giovedì 26 maggio 2016

PAOLA TURCI, VITTORIO DE SCALZI E TANTO ALTRO // SCOPRI L'ACOUSTIC GUITAR VILLAGE A SARZANA DAL 27 AL 29 MAGGIO 2016


Torna l'Acoustic Guitar Meeting, a Sarzana dal 27 al 29 Maggio, con un'edizione (la diciottesima) piena di interessanti novità. Cambia la location, non più solo la Fortezza Firmafede (che, come molti sapranno, è diventata sede di un museo frequentatissimo) ma soprattutto le strade di Sarzana a fare da scenario naturale a una serie di concerti e iniziative a ingresso gratuito. Resta il "classico" concertone del Sabato che quest'anno avrà, tra i suoi protagonisti, Paola Turci e Vittorio De Scalzi.Tutta la parte espositiva e formativa della manifestazione si sposta a Cremona dal 30 Settembre al 2 Ottobre con l'Acoustic Guitar Village all'interno della manifestazione Cremona Mondomusica. Qui sotto il calendario giorno per giorno della tre giorni di Sarzana e le sedi degli eventi in programma.



VENERDI' 27 MAGGIO:
- dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 19 
Open stage 2 Piazza Garibaldi
concorso "New Sounds of Acoustic Music" in memoria di Stefano Rosso, per chitarristi acustici solisti/fingerstyle, cantautori chitarristi e band acustiche emergenti.
- dalle 21,30 concerti e jam session nei locali di Sarzana
INGRESSO LIBERO


SABATO 28 MAGGIO:
- dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19
Open stage 1 Piazza Matteotti
“FIGLI DI DYLAN” Celebrazione dei 75 anni di Bob Dylan
performance di: Francesco Lucarelli & Rawstars, Massimiliano Spada, Roberta Barabino, Renzo Cozzani, Chiara Ragnini, Stefano Fedele, Massimo Donno, Jackie Perkins (Usa), Luca Burgalassi Quartet, Luigi Grechi, Tiziano Mazzoni, Stefano Santangelo.
Con la partecipazione straordinaria di Tito Schipa Jr e presentazione del film cult “Orfeo 9”
Coordinamento di Francesco Lucarelli
INGRESSO LIBERO



- dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19:
Open stage 2 Piazza Garibaldi
“WOMEN & GUITARS” Rassegna di chitarriste e cantautrici al femminile
performace di: Sara & Sara Trio, Camilla Conti, Linda & Lisa, Maria Devigili, Muriel Anderson (Usa), Betty Verri “Macadam”, Teresa Plantamura
INGRESSO LIBERO

- dalle 15 alle 19:
Open stage 3 Piazza F. De Andrè
SAGGI e PERFORMANCE degli allievi e insegnanti di ScuolacusticA a cura di Fingerpicking.net
coordinamento di Giuseppe Tropeano e Reno Brandoni
INGRESSO LIBERO


- dalle 21,30 in concerto (CON BIGLIETTO ENTRATA): http://www.vivaticket.it/index.php?nvpg%5Bevento%5D&id_show=82738)
Main central stage Fortezza Firmafede si esibiranno:
SUKARMA (Nepal)
Muriel Anderson (Usa)
Tito Schipa Jr
Vittorio De Scalzi & Andrea Maddalone
Paola Turci
performance nelle strade di Sarzana di Paolo Sgallini “One man band”

- dalle 21,30 concerti e jam session nei locali di Sarzana
INGRESSO LIBERO



DOMENICA 29 MAGGIO:
- dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19:
Open Stage 1 Piazza Matteotti
BOB BROZMAN MEMORIAL BLUES PLACE
performance di: In Acustico, Simone Baggiani “Dans La Rue”, Ol’ Donkey Blues, Andrea Giannoni & Gas, Cozzati Raffaele, Lorenzo “Ukulollo”, Oscar Bauer & Lupo, Sukarma (Nepal), Ukus in Fabula, Betta Blues Society
presentazione di “Omnivox International”, organizzazione no-profit per aiuti nel mondo della musica
a cura di Haley Sage Robertson Brozman
INGRESSO LIBERO

- dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 19:
Open stage 2 Piazza Garibaldi
Andrea Tarquini Trio, presentazione nuovo CD.
“Pulce che salta salta”, esibizione del gruppo di bambini suonatori di Ukulele delle scuole elementari di Loano (SV), direzione del M° Ferdinando Marchese.
Ricordo di Rodolfo Maltese con Giovanni Pelosi & special guests
Danilo Cartia Trio, presentazione del IV° Bluegrass Meeting in programma all’AGV di Cremona sabato 1 ottobre
INGRESSO LIBERO

- dalle 11 alle 13:
Open stage 3 Piazza F. De Andrè
SAGGI e PERFORMANCE degli allievi e insegnanti di SCUOLACUSTICA a cura di Fingerpicking.net
coordinamento di Giuseppe Tropeano e Reno Brandoni
INGRESSO LIBERO

performance nelle strade di Sarzana di Paolo Sgallini “One man band”

- dalle 21,30 concerti e jam session nei locali di Sarzana





ULTIMO TOUR SULLA LUNA // CAPITOLO 17: UN PASSO INDIETRO RISPETTO AL CARISMATICO FRONTMAN - UN ROMANZO DI LJUBO UNGHERELLI


Ecco "Un passo indietro rispetto al carismatico frontman", il capitolo 17 di "Ultimo tour sulla Luna", il nuovo romanzo di Ljubo Ungherelli pubblicato a capitoli con licenza Creative Commons, in esclusiva sul blog di Riserva Indie ogni giovedì dal 4 Febbraio. Guy e Vicni, in arte 2 Dualità, stanno ultimando il tour finanziato dai fans con una campagna di crowdfunding ed è il momento di confrontarsi su quello che sarà il loro futuro. Vi ricordo che potete ritrovare tutti i capitoli già pubblicati sulla tab dedicata al romanzo nella home page di questo blog.


