di mettere a disposizione la propria fama per far crescere la scena rock in Italia oggi?
Sicuramente sì, anche se i Negramaro li lascerei fuori dal rock, visto che sono un gruppo pop con le chitarre. Parere mio, ovviamente… Sugli altri che citi, mi pare anche ovvio, sono dei carrozzoni autoriferiti che si nutrono solo di concerti a San Siro o a Campovolo, arene o stadi da 200.000 persone. Sono delle messe laiche, celebrazioni di personaggi fuori categoria, che hanno un pubblico – nella maggior parte dei casi – a cui del rock non importa nulla. È come andare a vedere il Cirque Du Soleil, ci vai per lo spettacolo, mica per la musica…


Cosa ne pensi della scena rock indipendente oggi e delle sue icone?
Faccio fatica a pensare a delle icone della musica indipendente oggi. Mi piacciono molte cose: Ronin, Bologna Violenta, Calibro 35, Giardini di Mirò, Offlaga Disco Pax, Spartiti, tanto per fare dei nomi. Ma da lì a vederci delle icone, proprio no. Mi accontento, è bello sapere che la musica possa offrire ancora cose interessanti e slegate dalla classifica a tutti i costi. Se poi tu intendi l’indie alla Calcutta o tipo Officina della Camomilla, non ho nessuna idea in proposito, nemmeno mi interessa ascoltarli.

Ci sono artisti o eventi che hai messo in risalto nel libro e che ritieni siano stati sottovalutati o dimenticati troppo presto?
Il rock italiano (ma non solo) è pieno di eroi dimenticati dal tempo o quantomeno sottovalutati. Pensa solo agli Skiantos e a quello che avrebbero meritato di vendere in un paese normale. O al genio del Great Complotto, a gente come Claudio Rocchi, Enzo Carella, Krisma, Rettore o, in altri ambiti, Not Moving, Detonazione, No Guru. Purtroppo il talento non va a pari passo con la popolarità, ma lo sappiamo bene.


Grazie Stefano per la tua disponibilità e l'ultima domanda è ovviamente dove poter acquistare i tuoi libri e come interagire con te sui social.
Grazie a te, per l’intervista, ovviamente. I libri li trovate in libreria oppure online tramite i soliti canali e rivenditori, potete anche chiederli a me volendo, il CD che è praticamente quasi esaurito lo potete ancora richiedere alla mail fragiledischi77@gmail.com, io sono su Facebook con il mio nome. Molto facile direi…

Stefano Gilardino

TOTEN SCHWAN RECORDS E IL TRITACARNE A RISERVA INDIE // SCOPRI GLI OSPITI DELLA SETTIMANA SULLE FREQUENZE DI CONTATTO RADIO POPOLARE NETWORK


Questa settimana a Riserva Indie torna l'ormai classico appuntamento stagionale con Marco Valenti e tutte le novità in casa Toten Schwan Records e Tritacarne.  Appuntamento lunedì 16 Marzo dalle 21 alle 22,30 e Sabato 21 dalle 16 alle 17,30 sulle frequenze (89,80 fm) e lo streaming di Contatto Radio - Popolare Network


Non è semplice cercare di raccontare che cosa sia il Tritacarne. il nome sostanzialmente dice tutto senza dire niente come nella migliore tradizione di casa Toten Schwan. il contenitore raccoglie tutto ciò che riguarda l'universo Toten ma non solo e non soltanto. che cosa trovate all'interno dei Tritacarne? brandelli, rimasugli, avanzi, frattaglie, lembi, come nella migliore macelleria umana. ma anche e sostanzialmente quello che ci piace e che riteniamo di pubblica utilità per quella da sempre (forse ormai da troppo sarebbe il caso di aggiungere) auspicata svolta sociointellettiva. Non veniteci a cercare proponendovi per un ruolo da primattori, siamo noi che verremo a stanarvi. Non dovrete fare altro che farvi trovare pronti. In sostanza siamo una contemporanea e contestualizzata versione 2.0 delle fanzines di una volta. siamo i figli degli A4 ciclostilati in proprio in situazioni di fortuna e nella totale illegalità che si sono fatti adulti ma non hanno perso lo spirito e lo slancio giovanile. siamo ancora qui, nonostante tutto e tutti. benvenuti nel Tritacarne.


che cosa è Toten Schwan? Sicuramente non è [e non deve diventare mai, pena la morte interiore] un’attività lavorativa. Il lavoro concettualmente fa rima con oppressione. È lo strumento che permette il peggiore degli accrescimenti, quello meramente economico, in funzione di una sempre più semplice e veloce ascesa nella gerarchia sociale. Toten Schwan non deve essere niente di tutto questo. È molto più semplice dire che cosa non sia rispetto a che cosa sia o vorrebbe essere. Nei momenti di crisi generale [e generazionale] in attesa di tempi migliori, come diceva il mio conterraneo Montale è molto più semplice dire quello che non si è. L’idea del collettivo di controcultura è sempre viva in me. E deve continuare a far sentire il suo pulsare vitale. Di certo non è semplice trascinare in questa impresa del tutto priva o quasi di rientri economici certi altre persone. Gli ideali forse non hanno più la presa che potevano avere un tempo. Si dice che sono i tempi ad essere cambiati ma credo che per contro anche le persone sono molto cambiate. E sicuramente non in meglio. toten.info@gmail.com

venerdì 20 marzo 2020

IL PIACERE DEL SILENZIO CONTRO I RIVOLUZIONARI DA SALOTTO - PICCOLA RIFLESSIONE AL TEMPO DEL COVID-19 A CURA DI MARCO VALENTI (TOTEN SCHWAN)



