domenica 19 settembre 2021

MY NEVERMIND - 12 RACCONTI (PIU' UNO NASCOSTO) ISPIRATI DAL DISCO DEI NIRVANA - INTERVISTA A PATRICK POINI A CURA DI MAURIZIO CASTAGNA


30 anni di "Nevermind" celebrati con un mare di articoli e un libro di 12 racconti (più uno nascosto) pubblicato da Patrick Poini. Ne abbiamo parlato con l'autore.


Ciao Patrick e grazie per la tua disponibilità. Partiamo subito da "My
Nevermind" e dai suoi 12 racconti (più uno nascosto) ispirati allo storico disco dei Nirvana. Come e quando è nata l'idea del libro?

Alla prima rispondo con una battuta: beh, volevo fare qualcosa per il trentennale dell'album prima che lo facesse Dave Grohl! A parte gli scherzi, sappiamo quanto trent'anni fa Nevermind riuscì a sconvolgere il mondo della musica e la società in generale, purtroppo gli effetti di quello scossone non sono riusciti a sopravvivere a Kurt Cobain... Per omaggiare quell'evento epocale ho quindi scelto un approccio alternativo, facendo appunto mio quel disco attraverso la scrittura e lasciando che quelle canzoni mi ispirassero per scrivere dei racconti. È confortante verificare come un artista o un album riescano a comunicare con te in maniera personale e a portarti sensazioni sempre nuove anche al miliardesimo ascolto.

In "My Nevermind" usi la tecnica del "cut up" che è la stessa usata da Cobain per le sue canzoni. Di cosa si tratta?

Si tratta di un metodo di scrittura utilizzato e reso celebre negli anni Sessanta dallo scrittore Williams S. Burroughs, che era l'autore preferito dal frontman dei Nirvana. In pratica questa tecnica consente di arrivare a un testo finale mischiando frasi o intere parti prese da diversi scritti.

Che sensazione ti ha dato riascoltare il disco con un approccio "diverso", sapendo di doverne ricavare dei racconti? Per ogni brano hai avuto subito l'ispirazione giusta per scrivere? Ci sono stati singolo brani che hanno dato vita a più racconti? E, nel caso, come hai scelto quello da pubblicare?


Ci ho provato e il lavoro è venuto fuori in maniera quasi naturale, ovviamente il merito è, più che del sottoscritto, di Cobain che è riuscito a fare quei tre dischi che possono parlare con la tua anima anche a distanza di decenni. La maggior parte dei racconti sono usciti subito, per i restanti il cut-up mi ha aiutato a sviluppare quella che era l'idea prima. Sì, alcuni brani hanno dato vita a più racconti: nello specifico Polly, al quale ho affidato il mio grido femminista, nella prima versione era un po' piatto, era perfetto per un manifesto socio-politico ma doveva diventare un racconto, un racconto in grado di far pensare allo schifo di società patriarcale che ancora oggi non si riesce ad abbattere. Territorial Pissings non era nato male, ma l'ho migliorato mettendoci dentro materiale preso da un paio di vecchi progetti che esprimevano lo stesso concetto. Una volta finita la prima versione di Lounge Act mi sono reso conto che da qualche parte avevo scritto qualcosa di molto simile e un po' più valido dal punto di vista letterario e l'ho rielaborato. Con Endless-Nameless ho espresso i concetti originali trasformando il testo in una specie di favola in corso d'opera. On A Plain è stato il più faticoso e, con il cut-up, ci ho messo dentro delle parti che mi piacevano delle versioni iniziali di Lounge Act e Endless-Nameless. In questi casi ho voluto dare al pubblico qualcosa di meglio della prima stesura.

Nella copertina del libro in piscina restano i dollari ma sparisce il neonato. Come mai?

La copertina l'ho fatta prima che venisse fuori la notizia che il piccolo Spencer Elden avrebbe richiesto un risarcimento. La mia scelta di non inserirlo è scaturita solo da motivi di copyright, scherzosamente posso dire che sui diritti Courtney Love è molto attenta e che non avevo voglia che i suoi avvocati si scomodassero per un libriccino in italiano. Tornando serio voglio sottolineare quanto sia irrispettosa l'uscita pubblica dell'ex bimbo della copertina che ha definito quell'immagine “pornografia infantile” attaccando di fatto una persona morta. Kurt Cobain, che era sempre dalla parte delle donne e dei bambini, spiegò in maniera chiara la sua scelta perché anche all'epoca qualcuno ebbe da ridire sulla nudità del neonato ed era pronto a far coprire i genitali di Spencer con un adesivo con su scritto “Se questo vi offende, allora forse siete dei potenziali pedofili” nelle copie destinate alle catene che non avessero voluto mettere in vendita il disco.

Che ricordi hai di "Nevermind". Quando il disco è entrato nella tua vita?

L'album è entrato subito nelle vite di tutti in quel settembre del 1991. Ricordo ancora che la prima canzone dei Nirvana che ho sentito fu Even In His Youth, B-side dal singolo di Teen Spirit, che mia sorella maggiore stava ascoltando: avevo 10 anni, un background metal e non avevo ancora gli strumenti per capire che non c'entrava niente con la roba che lei metteva su in quel periodo, tipo Bryan Adams.

