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domenica 1 febbraio 2026

problemidifase - TUTTO QUELLO DI CUI AVEVAMO BISOGNO - RECENSIONE E INTERVISTA A CURA DI LUCA STRA PER #DIAMANTINASCOSTI


problemidifase è come una nave. Ad ogni porto salgono e scendono musicisti lasciando la propria firma sul diario di bordo. Un diario di bordo che diventa quindi collettivo, frutto di un gruppo di postadolescenti in rotta sulla nave della loro musica verso l’età adulta, tra le onde altissime di mille sentimenti contrastanti, le inevitabili tempeste emotive e il vento dell’amore che scalda la pelle. Questo diario di bordo ha ora assunto una forma compiuta ed è rappresentato dal nuovo album dei problemidifase “Tutto quello di cui avevamo bisogno”. I brani che lo compongono infatti sono stati scritti nell’arco di oltre cinque anni e riflettono la crescita degli autori sia umana che come musicisti. 
La band, che si definisce in realtà collettivo in quanto ad assetto variabile, comprende nella formazione che porta il disco in tour, Samuele Zenti come Voce principale, Basso elettrico, Synth Bass e Chitarra classica, Jacopo Secondo alla Chitarra Elettrica, Basso Elettrico, Synth Bass, Federico Gozzi alla Tastiera, Synth, Vocoder, Chitarra elettrica, Riccardo Scaioli al Sax e Gianmaria Pace - Batteria acustica e Drum Pad. Alla produzione dell’album in studio hanno lavorato anche Daniele Padovani - Batteria acustica, Leonardo Castellani - Basso elettrico, Chitarra elettrica, Synth, Mandolino e Cristian Volpato - Produzione, Mastering. Tra i 9 pezzi che compongono il lavoro spicca il primo brano in scaletta, “Controfase”, che si apre su una base elettronica guidata dall’elemento percussivo per poi deflagrare in un rock muscolare che vede la partecipazione di Giangy dei B—LÄIMM, altra band emergente della scena veronese. Il successivo “Le ore” è un cambio netto nello stile di scrittura svelando il lato più cantautorale dei problemidifase, un pezzo che vorrebbe ignorare l’incalzare delle ore per “stare nel momento”. “Cdlp”, ovvero “Chiuditi dietro la porta”, con il featuring del chill trapper gentile Zaib, nasconde sotto ritmi quasi sudamericani una storia di grave depressione. “Sogno.pdf”, titolo che gioca con il nome del gruppo e il file da computer immodificabile più usato al mondo è una danza ora in punta di piedi ora vorticosa in cui il suono del sax si insinua sinuoso. Ultimo tra i pezzi migliori del lotto “Altrove”, il primo brano scritto dal gruppo con il featuring del cantautore Laurino che ne è coautore, una riflessione pop sui non detti in una coppia. 
Abbiamo intervistato Jacopo e Federico dei problemidifase per capire meglio la genesi del disco e il perché delle loro scelte artistiche.