Capitolo 17
Un passo indietro rispetto al carismatico frontman

Abusando di un luogo comune, incendiammo il posto. Né il fatto che Guy fosse ubriaco perso, né il clima oppressivo che si stava creando tra noi: nulla poteva intaccare la nostra intesa sul palco. Era come se un fluido magico rimbalzasse tra me e lui, facendoci sprigionare un’energia pazzesca.
Avevamo iniziato non molto dopo esserci alzati da tavola. Io mi ero cambiata in fretta e furia, mettendomi il tailleur con pantalone come a Spoleto. Guy aveva mantenuto la promessa: s’era presentato con una camicia sgargiante che ricordava le giacche dei toreri, verde con risvolti dorati su colletto e maniche, e alla prima pausa, dopo tre pezzi, se l’era tolta.
Per me era facile lasciarmi trascinare dalla sua carica, sentivo che avrei potuto suonare per ore senza fermarmi. In più, le occhiate intense con cui radiografavo il pubblico fino a trapassarlo con la precisione di un bisturi (stupida metafora chirurgica scritta da una tipa in un live report pubblicato online), erano mirate alla caposala, che continuava ad aggirarsi là intorno.
Il nostro impeto era stato ricambiato da chi era venuto a vederci. Gli spettatori ci fecero sentire il loro calore alcolico. Dai tavoli si levava un gran vociare quando finiva una canzone, e ben presto si levarono direttamente loro, pigiandosi a ridosso del palco, tanto che avevo temuto che una caduta domino ce li scaraventasse contro, sfasciandoci ogni cosa. Ma in modo o nell’altro erano riusciti a contenere l’euforia a un livello a noi non nocivo.
Guy, circondato da forsennati, era nel suo habitat naturale. Interagiva con le persone, moltiplicava le pose, si muoveva come un giocoliere con chitarra a tracolla, cantando e saltando contemporaneamente, fino a interpretare un’intera strofa di “Continua” fuori dal microfono, sulla faccia di chi gli stava di fronte.
Io su “Continua” mi ero alzata in piedi, dando le spalle al pubblico. Dovendo ottimizzare gli spazi, avevamo incassato la tastiera contro il fondo del palco. Così girata, ancheggiavo con un moto lento e circolare, al tempo della canzone. Guy mi ripeteva a nastro quanto ai ragazzi piacesse vedermi fare quelle mosse. Io non riuscivo ad abituarmi all’idea che gli uomini potessero eccitarsi con una come me. Eppure pareva essere così, quindi sfruttavamo questo mio presunto lato sexy, anche nelle sessioni fotografiche. Era buffo: in quasi ogni foto Guy, che era il cantante oltre che un bellissimo ragazzo, restava in secondo piano, a volte addirittura un po’ sfocato.
Poi, sul palco, lui riprendeva il timone di comando ed io lo seguivo. Persino sui pezzi cantati da me, come “Asma cardiaca”, il suo sorriso spadroneggiava su qualunque altro dettaglio. Per la mia ritrosia a stare sotto i riflettori, avere accanto qualcuno che catalizzava l’attenzione era stato un toccasana. Avevo il mio spazio, la mia visibilità, ma ero felice dello status di batterista sopra le righe ma sempre un passo indietro rispetto al carismatico frontman di 2 Dualità.
Ci furono parecchie sbavature, ma la nostra performance era così trascinante da ovviare agli errori di esecuzione. Finì che ci chiesero i bis. Rifacemmo “Quasi uguali quasi diversi”, con la fettina di area sottopalco che ribolliva di sudore e aromi di vini e birre. Siccome non ci volevano fare andar via, servimmo un’ultima portata: la cover di “Seven nation army” dei nostri padrini White Stripes. Sul ritornello strumentale, tutti si scatenarono col popopopopopo, tormentone passato dai locali per concerti agli stadi di calcio.


