La scelta di un luogo insolito per la registrazione di un album incide molto sul suono finale dando spesso note di colore uniche. Per citare uno dei casi più celebri, “Led Zeppelin IV” venne registrato ad Headley Grange, una fatiscente dimora di campagna nell'Hampshire e la sonorità dell’album è stata in buona parte plasmata proprio dal particolare tipo di ambiente. Nel loro piccolo anche gli emiliani Wellow hanno voluto dare all’album “Non Mi Importa Più” un sound unico registrandolo prevalentemente in una stalla ristrutturata con le volte in mattoni. Il risultato sonoro, ricco di riverberi che nessun plugin potrebbe eguagliare, unitamente all’utilizzo di strumenti poco usati come l’armonium, il glockenspiel e addirittura una chitarra modificata con un mulinello da pesca ritraggono una band che punta molto sulla riconoscibilità, l’originalità. In apertura “Come Stai” mette subito in mostra la batteria poderosa di Stefano Liera e la chitarra di Massimiliano Tosi. L’ingresso del basso di Nicola Pezzi dà ancora maggior corpo al sound. Al centro del brano c’è la difficoltà di lasciar andare una persona davvero importante, “una nuvola trafitta da un raggio di sole” come canta Federico Ruina. La title track “Non Mi Importa Più”, musicalmente di matrice alt rock anglosassone, è il superamento di un rapporto ormai finito. La band ha realizzato per il pezzo un videoclip naïf sulla routine quotidiana casa-lavoro-casa rappresentata da un camioncino giocattolo che trasporta e scarica pietre. Lodevole il fatto di aver osato qualcosa di più e di diverso rispetto allo standard delle riprese più o meno artistiche della band che suona. “California” è il viaggio sentimentale di un amore che ha la forza di volare sopra i confini rendendo possibile l’impossibile. A seguire “Sandro” mette scanzonatamente in musica una storia di profonda depressione. “Cuore Buttato” è la dolorosa riflessione di chi si sente usato in una relazione. “Isola” ha il sapore di una demo e dà modo a Federico Ruina di esprimere appieno le proprie doti vocali. “Sveglia” è amore-odio per Modena ed esprime il legame profondo della band con la propria terra. “Afa” profuma di britpop anni 90, veloce e dritta al punto. In penultima posizione “Pare” è il brano più interessante dell’album a livello di costruzione sonora, tra richiami ai Verve e un crescendo orchestrale su cui si innesta il suono di una tromba. Chiude il disco “Peace My Lover”, pezzo che gioca su più piani con l’originalità di strumenti ideati appositamente come una chitarra modificata con un mulinello da pesca.
Federico Ruina (voce e chitarra acustica nonché autore dei brani) e Nicola Pezzi (basso) hanno chiacchierato con noi per Riserva Indie.
- “Non Mi Importa Più” è un album con un suono molto particolare. Ho letto che lo avete registrato in una stalla con le volte a botte. Qual è il vantaggio in termini di dinamica del suono di questa scelta?
FEDERICO – Abbiamo scelto di utilizzare questa stalla ristrutturata con le volte in mattoni, l’abbiamo leggermente insonorizzata mettendo un po' di pannelli per attutire il ritorno eccessivo. E’stata usata soprattutto per le batterie e anche per il basso cercando di raggiungere questo riverbero naturale che abbiamo notato che registrando in una stanza più chiusa, insonorizzata non riuscivamo ad ottenere. Vero che oggi con il digitale si riesce a fare un po’ tutto però il suono non è così caldo come può derivare da un ambiente con un riverbero così naturale. Ci abbiamo pensato perché d’estate proviamo in questa stanza e effettivamente quando suoniamo lì le canzoni hanno un suono che è proprio perfetto per questo disco e soprattutto per alcune canzoni, come ad esempio “Pare”, che è più acustica con tanto riverbero e “Isola”. Per cui abbiamo delle canzoni in cui abbiamo dato più spazio a questo riverbero naturale e altre magari più serrate in cui l’abbiamo un po’ ridotto. Con la disposizione dei microfoni ci ha aiutato il nostro amico Massimo Tortella che ha registrato l’album.
