Esistono gli animali da palcoscenico, star che con naturalezza cavalcano la scena, e poi ci siamo noi, che dalla platea facciamo di quegli animali degli eroi, i nostri eroi. Questo è Animali da parterre, io sono Denise e stasera vi porto con me al concerto dei Peawees.
Via Monteverdi primo giorno di primavera 2026, La Spezia, la macchina parcheggiata sul bordo del marciapiede dopo aver fatto due giri per trovare un sosta non troppo lontana. Arriviamo, sulla destra si palesano ghirlande di luci ad illuminare l’entrata del Dialma Ruggiero, “cantiere creativo urbano”: uno spazio, multiuso, per i giovani, un centro culturale in piedi dal 2003 e ricavato nello stabile di un ex scuola media. L’evento di oggi è organizzato dallo Shake Club, che si sposta per la serata con il suo staff all’interno dell’auditorium del Dialma, e dalla Wild Honey Records. I protagonisti sono i The Peawees e l’occasione sono i festeggiamenti dei 30 anni (+1) di storia della band.
Anni di Rock’n’Roll, e di amicizie perché i Peawees fanno parte della storia del Rock spezzino anni 90, quella storia che racconta le origini della cultura punk rock cittadina, le sue persone, le loro usanze, i suoi locali. Oggi dopo l’ultimo tour europeo questi ragazzi sono finalmente tornati a casa a ricaricare le pile prima di affrontare il nuovo tour che toccherà Giappone, Inghilterra e Spagna, ma anche a spegner le candeline con i loro fan di sempre. Reperire tutti i biglietti che ci servivano per condividere la serata tra amici non è stato semplice perchè sono finiti quasi subito. All'arrivo ci posizionano al polso un braccialetto rosso e poi, si entra.
Sulla sinistra il banco del merchandising: dietro si erge gigante il nome della band, davanti, sul banco l’anteprima esclusiva del nuovo box set “Food for my soul” realizzato per l’anniversario con tutti i loro 7 album e che uscirà ufficialmente solo il 9 aprile. Un oggetto davvero bello e accattivante, la pelle in texture, lo stile vintage e selvaggio riconoscibile e riconducibile a uscite e grafiche precedenti si fa oggi elegante per l’occasione e si veste di nero e oro. Il palco, di fronte al merch, sembra un set di Las Vegas, il punk rock veste frange e paillettes e tantissimi sono gli strumenti schierati.
Ai primi movimenti sul palco si alza dal parterre un boato di accoglienza. Entra Hervè, il frontman e filo rosso della band, l’unico membro che non è mai cambiato. All’anagrafe Hervè Peroncini, imbraccia la sua chitarra: pantalone attillato, camicia country in tinta unita chiara ma con le spalle più scure. Lo seguono da scaletta, Napoli, Lalo e Lando. Ecco. Stiamo per assistere a un evento unico per la band e questa prima formazione in entrata ci fa capire cosa accadrà a breve: per tutta la serata infatti si alterneranno sul palco a suonare e cantare tutti gli ex membri: Riccardo La Lomia il primo bassista e Livio Montarese, alla batteria. Quelli degli esordi, nel lontano 1995 quando erano solo dei ragazzi con la voglia di fare del punk rock in una città di mare. Sale poi sul palco anche Stefano Zappelli, che si aggiunse alla band qualche anno dopo il primo album, proprio con le prime produzioni negli Stati Uniti quando sposarono un sound un po’ più rock’n’roll. E poi ancora Andrea Ricci , Jacopo Giannetti, Carlo Landini e Michele Napoli.
Tutti loro si interscambiano di continuo e per tutta la serata con la formazione attuale composta da Dario Persi alla chitarra, Fabio Clemente al basso e Tommy Gonzalez alla batteria. La storia dei The Peawees è la storia di tante persone. L’influenza di tanti membri nella band ne ha arricchito il sound nel tempo e la loro musica ha attraversato le epoche surfando su continue evoluzioni fino ad arrivare a melodie di ispirazione anni ‘60: suoni retrò ma con ritmi sostenuti, molleggi, sudore e eleganza. Questa è la loro crescita ma anche il viaggio di questa serata, che ci accompagna fin dai primi pezzi in un incedere di energia, naturalezza, entusiasmo e voglia di ballare che esplode proprio nell’ultima parte del concerto con un pogo amarcord e lo stage diving di Stefano Zappelli su “Road to Rock’n’Roll” prima, e poi di Hervè con tanto di chitarra alla mano mentre suona “By My Side”.
A un certo punto mi ritrovo per mano a due sconosciuti nell’intento di far catena e arginare i salti impetuosi di quelli dietro (i miei amici compresi): ai concerti si fa amicizia anche così. Un momento per riprendere fiato ce lo concede “You never be mine again”, suonata chitarra elettrica e voce, in un’atmosfera da film d’altri tempi: quelli con Elvis, le luci calde e gli assoli profondi. Dal palco la band non riesce a vedere la platea molto bene e più volte chiede alla regia di illuminarci per ricevere la giusta grinta per procedere al meglio. La distanza che ci divide, parterre e palco, sembra non soddisfarli: la quarta parete verrà abbattuta? E’ tutta la sera che si cerca un abbraccio. Così scendono tra di noi, tutti, strumenti e tutto, nel bel mezzo al parterre, stendendo i cavi il più possibile per suonare vicini. Eccolo lì: questo per tutti gli animali da parterre che si rispettino è cibo per l’anima. “Food for my soul”, viene suonata e cantata in mezzo a noi, con noi che ci improvvisiamo musicisti a battiti di mano. Siamo in cerchio, loro al centro, ci guardiamo in viso gli uni con gli altri e ci sorridiamo,cantando, i volti sono quasi tutti noti, i rokkettari da queste parti tendono a frequentare gli stessi posti, e oggi si ritrovano 10, 20, 30 anni dopo: chi porta ancora le Converse, chi le intramontabili giacche di pelle, ci sono sfilze di magliette dei Peawees che hanno visto più concerti di me, ed è tutto così semplicemente bello.
A fine concerto salgono tutti sul palco, schierati in fila sembrano la formazione di un squadra di calcio. Stasera i The Peawees sono davvero tanti e tutti insieme ci hanno raccontato un pezzo di storia che ci appartiene, quelle storie che ci rendono orgogliosi anche di essere spezzini. Concludo citando “Road to Rock’n’Roll”: “sono sempre lo stesso; è della strada verso il Rock’n’Roll che stavamo parlando, e è per questo che vivo ancora.”
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