sabato 11 luglio 2026

L'IMPROBABILE PIENA DELL'ORETO - DIMARTINO - RECENSIONE A CURA DI IRIS CONTROLUCE PER #GLORYBOX


Oggi voglio farvi una domanda: quante volte vi capita di correre così forte da non concedervi nemmeno un secondo per rallentare?
Poi, all'improvviso, succede. Ci si ferma. Ci si volta indietro e si prova a capire cosa è successo nel frattempo, cosa è rimasto a galla. 
Guardiamo le vecchie foto, pensiamo alle promesse che abbiamo fatto a noi stessi... quelle promesse che non abbiamo mantenuto, e ci scontriamo con le paure tutte nuove della vita adulta.
È proprio da questa sensazione che voglio partire oggi. Perché a sette anni dal suo ultimo lavoro solista, Dimartino è tornato con un album incredibile. Un disco che sembra scritto apposta per questi esatti momenti, per questa nostra strana età.
Il titolo è "L'improbabile piena dell'Oreto" e per questo viaggio, fidatevi, dimenticatevi la classica scaletta dei brani: non siamo di fronte a delle semplici canzoni. 
Siamo dentro a un flusso, a uno scorrere perpetuo. La musica non si ferma mai e i pezzi scivolano l'uno dentro l'altro, proprio come fa l'acqua di un fiume.
Se amate la grande letteratura, questo percorso vi colpirà dritto al cuore. 
Dentro ci trovate un'atmosfera sospesa, magica, che ricorda da vicino le pagine di Gabriel García Márquez o di Italo Calvino. Dimartino prende un luogo reale, il fiume Oreto di Palermo e lo trasforma in uno spazio dell'anima. 


Un posto dove il degrado delle periferie convive con il mito. 
Pensate che nella copertina compare persino "u sugghio", una creatura leggendaria siciliana, metà lucertola e metà uomo.
Ma navigando tra queste tracce, è impossibile non sentire l'eco di un classico immenso come "Cuore di tenebra" di Joseph Conrad. 
Se per Conrad il fiume era la discesa nei segreti più bui e profondi dell'essere umano, qui le voci di un coro femminile evocano proprio quel tipo di suggestioni. 
Mi riferisco alla disperata ricerca di qualcosa che abbiamo perso lungo la strada.
E non è un caso se nel disco troviamo anche un adattamento musicale di una poesia di Federico García Lorca, "Agua, ¿dónde vas?". 
L'acqua, ancora una volta, come metafora del tempo che fugge via, incurante di tutto ciò che lo circonda.
Anche dal punto di vista del suono, il lavoro del produttore Roberto Cammarata è un piccolo capolavoro fatto per sottrazione. 
Niente rumori inutili, niente canzoni nate per i balletti sui social. Qui domina la chitarra acustica. Ci sono synth analogici che imitano il movimento lento dell'acqua e una piccola orchestra che scalda il petto. 
Molti pezzi sono stati registrati in presa diretta: significa che si sente il respiro della stanza, l'imperfezione che si trasforma in pura bellezza.
Ascoltate con attenzione la traccia di apertura, "L'oro del fiume": racconta di un cercatore d'oro fermo in mezzo alla corrente. 
Parla di tutti noi: sempre di corsa, ossessionati dal lavoro, dalle notifiche, dai post, dagli obiettivi da spuntare su una lista, tanto da dimenticare di vivere il presente.
Alla fine della canzone, però, il protagonista fa un gesto bellissimo, che toglie il fiato: lascia l'oro nel fiume e smette di cercare. 
Un invito potente, quasi rivoluzionario, a lasciar andare.
Riuscirci è un esercizio quotidiano tutt'altro che banale, non siete d'accordo?
D'altronde lo diceva il filosofo Eraclito più di duemila anni fa: "Nessun uomo entra mai nello stesso fiume due volte". Ed Hermann Hesse, nel suo capolavoro Siddhartha, faceva sedere il protagonista sulla riva per imparare l'arte più difficile di tutte: l'attesa. 
Il fiume non ha fretta. Sa che tutto scorre e che tutto, prima o poi, ritorna.


C'è una sottile, dolcissima malinconia in questa consapevolezza. 
Una sensazione che molti di noi conoscono fin troppo bene, divisi tra il ricordo leggero dei vent'anni e il peso del futuro, con tutte le incertezze del caso. Ed è proprio da questa sponda, fatta di attese infinite, che vi ritroverete ad ascoltare questo splendido disco. 
Un album stratificato, profondo, che parla alle nostre inquietudini e che in fondo ci sussurra una domanda precisa: siamo ancora capaci di emozionarci davvero?
Se volete viverlo dal vivo, Dimartino porterà questo progetto in tour con una veste completamente unplugged - solo chitarra e voce - in luoghi intimi e davvero suggestivi. Molte date sono già sold out, e non è difficile capire il perché: abbiamo tutti un disperato bisogno di canzoni nude, fragili ed essenziali.
Il mio consiglio per oggi è questo: prendetevi un'ora di tempo tutta per voi. Lasciatevi trasportare dalla corrente... e poi fatemi sapere dove vi siete fermati.
Che ne dite? Ci ritroviamo tutti lì.

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