NICOLA – Abbiamo registrato in questa stanza che era una stalla ristrutturata a casa del batterista. L’abbiamo usata per registrare basso, batteria e le chitarre elettriche. La batteria in un ambiente del genere suona molto più grande e il basso, che di solito registro in D.I., stavolta l’ho registrato con i microfoni per catturare il rimbalzo del suono sulle pareti e ho ottenuto un suono più vivo. La voce invece non l’abbiamo registrata qui perché essendo più intima va lavorata caso per caso in base alla canzone e l’abbiamo registrata in una sala completamente insonorizzata. Comunque nella stalla anche le chitarre sono più vive, naturali, mente invece in una sala insonorizzata si dovrebbero aggiungere dei plugin digitali che spesso faticano a raggiungere un cento livello di realismo. Un po’ come hanno fatto i Beatles ad Abbey Road ad esempio. Anche in quel caso sfruttavano l’ambiente per catturare quel riverbero particolare che si adattava ai vari pezzi. Il nostro amico Massimo ha dovuto attrezzarsi perché è dovuto venire in quella stalla con il suo mixer trasferendosi in pratica lì. Ci abbiamo praticamente vissuto durante le registrazioni.
FEDERICO – Sì durante il primo mese ci siamo praticamente trasferiti lì trovandoci diversi giorni alla settimana e abbiamo realizzato tutte le parti di batteria, basso e chitarra, qualche linea vocale e dopo, come diceva Nick, ci siamo ritrasferiti nel Container Studio di Massimo, dove ci sono le varie salette di registrazione, per la parte vocale e per registrare le acustiche.
- “Non Mi Importa Più” è un album che elabora il dolore del distacco cercando di guardare avanti. E’ un antidoto contro la tentazione di voltarsi ogni tanto a guardare indietro?
FEDERICO - E’un disco che racconta un po’ il vissuto di questi ultimi tre anni. Più che un distacco dal passato è una critica al moderno, alla direzione in cui sta andando la società e sulla voglia di trovare soluzioni per mitigare questa freddezza, la continua voglia di competere. Poi ci sono temi più sentimentali che convivono con la critica sociale. Canzoni come “Sveglia”, “Pare” e “Non Mi Importa Più” sono sicuramente più di critica, mentre pezzi come “Peace My Lover” trattano temi più sentimentali. L’album cerca di raccontare la società di oggi in cui non sempre ci riconosciamo.
NICOLA – Sì la società sta andando sempre di più in direzione dell’individualismo, le relazioni hanno sempre meno valore, sempre più precarie e molte canzoni trattano anche questo tema.
FEDERICO – Nella registrazione abbiamo voluto un suono più analogico, meno standardizzato. Oggi il settanta per cento dei pezzi che escono suonano tutti uguali e noi volevamo qualcosa di diverso. Per questo abbiamo cercato di realizzare cose più analogiche che se vengono registrate in un secondo momento suonano diverse. Abbiamo voluto rendere in questo modo la sfera emotiva e quello che provavamo noi durante le registrazioni. I suoni non sono così regolati e regolabili come quelli che provengono da un plugin.
NICOLA – Sicuramente questo ha contribuito a dare un’unicità all’album. Non molti altri dischi suonano così perché non hanno a disposizione quella stanza con i suoi riverberi.
- Parliamo di “Come stai”. I versi “ruba le chiavi e vattene altrove”. Amare significa volere il bene dell’altra persona e quindi accettare anche che se ne vada. Qual è il vostro rapporto con il distacco?
FEDERICO – E’ sicuramente un rapporto conflittuale che cerchiamo di raccontare anche nelle canzoni che scriviamo. In molti pezzi parliamo della voglia di andare, di fuggire, di prendere decisioni magari affrettate. Facciamo un po’ di idealismi su quel che potrebbe essere se si prendono decisioni che in realtà non è facile prendere.