- I problemi di fase sono una caratteristica tipica degli errori di registrazione o di mixaggio in genere. Perché avete scelto proprio questa definizione come nome?
JACOPO – E’ un nome che è nato un po’ dal caso, dal chitarrista degli Inaria, una band veronese, in risposta ad una demo che avevo mandato che aveva dei problemi di fase nel mix. A me è sempre piaciuto tanto questo concetto dei problemi di fase, delle onde, tra l’altro è un tema che ritorna nel primo pezzo dell’album che è “Controfase”, ovvero le fasi opposte al punto da annullarsi. E’un elemento ricorrente nei testi delle canzoni che si associa al grande tema di uscire dall’adolescenza. Eravamo post adolescenti quando nacque il progetto. Un problema essenzialmente fisico, meccanico, diventa qualcosa di più emotivo. 
- Un tema di fondo dell’album è il tempo, che ritorna in molte canzoni sotto varie vesti. Misuriamo tante cose in base al tempo. Che rapporto avete voi con il tempo come dimensione?
JACOPO – Ora questo rapporto è migliorato, però il cambiamento, la crescita legati al tempo sono cose che non puoi controllare. Io ho questo rapporto con il tempo come entità monodirezionale che mi ha terrorizzato a lungo ed è poi è il tema del brano “Le ore”, il non riuscire a godersi niente perché sai che il tempo sta passando. Ovviamente sono cose che affronti grazie alla musica, che è una sorta di terapia. Il brano “Le ore” mi ha molto aiutato a sublimare certe sensazioni. Il concetto di tempo e crescita fa parte dello sviluppo delle nostre emozioni. Il tempo può essere quello che ti fa rivedere la stessa relazione con la stessa persona a distanza di un anno e poi di più anni. Sto pensando a “Controfase”, il cui testo è stato scritto in due momenti diversi a distanza di anni dalla chiusura di una relazione, non mia ma di Sam, ma il concetto è quello. Una fase parla di riguardarsi indietro e realizzare che certi comportamenti autodistruttivi e non sani sono grazie al cielo alle tue spalle e stai continuando a crescere e poi, all’improvviso, crescere non fa più così paura. Il tempo comunque è stato anche nostro amico, l’album ha avuto una gestazione di circa cinque anni, cioè la scrittura dei pezzi va dal 2018 a “Le ore” che è stata scritta nel 2024. 
- Un altro tema portante dell’album è la nostalgia, come assenza della persona amata. Scriverci canzoni può servire ad alleviarla? 
FEDERICO – Ma forse questa domanda si dovrebbe fare di più a Sam, ma se parlo di me personalmente direi di sì. E’un po’ come scrivere una lettera in cui condensi tutto quello che stai provando in quel momento, in questo modo lo cristallizzi ma ti serve anche per superare quella fase e, al tempo stesso, quando poi la rileggi ci ritorni e ti riporta un po’ a quelle sensazioni, a quei ricordi, quindi la risposta è sì. Scrivere ha quell’utilità. 
- JACOPO – Concordo è una gigantesca forma di terapia. 
- In “Controfase” c’è questa batteria in primo piano che mi ha ricordato un po’ “Barrel of a gun”. Poi a metà brano vira su un muro del suono rock per poi tornare alla pace. Come convivete con le diverse anime della vostra musica?
JACOPO – Ci conviviamo bene, la scrittura di questo album, la maggior parte di quello che abbiamo pubblicato è un lavoro corale quindi ci sono tante influenze, ognuno porta le proprie a livello di testi, ma anche di scrittura, di accordi, di produzione. “Controfase” è un Frankenstein bellissimo perché l’aveva scritta Sam con gli accordi in minore, poi li ho girati in maggiore un po’ jazzati, quindi è arrivato Leonardo che non è della formazione attuale ma è stato bassista per tre anni con noi che ha rigirato gli accordi completamente jazzati al pianoforte. All’epoca della canzone c’era solo la prima parte. Poi mesi dopo l’ha riarrangiata con il basso synth cattivissimo, la batteria che era un sample rallentato e stretchato per riempiere la base e a partire da lì ci abbiamo messo questa esplosione metal. Quindi ci conviviamo bene, abbiamo avuto per un sacco di tempo l’ansia di dire “non c’è una quadratura perfetta tra i pezzi”, si sente che lo stile è eterogeneo e ci sono tante influenze, dobbiamo fare gli EP uno per stile, poi ci siamo detti “ma questi siamo noi, è il nostro modo di scrivere, di mettere insieme gli elementi e far avere una identità che nasce prima ancora che dalla musica e dallo stile, dalla varietà di stili, dai temi che affrontiamo, da quello che ci piace scrivere”. Ci sono almeno tre penne diverse nell’album.
- Infatti diciamo che la vostra cifra stilistica è la varietà degli stili. La coesione paradossalmente la trovate nella non coesione. 
JACOPO – Sì a un certo punto ne abbiamo fatto un tratto.
FEDERICO – Per questo disco sicuramente. Poi live tendiamo a portare tutti i pezzi in maniera più rock, nel senso che sono tutti suonati con strumenti reali, abbiamo le basi però l’impronta è quella di una band che suona. Jacopo ed io venivamo da una band alternative rock, grunge, Sam ha avuto anche lui i suoi trascorsi in band di varie estrazioni. Per questo la resa live è quella di un gruppo che suona gli strumenti. Quindi anche i pezzi che su disco possono essere distanti dal punto di vista sonoro gli uni dagli altri, live convergono in un suono più omogeneo.
- Parlate di voi come band, ma facendo ricerche su di voi ho visto che venite definiti anche come collettivo, che non è esattamente la stessa cosa, il collettivo è uno spazio più fluido.