Fu uno dei nostri migliori concerti, non solo del tour sulla Luna, ma in assoluto. Tuttavia l’atteggiamento dei presenti, come ci aveva spronato in sede live, ci affossò subito dopo. Un minuto più tardi, infatti, i due musicisti esaltati dalla folla non erano più cagati da nessuno. Vendemmo a malapena un cd. Finita la musica dal vivo, il Pino Wine Bar era diventato un normalissimo pub, con due schermi televisivi accesi su canali sportivi e un sottofondo preso in buona certezza da qualche compilation di evergreen, di quelle che trovavi nelle ceste di cd in superofferta.
Guy si era già sganciato, vedendosi impossibilitato nelle pubbliche relazioni a nome del gruppo, ed era andato a piazzarsi su uno sgabello al bancone del bar, intenzionato a finire di disfarsi nel beveraggio, con Romaldio che continuava imperterrito a riempirgli il bicchiere.
Io decisi di smontare il palco e ricaricare la Luna. Nessuno mi dette corda mentre trascinavo fuori la strumentazione mia e quella di Guy, perciò fu un lavoro relativamente rapido.
Perfettamente a suo agio nei panni del beone lombardo–veneto abbrutito, Guy era sempre piantato dove l’avevo lasciato prima di mettermi a smontare. C’era stata però una variazione sul tema: non era da solo. Mi avvicinai. Non più di fronte al bancone, ma di profilo, con un gomito appoggiato sopra, Guy era alle prese con due ragazze.
Una aveva i lineamenti indios, i capelli lisci e nerissimi che non le arrivavano alle spalle, gli occhi scuri come la pece, il naso schiacciato. Era piccola e fine di corporatura, con i jeans coperti fino alle cosce da una blusa violacea. Una indios nell’indie.
L’altra era all’opposto. Alta e robusta, il viso paffuto sommerso da un cestone di riccioli castani in spregio a chi era costretta a farsi la permanente per avere la metà di quel volume di capelli. Come molte delle ragazzine hipster che vedevo in città e nei posti dove suonavamo, girava fieramente con costosi abiti vintage: borsa da pagarla a rate, gonna di stoffa a scacchi che le arrivava ai polpacci e pullover anni Sessanta di cachemire.
Tutt’e due, dallo stato infervorato con cui si agitavano intorno a Guy, parevano inebriate quasi al suo livello. Era una scena tutt’altro che rara per un postconcerto di 2 Dualità. Uno o più esseri di sesso femminile che si paravano incontro all’affascinante e socievole cantante, che le intratteneva in grande stile per poi lasciarle a bocca asciutta.
Rispetto agli standard, però, vedevo due sostanziali differenze. Uno: a un primo screening, quelle potevano non essere necessariamente attratte solo dagli uomini. E soprattutto, due: Guy era totalmente andato, e in simili condizioni avrebbe addirittura potuto accettare proposte di prosecuzione della nottata. Entrai di prepotenza per debellare i miei timori. La prima contromisura fu quella che usavo di solito: allontanare Guy con una scusa.
“Tesoro”, gli dissi, con un vezzeggiativo che non gli rivolgevo mai, “c’è da compilare il borderò, senti Romaldio e fatti dare il modulo… In pochi minuti ha fatto”, rassicurai falsamente le tipe che già mi guardavano di sbieco.
“La Siae deve arrostire su una grigliata infernale!”, mi rispose, infiorettando il tutto con una bestemmia che doveva aver metabolizzato dai frequentatori del Pino Wine Bar. Le due tipe scoppiarono a ridere. “Fallo tu se vuoi. Scrivici titoli e cose a caso. Tanto ormai la fine è vicina.”
Fallito il primo tentativo, m’inserii direttamente nella conversazione, presentandomi senza aspettare d’essere invitata a farlo.
“Ullüllu”, mugolò la più massiccia delle due, dandomi mollemente la mano. Quindi esternò un breve discorso di cui non compresi mezza parola. Guy, dal canto suo, sorrideva convinto a quell’ammasso di suoni primordiali e si diceva pienamente d’accordo a metà. Non capiva più un cazzo.
Mi passò un flash davanti agli occhi: Guy semi incosciente sdraiato sul letto, sormontato da quelle assatanate. Per la prima volta, provai un fugace senso di invidia, o forse di gelosia, nei suoi confronti.
Cercai di prender da parte una delle due, la piccoletta con la carnagione da meticcia, nel doppio intento di neutralizzare il pericolo che volessero farsi Guy e svagarmi un po’ anch’io con quella che mi sembrava la più abbordabile.
“Giustizia! Giustizia!”, mi ripeté. Era persa in un suo trip mentale, su cui cercai di sintonizzarmi al volo. “Questo è un paese di merda, di ladri e figli di puttana che vanno eliminati. C’è bisogno di giustizia!”
“Hai ragione, gli uomini sono proprio dei bastardi”, provai a cogliere la palla al balzo. Giustizia mi guardava, perplessa nella sua alterazione alcolica. Incaponita nelle sue teorie, riprese il tormentone.
“Ci vuole giustizia! Ci vuole la pena di morte! Io sono a favore! E ripetuta più volte!”
“L’ho sempre detto anch’io. Non bisogna permettergli di farci del male. Tu sei un fiorellino che aspetta solo d’esser colto. Ma non dalle mani lorde di questi grezzi. Tu meriti di meglio…”
Mi avvicinai ulteriormente, pronta al successivo step. Fosse allontanarci assieme, o intanto sfiorarle le labbra con le mie e vedere come reagiva.
“No!”, si ritrasse lei con uno sdegnato passo indietro. “Finché non c’è l’assoluta certezza della colpa c’è la presunzione d’innocenza. La giustizia si basa su questo principio, altrimenti non c’è giustizia. Non possiamo abbassarci al livello delle bestie solo per la sete di giustizia da far west. Dobbiamo vederci chiaro prima di sparare sentenze e sbattere il mostro in prima pagina.”


