giovedì 18 marzo 2021

TAGOMAGO, TAGOFEST E UNA SCENA CHE (FORSE) NON C'E' PIU' - INTERVISTA A STEFANO ROSSI A CURA DI MAURIZIO CASTAGNA


Il Tagomago è stato uno dei punti di riferimento culturali della scena apuana. Da anni la provincia di Massa Carrara ha visto ridursi i punti di aggregazione giovanile, e non solo, e quell'onda di "indie italiano" che trovava anche riferimento nel Tagofest si è più o meno dissolta o, forse, peggio ancora, istituzionalizzata. Ne abbiamo parlato con Stefano Rossi, deus ex machina del locale che fu in Via Stradella. 



Ciao Stefano e bentornato su Riserva Indie. Partiamo dalla stretta attualità: come vivi questa pandemia personalmente? Pensi che nella difficoltà del momento il mondo musicale abbia fatto quadrato?

Ciao a tutti e grazie dell' invito!!!! Allora, questa pandemia sta mettendo a dura prova l' esistenza di chiunque, quindi diciamo che non mi sento escluso nonostante la stia vivendo tutto sommato abbastanza serenamente; sono riuscito a lavorare parecchio la stagione passata ed avevo da poco intrapreso una nuova avventura lavorativa che però è finita causa nuovi dpcm. Sono già in parola per la prossima stagione per un nuovo lavoro ma anche li aspettiamo tempi migliori e l' ufficialità che le attività possano riprendere più o meno serenamente. Credo che il mondo musicale sia quello che da tutta questa faccenda ne uscirà più malconcio, anche se è necessario fare dei distinguo abbastanza importanti fra il mondo mainstream ed il mondo reale, dove nella prima categoria bene o male in tanti trovano il modo di sbarcare il lunario, mentre per chi è abituato ad arrangiarsi i tempi son veramente molto bui; quindi, la risposta vien da se... nessun quadrato a mio avviso!!

Si parla parecchio di sostegno ai club e ai teatri che hanno visto la loro attività paralizzata. Molti di questi che, tra l'altro, abbiamo applaudito sul palco di Sanremo vivono realtà completamente o molto sussidiate dallo stato e dai suoi derivati, per cui quando e se tutto ripartirà loro saranno i primi a rimettersi in pista. C'è invece un silenzio sconcertante sui locali piccoli o piccolissimi, fortemente a rischio chiusura soprattutto perchè anche a cose normali non sussidiati, che sono, da sempre e soprattutto a livello locale, la palestra per molti piccoli artisti. Non si dovrebbe soprattutto dare spazio e risorse a queste piccole realtà?  

Purtroppo credo che questo sia esattamente il centro di un dibattito che dovrebbe interessare tutto il mondo musicale, ma che vede sempre più ai margini le realtà più piccole, che non riescono a farsi rappresentare in alcun modo, vuoi per scelte di indipendenza, vuoi per poca attitudine a scendere a compromessi, o, non ultimo, per incapacità economiche di poter far sentire la propria voce. Quello che si è visto a Sanremo, per quanto sia stata una lodevole iniziativa, è stato l' ennesimo segnale di scollamento fra i locali meglio inseriti nel tessuto politico nazionale, e quelli che avrebbero realmente bisogno di sostegno per continuare a proporre musica di qualità ed alternativa ai circuiti istituzionali. 

E' diffusa una totale disattenzione del grande pubblico per le novità in campo musicale. Anche i "guru da rete" ormai fanno attività liquida e si spostano solo se arriva il grosso nome. La mancanza di appassionati e artisti che fanno "circuito" e alimentano un sistema che permette al club di sopravvivere e di avere un'attività live costante è la base della crisi di questi anni?  

Inizio la riposta con un esempio banale quanto sintomatico dei tempi: quando i CSI entrarono nelle classifiche di vendita ufficiali avevano venduto 50 mila copie in una settimana, nello stesso periodo oggi Colapesce e Dimartino hanno fatto 10 milioni di visualizzazioni (poco meno i Maneskin, qualche milione i Coma_Cose, e cosi via....); quindi, leggendo superficialmente questi numeri, non sembrerebbe esserci disattenzione ma soltanto un cambio di rotta e di mezzi. Se poi ci addentriamo nel mondo della trap quei numeri sono ancora più impressionanti. Questo per dire che purtroppo lo scollamento fra chi arriva nei network nazionali e chi sta sotto è sempre più evidente e difficile da colmare, salvo colpi di fortuna o episodi casuali. Per quel che riguarda l' attività live sono molti anni che i locali dove si suona musica alternativa sono allo sbando, un po' per il disinteresse generalizzato dei più giovani nei confronti del diverso e del nuovo, un po' perchè manca proprio una matrice culturale e sociale che vada in questa direzione.