FEDERICO – Sì perché diciamo che il progetto nasce principalmente dalla mente di Samuele, che è cantante e principale autore dei testi, fino al 2023 tutto il materiale che era uscito era opera sua. Poi con l’inserimento nostro abbiamo dato il nostro contributo, ma tutto veniva da lui, inizialmente eravamo non dico la band spalla, ma il progetto ruotava attorno a lui. Poi ci piace considerarci un collettivo perché i musicisti variano, ci piace coinvolgere vari tipi di coriste, abbiamo vari featuring nel disco, abbiamo avuto vari cambi di formazione che non sono però diciamo definitivi, nel senso che per esempio Leonardo è andato via per studiare, ma ci piacerebbe che in futuro ritornasse. Ora come ora non c’è una band di cui dire “questa è e questa deve essere”, non siamo vincolati all’idea di band come noi singoli, ma problemidifase è un progetto con le sue varie menti che poi si incanala in chi esegue i pezzi e chi è a disposizione. Se ne avessimo le possibilità non dico che chiameremmo dieci musicisti a live, ma ci piacerebbe anche farlo.
JACOPO- Aggiungo che intanto saremo l’incubo di tutti i fonici più di quanto non lo siamo adesso. Comunque abbiamo come la sensazione che una volta che sei membro dei problemidifase lo sei per sempre. C’è un gruppo Telegram che è nato post pandemia e man mano che la gente usciva dalla formazione dal vivo non usciva dal gruppo. Collettivo è anche questa cosa. 
- Parliamo di “Sogno.pdf”. La spiegazione più ovvia è che sia una canzone sulla nostalgia di una persona amata. Ma è veramente così? pdf è ovviamente l’acronimo di problemidifase, ma potrebbe essere anche un riferimento al tipo di file immodificabile più famoso del mondo. Qual è tra queste la vostra interpretazione? 
JACOPO – La risposta è abbiamo questo acronimo pdf su cui ci piace giocare. Questo brano non so per quale motivo ma già dalle prime demo era “Sogno.pdf”. Nella mia testa è l’immagine di un sogno, oltre al fatto che pdf è un gioco. E’bello che anche questa cosa arrivi a chi ascolta. A me dà proprio l’idea di un’immagine. La canzone l’ha scritta Leonardo e ti confermo che parla della nostalgia della persona amata. In realtà non ho mai capito se fa riferimento a una persona che non c’è più o una persona con cui stavi e con la quale il rapporto è finito. E’ soggetta a interpretazione. 
- “Cdlp”. Chiedervi di nuovo per cosa sta diventa ripetitivo, ma dai ditemelo lo stesso.
JACOPO – “Chiuditi dietro la porta”. 
- Okay. L’atmosfera musicale è leggera, il testo in realtà per come lo percepisco io e qui entra in gioco la soggettività, non è il ritratto di qualcuno che si culla nell’ozio, ma sembra di più, in base a come è scritto, il ritratto della depressione. 
JACOPO – Sì confermo l’intento del testo è quello di rappresentare una manifestazione depressiva contestualizzata rispetto al dove si trova la persona che sta passando quel momento. Un pezzo scritto con l’intento di “buttare fuori” o forse di “buttare dentro” le sensazioni. L’atmosfera un po’ brasiliana fa da contrasto. 
- “Altrove”. Il pezzo descrive la fine di una storia per colpa dei non detti? 
JACOPO – Questo è il pezzo più vecchio dei problemidifase presente nell’album. E’quello che non si dicono due persone che non hanno più niente da dirsi, la fine di una relazione in cui non c’è più nulla da dare e da dire. 
- Parliamo del ruolo dei fiati nei vostri pezzi. In “Altrove” e “Nuvole/Cenere” regalano un’atmosfera notturna, sospesa, quasi di passaggio. Possiamo dire che, anche per come lo avete descritto voi, questo album segni la transizione dall’adolescenza all’età adulta? 
- FEDERICO – Beh sicuramente nel senso che le canzoni sono varie fasi, partono dalla post adolescenza per poi scontrarsi con la vita adulta, le responsabilità, il lavoro, la routine, anche a livello relazionale, una relazione nata a livello adolescenziale si sviluppa in una relazione più seria, impegnativa, quindi sicuramente sì il disco nel suo evolversi rispecchia questo concetto. Ed è stato favorito anche dalla durata della gestazione dell’album, per cui ci sono pezzi scritti a vent’anni e pezzi scritti a trenta che rispecchiano questa transizione.
JACOPO – Il sassofono suona troppo bene per essere lasciato fuori. Quindi abbiamo la fortuna di avere Riccardo Scaioli al sassofono che ha un buon gusto. Abbiamo usato il sassofono come arma per rendere l’atmosfera del disco ancora più sognante e nostalgica.
- Avete nell’album diverse collaborazioni, con B-LÄIMM, gruppo di Verona, con Zaib che fa quella che è stata definita “chill trap” ossia una trap gentile che non eccede nel turpiloquio e il cantautore Laurino. Perché avete scelto proprio loro come featuring nel vostro disco?
JACOPO – Le collaborazioni sono nate tutte in maniera spontanea. In “Altrove” avevamo scritto il brano con Laurino, per i B-LÄIMM e Zaib ci siamo detti che ci sarebbe stata proprio bene la loro voce e così li abbiamo coinvolti. Abbiamo collaborato in base a quelli che erano i nostri gusti e bisogni e poi sono amici. Tutto è stato spontaneo abbiamo proposto i pezzi dicendo che la loro voce si sposava bene con il pezzo. Abbiamo anche un altro brano in uscita con il featuring degli Inaria di cui abbiamo parlato. Ci piace il fatto di sostenerci a vicenda. 


Fare rete, collaborare ai pezzi gli uni degli altri è quello che fa di una città una scena musicale viva e una fucina di talenti. I problemidifase l’hanno capito e il loro essere un collettivo favorisce la contaminazione tra artisti creando l’habitat ideale per sviluppare musica realmente nuova e non solo mera riproposizione di ciò che è già stato detto.
 

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