L’improvvisa sterzata garantista di Giustizia mi tarpò le ali. Tipico delle donne sceme, dare seconde, terze e quarte possibilità agli uomini stronzi di farle soffrire. Incredibile come il semplice atto di ubriacarsi scatenasse nelle persone le pulsioni più varie. Sempre a mio sfavore, purtroppo.
Fresca di rimbalzo, con la coda dell’occhio vedevo Ullüllu che rideva con i denti sporgenti, dando vigorose pacche sulle spalle di Guy e facendoglisi sempre più vicina, salvo poi distaccarsi scontrosamente dopo pochi secondi e squadrarlo con aria di altezzosa superiorità. Lui non mutava la sua maschera sorridente e collaborativa, sia che Ullüllu gli alitasse sulla bocca, sia che si divincolasse quasi disgustata.
Pur fallendo nell’imbrocco, ero perlomeno riuscita a scoraggiare Giustizia e Ullüllu. Forti di un rigurgito di bigottismo che neppure i fumi dell’alcol avevano smantellato appieno, se ne andarono poco dopo. Guy non fece tentativi di trattenerle, né protestò quando proposi di levarci di torno a nostra volta.
Romaldio per la notte ci aveva lasciato le chiavi di casa sua. Guy, ormai prossimo al coma etilico, s’era buttato sul letto, ancora vestito; disse alcune frasi senza senso, poi si chetò, sprofondato di colpo nel sonno. Nonostante il nostro rider specificasse che dormivamo in letti separati, la camera (l’unica stanza che Romaldio aveva lasciato a nostra disposizione, oltre al bagno; le altre porte erano chiuse a chiave) aveva un letto matrimoniale. Poco male per una volta, forse l’ultima. Ne approfittai per prendermela comoda. Ero stanchissima, anche a livello mentale, ma sonno poco. Mi spogliai completamente e andai in bagno.
Quella volta, alla fine della serata organizzata dai tizi del Platino Picchiatore, invece ero vestita. Le poche ragazze che frequentavano “alla pari” i maschi sul loro stesso terreno, e parlavano come loro, e bevevano quanto loro, si facevano l’assurda fama d’essere disponibili senza nemmeno dover chiedere troppi permessi per coinvolgerle.
Mi avevano tirato su la gonna e scostato le mutandine. Poi non avevo più visto nulla, dato che qualcuno mi aveva sollevato la maglia, incastrandomela dietro la testa. Indebolita dall’alcol e colta di sorpresa, non ero riuscita ad avere alcuna reazione. Avevo solo chiuso gli occhi e stretto i pugni, mentre quelli a turno si muovevano dentro di me, e intanto varie mani mi tenevano ferma e mi toccavano da tutte le parti. Ero stesa su un cubo, dove durante la serata la gente si sedeva per fare una sosta dalle danze, bere e magari tra una chiacchiera e l’altra tentare qualche approccio con chi era lì accanto.
I giorni successivi, non riuscivo a capacitarmi di cosa mi fosse capitato. Se fosse stato un sogno, un incubo, se fossi stata al gioco o se l’avessero fatto contro la mia volontà. L’unica cosa che avvertivo con chiarezza era il senso di colpa e di disgusto verso me stessa.
Mi ero attaccata a Guy perché avevo il sentore che fosse uno dei pochi uomini che non mi avrebbe mai fatto del male. Avevo avuto ragione. In più, eravamo stati travolti da una relazione musicale che c’aveva portati dove mai ci saremmo immaginati di arrivare.
Guardai la mia immagine riflessa allo specchio. Vidi una donna provata tanto da brutti ricordi quanto da un presente che stava per diventare passato. Non vidi le curve che, quando mi alzavo dalla batteria, facevano sbandare gli incauti automobilisti che venivano ai nostri concerti (altra frase del cazzo scritta su un sito di musica indie). Vidi il bulbo superiore della clessidra con ancora pochissimi granelli di sabbia. Il resto era scivolato di sotto.
Cercai di non puntare più gli occhi verso lo specchio, che mostrava impietoso il mio corpo nudo e indifeso. Tornai in camera, dove avevo lasciato accesa la luce sul comodino dalla mia parte di letto. Guy respirava profondamente, devastato dal troppo bere al punto di non essersi levato nemmeno le scarpe prima di crollare. Per quanto involontaria, era un’immagine perfetta della sua contraddittoria morale nei miei confronti: mi parlava nei minimi dettagli delle sue esperienze sessuali, però si vergognava a farsi vedere in deshabillé. E lo stesso s’inalberava se mi scoprivo troppo davanti a lui. Chissà se anche lui aveva represso la curiosità di spiare l’intimità della persona con cui divideva ogni altro aspetto della vita.
Entrai sotto le coperte, con un po’ di difficoltà essendoci lui che le teneva in tirare da sopra. Prima di girarmi e provare a dormire, lo accarezzai sulla guancia. Non ebbe alcuna reazione. A me invece stava venendo da piangere.