Ricordo gli anni gloriosi in cui i live infrasettimanali di Baraonda e Tagomago facevano il pieno e potevano permettersi una programmazione di qualità. Cosa ha allontanato quel pubblico? E' solo un problema di ricambio generazionale?  

Son passati talmente tanti anni oramai che diventa difficile anche trovare una spiegazione logica!!! Mettiamola così, ci son state una serie di problematiche che tutte insieme hanno affossato quella scena musicale; per cominciare, fra gli anni '90 ed i primi anni '00 quello che era "indie" lo era veramente, non era supportato e spinto da major o da programmi televisivi che stanno raschiando quel barile (quest' anno sul palco di Sanremo quelli un po' più giovani di Orietta Berti ed un po' più vecchi dei Maneskin erano in buona percentuale quelli che riempivano quei palchi di cui sopra), c'erano esigenze differenti a livello tecnico e logistico, e di conseguenza economico, per cui il Baraonda poteva permettersi di far esibire i Subsonica o i 99posse ed il Tagomago faceva lo stesso con Bugo e gli Zen Circus. Oggi questo non è proprio immaginabile, fra richieste assurde delle agenzie e cachet inavvicinabili dopo il primo singolo con più di mille visualizzazioni. La crisi economica sicuramente ci ha messo del suo, e questo succede già da almeno un decennio, quindi la pandemia ha solo accelerato un processo irreversibile iniziato molti anni fa. Mettici inoltre che ai concerti il pubblico ha un'età media molto più alta rispetto a quegli anni, eccezion fatta per la trap, e risulta evidente come sia difficile oggi anche solo immaginare una programmazione di un locale. 

Anche il Tagofest, che per anni è stato un appuntamento importante per tutta la scena, col tempo si è spento. Al di la del pubblico che mancava non sarebbe stato importante per le etichette tenere in piedi una manifestazione che permetteva comunque un importante momento di scambio e confronto?  

Il Tagofest si è spento per motivi che esulano un po' da tutto quello che abbiamo detto finora. Per prima cosa la mancanza della sua casa iniziale ha influito sulle scelte fatte: la chiusura del TagoMago ha fatto passare un po' a tutti la voglia di continuare. Inoltre, le diverse anime che tenevano in piedi tutto quanto si son trovate un po' distanti sulle scelte da fare per proseguire, diciamo che tutta la scena improv-alternative "subiva" un po' a livello di attenzione la presenza sempre più massiccia delle realtà più vicine all' hardcore, e per quanto l' attitudine di base fosse praticamente identica non era banale far coesistere le due atmosfere. Le etichette, che erano il fulcro intorno al quale è nato il Tagofest, si son ridotte drasticamente sia come numero che come possibilità di investire e anche questo non ha aiutato. Purtroppo se ci guardiamo intorno di tutti i festival simili nati in quel periodo non resta che il ricordo!  

Se oggi avessi la possibilità di riaprire il Tagomago  quale pensi sarebbero le condizioni per farlo funzionare?  

Oggi una realtà come il TagoMago penso che non avrebbe una vita molto lunga. La situazione intorno è talmente differente rispetto al 2001 che vedo veramente delle grosse difficoltà a sopravvivere senza snaturarlo. Innanzi tutto il TagoMago ruotava intorno alla musica ed alla cultura, quindi, oltre ai concerti, si organizzavano cineforum, mostre, spettacoli teatrali, ma anche degustazioni, serate di intrattenimento di ogni sorta. Oggi tutte queste voci hanno una ricaduta molto meno impattante e la concorrenza di tutte le "sbronzerie" aperte nei centri cittadini, una vicina all' altra, avrebbe sicuramente la meglio. Quindi le condizioni per farlo funzionare sarebbero un po' troppo lontane dai principi intorno a cui ruotava, e di conseguenza non voglio manco pensarci!


La rete ormai permette a un artista di produrre e vendere la propria musica senza l'aiuto di nessuno. C'è un eccesso di proposta spesso di qualità discutibile. Manca oggi chi fa da filtro, con credibilità, e mi riferisco a  radio, etichette, giornali, a questa "armata brancaleone" in cerca di notorietà?  