- In “California” c’è un viaggio al confine tra Stati Uniti e Messico dove c’è Tijuana. Il pezzo richiama un’esperienza vissuta o è un viaggio sentimentale?
FEDERICO – Scrivendo le canzoni posso dire che è un viaggio immaginario, non vissuto, sicuramente anche questo figlio dell’osservazione della società. Nel confine Stati Uniti-Messico, confine caldo, ho voluto inserire qualcosa che facesse riferimento anche a una idealizzata storia d'amore tra una persona messicana e una americana. Un confine simbolico, che però può essere trasposto in qualsiasi altro confine. Per esempio David Bowie parlava di questa storia d’amore al confine tra Berlino Est e Berlino Ovest, diciamo che è un riferimento. In ogni caso è più un viaggio immaginario.
- “Sandro” è un pezzo sulla chiusura in sé stessi. Come si può abbattere questa barriera che tiene lontano il mondo?
FEDERICO – “Sandro” è una canzone abbastanza intima. L’ho voluta trasporre in una base strumentale molto più up, più allegra per nascondere questa malinconia. Parla di depressione, di questo stato che viene vissuta tanto nella società di oggi. Ci sono molte persone che si chiudono, che non hanno più voglia di lavorare, di impegnarsi, di stare a contatto con la società. Il che è doloroso sia per la persona che per chi che le sta attorno che non sa come comportarsi. Purtroppo non so quale possa essere la cura, sicuramente il dialogo è utile.
NICOLA – Ascoltandola sembra una canzone allegra, ma dal testo emerge quanto sia abbastanza triste in realtà.
- In “Cuore Buttato” il sound mi ricorda un po’ quello dei Ministri. I versi “in fondo tu hai sempre voluto un cane ma quel cane non sono io” fanno pensare che sia uno sfogo per la sensazione di sentirsi usati.
FEDERICO – Sì sicuramente. Qui il sentirsi usati deriva dal non avere la libertà di poter scegliere a causa di una relazione che ti teneva legato. La canzone è più un flusso di coscienza, non racconta una storia in particolare.
- In “Isola” citate la famosa isola che non c’è. Cosa rappresenta nella vostra vita l’isola che non c’è?
FEDERICO – In questa canzone l’isola non è rappresentata nella vita terrena ma racconta l’ultraterreno, dove vanno le persone. Non è un luogo terreno, parla di perdita e in diversi passaggi fa riferimento anche a un ricordo della persona persa. In Peter Pan non si sa se i bambini siano morti o meno, il riferimento è a questo aspetto, ma non è una citazione di Bennato.
- “Pare” ha, a mio giudizio, l’arrangiamento forse migliore dell’album perché c’è un crescendo orchestrale e l’uso di una tromba. Rispetto alle demo che portate in studio c’è qualche pezzo che è rimasto più o meno così o i brani sono stati sempre rielaborati e trasformati in base alla direzione musicale che vi veniva spontanea suonandoli insieme?
NICOLA – Effettivamente ci sono alcune canzoni che sono rimaste praticamente uguali da quando le abbiamo provate insieme, portate in studio e poi registrate. Ad esempio “Afa” è stata una delle ultime canzoni che abbiamo composto insieme impiegando appena un’ora.
FEDERICO – Sì l’ho portata, l’abbiamo arrangiata nelle ore in cui ci troviamo durante la settimana e l’abbiamo finita.
NICOLA – Forse abbiamo cambiato solo leggermente la parte finale ma di fatto è rimasta come l’originale. Un’altra canzone che è rimasta identica è “Cuore Buttato”, che suona esattamente come l’abbiamo provata fin dall’inizio e anche in questo caso ci abbiamo messo pochissimo a comporla e in studio non l’abbiamo praticamente toccata. E’una canzone con un’energia molto grezza che trasmette le emozioni in modo diretto e abbiamo capito che non c’era da aggiungere produzione o post produzione perché andava benissimo così e trasmetteva in modo molto diretto il messaggio a livello sonoro. In studio in generale non abbiamo cambiato molte cose.