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mercoledì 25 maggio 2016

RHUMORNERO // ECCO IL VIDEO DI "UN MILIARDO DI ANNI", PRIMO ESTRATTO DA "EREDI", IL NUOVO ALBUM DI INEDITI


Ecco il video di "Un miliardo di anni", il singolo dei Rhumornero che anticipa l'uscita di "Eredi", il nuovo album di inediti in uscita a circa 5 anni di distanza dal precedente "Il cimitero dei semplici" e che vede la prestigiosa produzione di Pietro Foresti. In attesa di vederlI e ascoltarli negli studi di Riserva Indie ecco la clip diretta da Simone Pozzolini.

martedì 24 maggio 2016

RIASCOLTA ANDREA GOZZI CHE PRESENTA "APPUNTI DI ROCK 3" ALL'ULTIMO NEGOZIO DI DISCHI SULLA TERRA


Ecco lo streaming della puntata dell'Ultimo Negozio di Dischi del 24-05-2016 in cui Andrea Gozzi ha presentato il terzo volume di "Appunti di Rock", la raccolta di scritti sulla storia del Rock (e derivati) che vede in veste di autori, tra gli altri, Giulia Nuti, Beatrice Pagni, Lelio Camilleri e Giulia Sarno. Il libro, edito da Il Foglio Letterario, sarà disponibile in tutte le librerie a partire dalla prossima settimana. In "Appunti di Rock 3" si parla di: Deep Purple, Moody Blues, Leonard Cohen, King Crimson, U2, Metallica, Nick Cave, Iron Maiden, Bjork e Teatro degli Orrori. Qui sotto Andrea negli studi di Contatto Radio con parte dello staff di Riserva Indie.


Clicca play sul lettore di Mixcloud qui sotto per riascoltare Andrea Gozzi all'Ultimo Negozio di Dischi sulla Terra

BOLOGNA VIOLENTA, DAGGER MOTH, NADJA E TANTO ALTRO // SCARICA IL NUOVO NUMERO DEL TRITACARNE IN FREE DOWNLOAD


Ecco la copertina del nuovo numero del Tritacarne, il magazine di Toten Schwan Records che potete scaricare in free download semplicemente cliccando su questo link. Come sempre pubblichiamo l'editoriale con gli "ingredienti" di questo nuovo numero che vede anche, nello spazio recensioni, un articolo dedicato al nuovo (splendido) album di Dagger Moth.