Quella che avrebbe dovuto essere l' opportunità del secolo purtroppo si è trasformata nella peggiore arma possibile per la produzione musicale. E' davvero complicato sapersi districare fra le mille produzioni, e spesso ti rendi conto che soprattutto nei canali istituzionali arrivano sempre e comunque quelli che hanno più soldi da investire nella promozione, o più agganci o amici nello star system! Quello che tu chiami "filtro" sappiamo bene che da sempre non funziona come dovrebbe, per una serie infinita di motivazioni che vanno dai discutibili gusti di chi scrive, parla, e propone musica (per fortuna non tutti!) ai compromessi necessari per sopravvivere, fino alle scelte condizionate dal periodo storico votato al disimpegno generalizzato. Io sarei assolutamente favorevole alla produzione massiccia ed intensa, perchè a livello teorico dovrebbe generare quella libertà di espressione che, sempre a livello teorico, potrebbe portare di nuovo i piccoli e coraggiosi locali più intimi a rifiorire. La realtà invece è che spesso chi si approccia alla produzione musicale non ha la minima idea di cosa sia la creatività, magari ha grandi competenze tecniche con gli accessori atti alla produzione, ma l' ambizione finale ahinoi è quasi sempre quella di fare soldi e non di dire qualcosa, con la conseguenza di ritrovarsi produzioni in serie di suoni considerati alla moda che ingolfano il mercato e non hanno nulla da dire. 

C'è ancora qualche artista, collettivo o etichetta che ancora oggi incarna lo spirito di quella scena indie che hai proposto al Tagomago?

Fortunatamente sì, sempre più mosche bianche e sempre più distanti dal mondo reale ma sempre con la stessa immutata dignità di produrre musica sincera e di spessore; come etichetta non si può non pensare a Boring Machine, che prosegue il suo percorso nel mondo della sperimentazione. Se devo pensare ad un artista invece non posso non citare Bruno Dorella e le sue molteplici creature sonore. Ma ci sono anche tanti altri soggetti che per fortuna tengono viva questa scena, da Bob Corn al nostro apuano The Star Pillow....insomma, basterebbe aver voglia di cercare e ce ne sarebbe per tutti i gusti!

Diversi artisti ormai hanno i piedi ben piantati nel mainstream. Agnelli è il caso più eclatante con "Ossigeno", "X Factor" e "Sanremo". E' la resa di una generazione al richiamo e alla popolarità della tv o una opportunità per tutta la scena "sommersa" di farsi notare?  

Questa domanda mi mette un po' in difficoltà, avendo sempre riconosciuto ad Agnelli una sensibilità ed intelligenza artistica e musicale abbastanza spiccata. Le ultime sparate, fra i litigi ad X Factor, lo scempio di Sanremo e altre prestazioni da vecchio trombone mi hanno parecchio fatto dubitare sul tipo di percorso che l' ha portato in quegli ambiti. Sicuramente gli si deve riconoscere di essersi affacciato prima di altri e di avere intuito che la direzione sarebbe stata quella, ovvero che l' indie sarebbe stato fagocitato dal mainstream. Da lì a mantener la barra dritta abbiamo visto che c'è un abisso anche per lui. Poi ripeto, non so se sia banale senilità o proprio una scelta da vecchio rocker, ma mi risulta sempre più vicino a Bobby Solo e Little Tony come atteggiamento e modo di porsi, forse accettare il tempo che passa sarebbe più intelligente per tutti, anche per chi lo ha eletto a suo mentore. Detto questo, più che di resa di una generazione direi che possa bastare un verso dei CSI a sintetizzare queste scelte: "voglio ciò che mi spetta, lo voglio perchè è mio, m' aspetta".
  
Grazie per la tua disponibilità Stefano e prima di chiudere, inevitabile, dicci qualcosa sui tuoi ascolti e letture recenti.  

Ultimamente faccio parecchia fatica ad apprezzare le novità, diciamo che in Italia per quanto lontani anni luce dai miei canoni seguo con interesse il percorso creativo di Margherita Vicario e dei Coma_Cose, ma se devo dirti un gruppo che negli ultimi cinque anni secondo me ha lasciato il segno, ti dico senza indugio Sleaford Mods! Riguardo la lettura sto cercando a fatica di recuperare gli anni persi dietro al troppo lavoro e quindi sto rispolverando libri che erano in casa da anni, uno su tutti "Come funziona la musica" di David Byrne.

Grazie mille per lo spazio concesso!!!!!


 

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