Se esistesse il bugiardino con le istruzioni d’uso della vita saremmo tentati ogni istante di leggerlo per cercare inutilmente una cura al nostro male di vivere. Mentre l’unica cura è in noi e forse, come dice la band milanese Livore, è meglio consultare le distruzioni d’uso che incidiamo sulla nostra pelle ad ogni nuova esperienza. Il gruppo ha pubblicato recentemente l’album di debutto, intitolato proprio “Distruzioni d’uso” e centrato sui rapporti umani e i loro effetti collaterali. Il disco, musicalmente in bilico tra alt rock e pop, si apre con un pezzo dal titolo spiazzante, “Morgan non è cattivo”. In realtà il noto artista conterraneo della band è una pura suggestione nata con l’incisione della prima demo. Il crescendo esplode nel ritornello melodico in cerca di “un’altra vita per me”. A seguire colpisce l’attacco di “Software” con le note corpose del basso e il feeling da registrazione in presa diretta. Scritto anni fa prima dell’arrivo dell’intelligenza artificiale il brano resta tremendamente attuale, dato che parla di un “software infallibile che mi dica come devo vivere”. “Senza rancore” spinge l’acceleratore sul pedale del rock tra rabbia e amore. A tre quarti del brano la tensione si allenta accompagnando un momento di fragilità interiore “E' tutto qua quello che so fare? Come si fa a non impazzire?”. “Bugia”, chitarra acustica e voce con un arrangiamento essenziale è nata in cameretta ed è stata inserita nell’album all’ultimo. A seguire “Ultima volta” dimostra che la qualità più evidente della band è il riuscito amalgama tra gli strumenti, mai in competizione tra loro e coalizzati nel nome della musica. Chiude “Distruzioni d’uso” la sesta traccia “Torta paradiso”, dichiarazione d’amore all’amore molto accattivante, ma non per questo banale, come dimostrano l’attacco alla Vintage Violence e lo stop and go dopo il primo ritornello.
Abbiamo chiacchierato piacevolmente con il bassista e cantante Davide D’Amore e con il chitarrista Lorenzo Agnesini di “Distruzioni d’uso”, del valore che si deve dare a chi fa musica originale e di concerti bizzarri.
- Partiamo dalla prima traccia, “Morgan non è cattivo”. Il titolo fa inevitabilmente venire in mente il personaggio musicale e televisivo. Perché questo riferimento?
DAVIDE – Diciamo che era il titolo che avevamo dato alla demo, inizialmente per una questione di sonorità. Poi abbiamo costruito anche un significato. E’una canzone che parla del trovare la propria strada, di regole sociali, conflitti, ma per un caso un po’ strano è nato prima il titolo. E’un’unione di cose che sono avvenute, un po’ volute e un po’ no.
LORENZO – Ho scelto io questo titolo perché nel momento in cui ho registrato la demo la prima cosa che mi è venuta in mente è stato Morgan, ma senza ragionarci troppo su. Ho scritto “Morgan non è cattivo” sul computer e così è rimasto. Ci siamo affezionati al titolo.
- Il pezzo parla dell’elaborazione del distacco, quando finalmente si riesce a guardare avanti senza voltarsi indietro.
LORENZO – Sì hai riassunto bene il significato della canzone. Il protagonista vuole proseguire il suo percorso con determinazione, ma anche con qualche dubbio, senza dar retta troppo a ciò che viene imposto dalla società, dagli amici, dai parenti. Rappresenta un po’ il salto nel vuoto. In un mondo che non ci soddisfa si prova a trovare la propria strada anche a dispetto delle idee di chi ci circonda e di quello che la società dice.
- Invece in “Software” cantate “Vorrei un software infallibile che mi dica come vivere”. La difficoltà di vivere questa realtà ci spinge a delegare la conduzione della nostra vita?
DAVIDE – Secondo me lo facciamo già. In realtà è una canzone che avevamo scritto prima dell’esplosione del fenomeno AI e rimane attuale. Parla della difficoltà di saper scegliere, come se si fosse incapaci di farlo.
- In “Senza rancore” è rappresentata un’altra fase dell’elaborazione della fine di una relazione, la fase del risentimento.
DAVIDE – Sicuramente è una canzone di rottura, parla in maniera profonda dei rapporti in generale, dell’incapacità di riuscire a comunicare veramente bene e della frustrazione che ne deriva.
- Ascoltando “Bugia” sembra una canzone scritta di getto voce e chitarra acustica in cameretta. E’ nata così?
LORENZO – Sì praticamente è stato così. Davide è arrivato con questa idea che abbiamo messo da parte un attimo perché avevamo già registrato la quasi totalità del disco. Poi è accaduto che siamo dovuti tornare in studio e avevamo tempo per scrivere un’altra canzone. “Bugia” era già pronta ed è stata riarrangiata in maniera molto minimale uscendo così.