Personalmente ricordo ancora 30 anni fa il pranzo domenicale in famiglia con "Superclassifica Show", condotta dal mitico Maurizio Seimandi, che si chiudeva con"Smells like teen spirit" al numero uno. Era un brano di rottura che chiudeva una trasmissione a base di Sting, Venditti e Paolo Vallesi e, se vogliamo, 'ingresso della "altra musica" nel salotto di casa. Venire in qualche modo a patti con un contesto diverso da quello in cui si è nati è stato l'inizio della fine di un movimento?

Come dicevo prima, avevo 10 anni e ascoltavo metal, forse avrei potuto capire i Nirvana prima di tanti miei coetanei e anche di tanti ragazzi più grandi, che raramente avevano una formazione rock. Invece ci misi un po': il paradosso vuole che pensassi che la musica “dura” non dovesse essere data in pasto a tutti e che questa band stesse tradendo questa cosa non detta. Il mio era proprio un concetto cobainiano. Anche se probabilmente dal punto di vista delle scelte artistiche ha fatto quello che avrebbe dovuto fare, lo stesso Cobain non riusciva ad uscire da questo modo di pensare e la cosa lo faceva stare così male che sappiamo come è finita. Grazie a quelle scelte, chi ha voluto approfondire ha potuto conoscere gruppi fantastici come i Mudhoney, le L7 e tutto il movimento delle riot grrrl, quelle scelte sono riuscite ad avere un profondo impatto non solo musicale, ma anche culturale su chi è andato oltre il riff di Teen Spirit.

La figura di Cobain è ormai diventata una icona che coinvolge il nostalgico del grunge come l'adolescente che ha scoperto i Nirvana sulle playlist di spotify o sulle magliette del banco del mercato. Cosa ha reso questo anti-personaggio così popolare tra persone così diverse?

Non so davvero se essere così positivo. Mi sembra, ma potrei sbagliarmi, che ormai l'adolescente non riesca più a calarsi in quel mondo e negli ultimi anni ho sentito più di un ragazzino dire di non conoscere i Nirvana. Peccato, perché a me quei dischi hanno insegnato a capire quello che avevo dentro e quello che c’era fuori, mi hanno reso capace di capire le mie emozioni, anche quelle negative; Kurt è stato l’amico intimo di tante persone e, da padre, mi dispiace avere la sensazione che le nuove generazioni non riescano a “incontrarlo”. La cultura grunge è stata sempre legata alla ricerca e allo scambio tra persone più che all'imposizione. Con l'algoritmo di Spotify è facile che partendo dai Nirvana si arrivi a Bon Jovi, mentre scambiandosi cassette, leggendo le riviste musicali e ascoltando la radio si poteva arrivare sino alle Kleenex/LiLiput e per qualche strano motivo poteva venirti voglia di leggere un libro, di scrivere qualcosa o di mettere su una band.

Il mondo del rock è molto cambiato da 30 anni a questa parte ma le rockstar che riempiono gli stadi sono più o meno sempre le stesse. Si moltiplicano le reunion di vecchie glorie, quasi come se un certo tipo di musica fosse incapace di evolversi e nello stesso tempo creare delle novità tali da riempire delle arene. C'è anche un problema di mancanza di personaggi nel mondo musicale di oggi? Mancano le figure carismatiche con una storia da raccontare alle spalle come  Cobain, Morrison, Osbourne e soci?

È un mondo troppo diverso, i 15 minuti di celebrità di cui parlava Andy Warhol ora possono essere 15 secondi di video su TikTok. Sì, mancano personaggi e personalità e persone. Dall’Italia è uscito qualcosa proprio in questi mesi, non sono ancora pronto per nominarli e per avere una precisa opinione, ma credo che questo fenomeno possa avere una notevole rilevanza. È un bene che i giovani d’oggi (citazione che qua ci sta bene) che non avevano ancora avuto a che fare con il rock sentano qualcuno che li intriga dire che per suonare ha tratto ispirazione da Kim Gordon.

Nell'attuale contesto, musica "liquida", immagine "usa e getta" affidata ai social, fine delle riviste musicali e delle fanzine, un disco come "Nevermind" oggi avrebbe lo stesso impatto di 30 anni fa?

Temo di no. I Nirvana non sono stati certamente l’unica cosa buona degli ultimi decenni, ma in quel contesto sono riusciti ad avere quell’impatto. Io adoro le Skating Polly, una band giovanissima ma che ha all’attivo già più dischi dei Nirvana, che ha molto talento ed è figlia anche di quel fenomeno. Il gruppo è spinto da Exene Cervenka, Viggo Mortensen, Shirley Manson e dai Flaming Lips eppure non riesce ad avere il successo che merita, neanche tra le nostre generazioni. Forse anche tanti di noi si sono impigriti; era già successo proprio con i Nirvana: per molti sono stati solo una fase, ma c’è qualcuno che ha capito a fondo e sono soddisfatto di sapere che non mi sbagliavo quando rispondevo negativamente a quelli che mi dicevano che crescendo mi sarebbe passata.

Grazie Patrick per il tuo tempo e prima di chiudere ricordiamo ai nostri lettori come è possibile acquistare "My nevermind".

Prego! È sempre bello parlare con voi, perché parliamo la stessa lingua. Il libro si può comprare su Amazon sia in cartaceo che in digitale e chi ha Kindle Unlimited può addirittura leggerselo gratis. Vi lascio i link:


CARTACEO 


DIGITALE




 

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