INGREDIENTI TRITACARNE NUMERO QUATTORDICI

In questo numero, il quattordicesimo che poi in realtà è il quindicesimo, ma di questo parleremo
un'altra volta, abbiamo triturato sminuzzato e infilato controvoglia un piacevole rendez vous
con l'amico DAREK BLATTA [cui dedichiamo anche la copertina] che ci parla di sé e del suo rapporto
con i demoni che contribuiscono a generare le sue opere, abbiamo fatto un salto indietro al mese
scorso per inquadrare da tutti i punti di vista possibili il concerto in piena chinatown pratese
dei DEMERIT arrivati direttamente dalla Cina con il loro carico di grinta ed energia, di nuovo
chiacchiere con Marco Campitelli che ci parla di "tango kalashnikov" ultimo album del suo
progetto OLSO TAPES e con l'amico Dwight Holly che introduce [con nostro grande piacere] per la
prima volta i MACELLERIA MOBILE DI MEZZANOTTE sulle nostre pagine. Colti da nostalgia per la
nostra terra natia abbiamo incontrato i NADJA dark wave band che limiti anagrafici non ci hanno
permesso di godere appieno e abbiamo parlato un po' del loro ritorno. Per non annoiarci troppo
abbiamo giocato coi colori delle TRAME A POIS trio tutto femminile che fa del body painting
applicato all'arte la propria ragione di vita per chiudere con una marchetta indegna in
compagnia del nostro WERNER SWAN che racconta i perché del suo "sogni e bisogni".
Per quello che riguarda invece lo spazio recensioni di "ci stanno uccidendo al suono della nostra
musica" questa volta il contenuto è particolarmente corposo e comprende [nell'ordine] i nuovi
album di BOLOGNA VIOLENTA, LA MACCHINA DI VON NEUMANN, ALBIREON, ANDROMACA, LIMITED LIABILITY
SOUNDS, HANTE, RESURRECTURIS, ARENNA, DAGGER MOTH, LA COSCA, RIJGS, DETOUR DOOM PROJECT, QUIET PIG,
POSTVORTA, SLAMINA, MATTEO BENNICI, NADSAT, MILF, ISTMO, CRONAUTA, TROMPE LE MONDE E G.G.E.L.
Non è tutto qui, troviamo infatti ancora un assaggio di una testimonianza agghiacciante capitata
in sala parto a Valentina Maran [il testo integrale lo trovate linkato a fine articolo e rimanda
direttamente al suo blog], i nostri pensieri sull'ultimo libro di Davide Rossi "confessioni di un
misantropo" [una vera botta di vita e di entusiasmo a due passi dal suicidio] oltre
all'immancabile rubrica "Grazie per il vostro odio quotidiano" che non smette mai di regalarci
soddisfazioni.
Infine per restare aggiornati con le uscite di casa Toten Schwan abbiamo inserito [in attesa di
recensirli sul prossimo numero in modo esauriente] il nostro materiale promozionale sulle recenti
uscite discografiche di LOIA ["NODO ALLA GOLA" TSR59] CANI DEI PORTICI ["DUE" TSR63] P.O.M.A.
["PARANOID ROOM" TSR64] ZEIT [THE WORLD IS NOTHING" TSR62] E "SDANG! ["LA MALINCONIA DELLE FATE"
TSR65].
Siamo già al lavoro per quello che sarà il numero quindici, sia a livello di interviste che di
recensioni, per cui tutti quelli che non hanno visto il proprio contributo su questo numero
possono stare tranquilli perché saranno sicuramente sul prossimo. Grazie ancora a tutti [per il
vostro odio, ma non solo...] addio.

lunedì 23 maggio 2016

RIASCOLTA (E GUARDA) ANTONIO CLEMENTE A RISERVA INDIE PER PRESENTARE "CANZONI NEL CASSETTO" // FOTOGALLERY DI SAMUEL FAVA


Ecco la fotogallery, a cura di Samuel Fava, e lo streaming, sul player di Mixcloud in coda a questo post, di Antonio Clemente a Riserva Indie il 16-05-2016 per presentare i brani del suo nuovo album "Canzoni nel Cassetto" e suonare un minilive in studio con la violinista Alice Nappi. Vi ricordo che Antonio suonerà Giovedì 26 Maggio alla Stanza della Poesia in Piazza Matteotti a Genova (ore 17,30) e presenterà anche alcuni estratti dalla raccolta di poesie "Terra di Nessuno". Presto online anche un video del live registrato in studio.








Clicca play sul lettore di Mixcloud qui sotto per riascoltare Antonio Clemente a Riserva Indie