DAVIDE – In realtà l’avevamo già registrata, dopo un po’ di concerti siamo andati in studio, una bella spesa per noi e non ce la facevo quel giorno a registrare una delle altre canzoni. Allora ci siamo detti con il produttore “anziché sprecare la giornata cerchiamo di riarrangiare un brano già fatto che avevate” e siamo usciti con questa canzone.
- Parliamo di “Ultima volta”. Una relazione può diventare una dipendenza come una droga?
DAVIDE – Sì è una canzone che parla di dipendenza affettiva come se fosse una droga. E’ un pretesto per parlare del non riuscire a smettere di fare qualcosa.
- L’assolo di “Torta paradiso” mi piace molto…
LORENZO – Non lo suono io ma l’altro Lorenzo (ndr Lorenzo Visigalli, chitarrista).
- Stilisticamente mi sembra che sia il vostro pezzo più maturo. E’ quello che vi rispecchia di più o c’è qualche altro brano dell’album a cui siete particolarmente affezionati?
LORENZO – A livello musicale sì, ma a livello di testo forse non è il più maturo, nel senso che è simpatico e un po’ furbo, non ci rappresenta tantissimo e tende ad essere simpatico. E’ forse la canzone più leggera dell’album.
- E’ una canzone “da rimorchio”?
(ndr ridono)
DAVIDE – Secondo me anche se è simpatica la canzone gioca abbastanza bene tra le righe. Quando l’avevamo scritta eravamo molto legati a lei perché siamo diventati scemi nel realizzarla. Poi con il tempo abbiamo maturato un mood un po’ diverso e comunque quando la canto live la sento mia, c’è una parte di me. Però non è sicuramente la più rappresentativa.
- Ok e invece qual è la più rappresentativa?
INSIEME – Non lo so…
- Diciamo che le canzoni sono un po’ come figli.
LORO - Esatto!
- Mi devo complimentare per una cosa. Ho visto che avete la vostra pagina su “Musiqua” in cui stabilite anche il vostro cachet. Trovo che sia un’ottima scelta, perché bisogna dare il giusto valore alla musica per tutto l’impegno che porta con sé a livello di composizione, registrazioni, fatica e spese. Allora perché, secondo voi, ci sono tante band, anche molto valide, che si svendono per una consumazione o poco più e alla fine sono magari in perdita?
LORENZO – Per una band che inizia anche se c’è qualità bisogna fare in modo che le persone possano recepire la musica e le strade nel 2026 sono veramente poche, i live e i social. Per i live ci sono occasioni in cui non ha magari senso andare non a pagamento, non ti danno nulla e non ne vale la pena. Però a volte ci capita di suonare in situazioni in cui non c’è un compenso, ma possono dare visibilità o creare connessioni, oppure magari anche per una questione di principi, per una causa nobile.
DAVIDE – Sul sito è indicato un cachet, ovviamente proviamo a farci pagare. L’obiettivo più grande all’inizio è però provare a trovare connessioni con le persone.
- Scrivete, sempre su quel sito, di aver suonato un po’ ovunque. Mi raccontate il vostro concerto più incredibile, improbabile, magari bizzarro?
LORENZO – Senza parlar male di posti in cui abbiamo suonato c’è stato un concerto che non è stato piacevole fare, ma parlarne è divertente. E’ stato organizzato in un bar con noi e altre band. Fondamentalmente si sa che il rock richiede un certo volume. Abbiamo iniziato a fare il soundcheck e ci hanno abbassato i volumi a livelli da pianobar, da set acustico così ci siamo indispettiti. Abbiamo passato tutto il concerto a combattere contro i gestori del locale che abbassavano il volume. Tutto questo perché c’era anche un convegno del PD e i proprietari non volevano che dessimo fastidio.
- Invece per te Davide qual è stato il concerto più strano?
DAVIDE – Sicuramente questo è stato molto divertente, sul momento ovviamente no ma a pensare dopo alla situazione sì. C’è stato un locale che era così piccolo che eravamo in tre e poi c’era l’altro Lorenzo che era separato dal resto della band perché doveva lasciare libero il passaggio a quelli che volevano andare in bagno.
LORENZO – Comunque è bellissimo perché questi posti sono paganti e si sforzano di far suonare i gruppi, mentre capita di suonare in posti più fighi in cui non ti danno niente.
E allora, contagiati dalle buone vibrazioni di giovani che credono ancora nella musica suonata e vera, saliamo sul palco con i Livore presentandoli al pubblico come meritano. Al basso e alla voce Davide D'Amore, alla chitarra e cori Lorenzo Agnesini, alla chitarra solista e cori Lorenzo Visigalli, alla batteria e cori Gabriele Tortora. L’avvertenza è seguire le loro “Distruzioni d’uso” senza badare al dosaggio, perché possono causare allegria e piacere.


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