FEDERICO – “Pare” ha un sound che in studio ha reso davvero molto bene. Nasce da un’altra canzone che non ci convinceva e aveva un altro titolo e un altro testo. E’ solo il giro melodico ad essere lo stesso. L’abbiamo stravolta trasformandola e in studio abbiamo avuto dei collaboratori che hanno suonato trombe, violoncelli permettendoci di ottenere un suono, a nostro parere, completo. La parte di tromba ci è venuta in mente durante le registrazioni, poi c’è anche una parte di ukulele.
NICOLA – A proposito di strumenti aggiunti, in “Peace My Lover” abbiamo inserito un armonium nella parte centrale e anche una chitarra modificata con un mulinello da pesca creata da Massimo dei Container Studios, che realizza anche strumenti e che dà quest’atmosfera sognante. L’armonium e quella particolare chitarra non c’erano quando l’abbiamo provata insieme in sala prove. E ancora abbiamo usato in studio qualche glockenspiel in “California” o sempre in “Pare” per aggiungere qualcosa in più al suono rafforzando le sonorità.
FEDERICO – Sì abbiamo voluto anche portare nell’album il nostro paese, il nostro vissuto. Per esempio in “Come Stai” abbiamo aggiunto una chicca, siamo andati a registrare delle voci durante i mercati cittadini inserendole nell’outro del pezzo.
- Quest’uso delle voci al mercato mi fa venire in mente “Creuza de mä” di De Andrè.
FEDERICO – Sì abbiamo voluto portare la nostra terra anche in questo modo.
- A proposito di terra, in “Sveglia” c’è un tributo affettuoso a Modena. Cosa rappresenta questa città per voi?
FEDERICO – Noi siamo emiliani e viviamo le città. Modena musicalmente ci piaceva molto. Poteva anche essere Reggio Emilia, poteva essere Carpi ad esempio, ma Modena rappresenta la nostra origine, la nostra terra in una canzone. Ed è intesa come se Modena fosse il mondo, la più bella del mondo.
- Qual è il brano dell’album che vi rappresenta di più, quello che secondo voi è il manifesto del disco?
NICOLA – Per me è “Cuore Buttato”, perché emana un’energia davvero molto grezza e le sensazioni che si provano ascoltandola sono proprio quelle che volevamo comunicare con l’album. Quando l’ascolti ti arriva un pugno in faccia. Penso che sia la canzone che riesce a trasmetterti di più in assoluto queste emozioni.
FEDERICO – Sì se devo scegliere un pezzo sono pienamente d’accordo con Nicola. Poi in realtà è un album abbastanza variegato, ci sono canzoni grezze, canzoni più lavorate, canzoni come “Peace My Lover” che ha suoni che rimandano all’elettronica. Le chitarre sono meno aggressive, la batteria meno serrata e quella a mio parere è anche un’ottima rappresentazione, ma dovendo sceglierne solo una direi “Cuore Buttato”.
- C’è un brano del rock italiano o internazionale che vorreste aver scritto voi?
FEDERICO – Io vado a periodi. Ascolto molta musica inglese o comunque anglosassone, ma anche molta musica italiana in particolare indie. Se devo scegliere un pezzo della musica anglosassone che mi ha accompagnato fin dall’adolescenza direi “Champagne Supernova” degli Oasis.
NICOLA – E’ complicato anche per me perché ascolto tanta musica, come Federico anche molta musica britannica fine anni 90, inizio anni 2000. Se devo scegliere direi “Pyramid Song” dei Radiohead.
"Non Mi Importa Più" è il manifesto di una band che alla freddezza asettica del digitale preferisce il calore vibrante del mattone regalandoci un disco che respira insieme a noi tra le eco naturali della propria verità.


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