Stiamo scrivendo la Storia. Quella con la S maiuscola. Quella di cui non avremmo mai voluto essere i protagonisti, per poter continuare a giocare ai rivoluzionari da salotto con l'iPhone in mano. E invece la Storia ci ha chiamato all'appello. In modo inderogabile. Ce ne renderemo conto più avanti, a cose ultimate. Ora è troppo presto per capire che siamo all'interno di una fase di trasformazione della nostra società. Ci arriveremo. Per gradi, non tutti, ma ci arriveremo. Abbiamo davanti a noi la possibiltà di ricostruire l'uomo. Non facciamocela sfuggire. Sarebbe un peccato [doppiamente] mortale. I tempi sono maturi per quel salto di qualità morale che abbiamo [noi per primi] auspicato da tempo. Siamo forse troppo presi dalla conta dei morti che quotidianamente ci vomitano addosso le televisioni a qualunque ora. Attendiamo l'intervento delle 18 della Protezione Civile con un coinvolgimento quasi religioso. In silenzioso trasporto bramiamo le parole di Borrelli come fossero quelle del Papa. Ci manca quella lucidità che possa permetterci di capire che volenti o nolenti dovremmo affrontare una ricostruzione postbellica, con tutte le conseguenze [positive e negative] che ne deriveranno. Dipenderà da noi, e soltanto da noi, come riusciremo a rialzarci da sotto le macerie. Sarà un punto di svolta epocale [e quindi come detto storico] cui non dovremmo sottrarci, ma anzi cavalcare con l'entusiasmo di chi ha toccato il fondo e inizia la risalita. 


Sarà allora [ma in parte tutto sta già accandendo oggi] che si dovrà prendere una decisione e scegliere da che parte stare. Se seguire l'onda di chi oggi non perde occasione per strumentalizzare politicamente ogni decisione presa dalle autorità e continua a fare polemica in un momento in cui i toni andrebbero smorzati, ovviamente per il proprio tornaconto elettorale e chi invece tace, consapevole che gli errori fanno parte di un processo in cui niente è scontato e non si può per assurdo non improvvisare davanti ad un nemico sconosciuto, e cerca di combatterlo con tutte le armi di cui dispone. Non è il tempo della polemica e dei processi. È il tempo di stare insieme e capire che una fase storica si è conclusa. Che niente sarà più come prima e che il peggio deve forse ancora arrivare. I processi come sempre li farà la Storia e non le trasmissioni televisive o le dirette Facebook. E il suo giudizio sarà come sempre inappellabile. Alla storia non si sfugge. Non fraintendeteci, noi non vogliamo prendere posizioni politiche. Siamo al di fuori di entrambi gli schieramenti. Siamo oltre queste divisioni faziose. Siamo proiettati verso l'uomo nuovo. Verso quel domani che stiamo già scrivendo oggi stesso. Siamo però al tempo stesso sdegnati [e delusi] da chi non perde occasione per ribadire la propria posizione politica in merito alla questione Covid-19. Non ci interessa sapere da che parte venite e contro chi vi volete scagliare. La Storia vi cancellerà. E con voi cancellerà ogni traccia del vostro passaggio. Chi oggi sale sul suo speaker's corner per sottolineare gli errori altrui non ha capito che siamo in una fase nuova, che non presuppone l'altrui dileggio ma la vicinanza afinalistica. La "cattiva maestra" televisione ci ha portato a pensare in termini di [sovra]esposizione mediatica. È il momento di riscoprire il piacere del silenzio e del contatto umano. Quello reale, tangibile. Non quello dettato dagli algoritmi dei social network. Questo nostro confinamento dentro le mura domestiche deve farci riappropriare di quei valori che abbiamo scordato [e che forse alcuni di noi non hanno nemmeno mai avuto] dimenticando le pessime abitudini di questo nuovo millennio. Gridare non ha più senso. Torniamo a pensare agli altri non come a nostri potenziali "follower" ma come ad esseri umani con cui costruire quel domani che oggi non vediamo ma che servirà a chi viene dopo di noi. Usciamo dall'individualismo e dal protagonismo a tutti i costi. Oggi i nostri rappresentanti politici si mordono i coglioni ogni volta che il premier in carica è in video a parlare al paese. Smaniano e schiumano rabbia perchè vorrebbero essere al suo posto. Non perchè sperano in un esito benevolo dell'infezione ma per il fatto di non essere loro quelli che hanno combattuto questa battaglia mettendoci la faccia [ma solo quella, non di più]. Non importa chi sia a dare le direttive. Conta che siano quelle giuste, non da dove, o meglio da chi, provengono. L'opportunità che la Storia ci sta dando è troppo ghiotta per lasciarcela sfuggire. Per una volta cerchiamo davvero di andare nella direzione giusta, dimenticandoci degli interessi personali e delle rivalse sociali della nostra parte politica. Chiediamo troppo?