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giovedì 12 febbraio 2026

I MINISTRI LIVE AL CAGE DI LIVORNO 23-01-2026 - RECENSIONE E GALLERY A CURA DI DENISE PER #ANIMALIDAPARTERRE


Esistono gli animali da palcoscenico, star che con naturalezza cavalcano la scena, e poi ci siamo noi, che dalla platea facciamo di quegli animali degli eroi, i nostri eroi.


Questo è Animali da parterre, io sono Denise e stasera vi porto con me al concerto dei MINISTRI.


“Si pregano i gentili clienti di avvicinarsi alle casse”, no, non è ora di chiusura; le danze si sono appena aperte. Danze, perché stasera si balla, su temi leggeri, pesanti, impegnati, contraddittori, critici ma anche speranzosi. E’ una serata di fine gennaio e piove sulla città di Livorno, non ricordo di aver mai parcheggiato così lontano dal Cage. The Cage, ma l’articolo lo togliamo tutti per arrivare dritto all’osso. 
Questo locale storico della città e della scena musicale alternativa e popolare nazionale è attivo dal 2002, e nonostante gli scossoni, culturali, sociali e musicali che negli ultimi anni hanno abbattuto molte realtà simili, il Cage è rimasto in piedi, e forse oggi si erge a tempio della musica più di prima anche per essere una delle poche realtà di “live music club” in stile europeo, uno di quei posti che combatte le distinzioni classiste della musica e che punta sulla ricchezza della programmazione e sull’accessibilità riuscendo anche ad adattare le cose riservate ai grandi, alla provincia, permettendo al pubblico locale di poter vedere eventi che altrimenti richiederebbero spostamenti più complicati. 


All’arrivo non c’è coda all’entrata, ma il giardino esterno è già pieno. C’è la possibilità di acquistare i biglietti della serata anche direttamente all’ingresso, fino a esaurimento posti. Questo è già un flashback importante. Ho iniziato a seguire i Ministri ai tempi dell’università, era forse il 2008, o prima, e ricordo di averli seguiti parecchio per locali e feste estive, a volte gratuitamente, altre acquistando i biglietti sul posto. Non posso non pensare al loro Live in Baraonda: il Baraonda discobar al Cinquale a Massa nel 2009. Entrare stasera al Cage con le persone di allora mi riporta subito a quegli anni in cui la musica per noi era tutto: vita, quotidianità, linguaggio, pensieri, ma soprattutto un modo di stare al mondo. Dopo una piccola sosta in giardino facciamo il nostro ingresso nel locale. Si sta esibendo Eugenio Sournia, cantautore e un po’ poeta livornese che stasera gioca in casa. La luce rossastra del locale ci illumina, il pavimento leggermente in discesa ci anticipa che non servirà sgomitare per avere una buona visuale, non esistono pit, figli e figliastri, impalcature che impallano la visuale, volendo si arriva facilmente sotto al palco: dopo tanti grandi festival sembra un sogno. Salutiamo visi amici e coetanei e ordiniamo un drink. Dopo ci sarà da ballare, cantare e saltare. Meglio avere le mani libere.


Ci siamo. Sta per cominciare la prima data del tour Provincia Popolare 2026 dei Ministri, un ritorno alle origini per noi ma soprattutto per loro, in formato trio, dopo il tour Aurora Popolare delle grandi piazze del 2025. I Ministri tornano ai club, agli spazi piccoli, quelli degli esordi nella provincia. Tornano allo scarno, ai palchi montati da soli, all’essenzialità del numero 3 e scelgono il Cage per questa ripartenza o parentesi, un sacro tempio del Rock. Provincia Popolare toccherà le realtà ancora resistenti ai margini, quelle senza le quali la musica autentica smette di avere futuro. E’ il 23 gennaio e dal parterre il sorriso, dato dalla consapevolezza di quello che sta per accadere, si diffonde tra la gente: lo abbiamo capito tutti cosa vogliono fare i Ministri questa sera, ringraziarci, forse, e restituirci qualcosa che con la loro crescita avevamo perso, ma che loro, anche nei grandi tour, anche nella ripartenza dopo la pandemia, (e penso a Bologna, nel 2021) nei concerti con le sedie dai quali pensavamo di essere fuori, come dice la loro canzone, e che abbiamo dovuto accettare per riprendere i contatti con la musica che ci scorre dentro, dicevo cose che loro hanno sempre cercato di non fare mancare al loro grandissimo pubblico, e noi oggi, piccoli e vicini di nuovo, siamo qui per abbracciarli e farci abbracciare. “Ci siamo ridotti all’osso per capire le difficoltà” dice Davide Autelitano, detto Divi (da Divincolato il suo nickname) bassista e voce della band: l’oscillazione tra disillusione e speranza viene messa in chiaro fin dalle prime parole pronunciate al pubblico. Sul palco, insieme a lui, Federico Dragogna alla chitarra, seconda voce, e scrittore di gran parte dei testi più significativi e Michele Esposito, un tornado, alla batteria. 


Le divise che indossano hanno sempre lo stesso impatto sul pubblico, differenti per forma e colore a seconda del tour, ci comunicano che quei tre ragazzi sono una squadra, che non segue la moda ma che veste i panni dei loro racconti ed è li per renderci una performance di tutto rispetto. “Anche stasera cercheremo di fare del nostro meglio” dice Divi. Niente di nuovo: lo sguardo è sempre lucido, il piccolo palco gli ridona nuova libertà d’espressione, l’unica speranza per il futuro è la partecipazione ed è l’unica cosa che i Ministri ci chiedono da sempre. 8 album, 2 ep, e venti anni di concerti, rimangono uno dei gruppi più coerenti dello scenario musicale italiano: anche quando ti schiaffano in faccia la realtà riescono però a convincerti di quanto sia importante provarci comunque e sempre. Citando la canzone “Spaventi” hanno trovato il loro modo per dirci “andiamo insieme a vedere cosa ci aspetta davanti” e questo rimane uno dei messaggi più incoraggianti e lungimiranti per la società divisiva che vediamo oggi, che ha ancora bisogno di sentirsi parte di qualcosa nonostante i Tempi Bui che per scelta stasera non suoneranno. La scaletta! La scaletta stasera segue con nostalgia tutta la loro discografia, e si snocciola attraverso parole d’impatto in un unica poesia che proverò a restituire. 


Dopo averci invitato ad avvicinarci alle casse, “Poveri” dall’album Aurora Popolare riconosce quanto siamo portati ad “addormentare rivoluzioni per non trovarci di nuovo soli” ma incita a trovare “una scusa per farcela”. La disillusione continua con “Non mi conviene” ma si riprende con “Comunque” brano dell’album “Per un passato migliore”: “se tutto quello che hai conquistato non vale nulla tanto vale provarci comunque”. Suonano “Briatore” del 2009, una critica all’immaginario collettivo attratto dal lusso e poi risvegliano i loro sogni con “La mia giornata che tace”. “Le parole mi consolano. A volte tutto ciò che resta”, “Cronometrare la polvere”, questo è il titolo della canzone, a volte i titoli dei loro brani riescono incredibilmente a stupirmi e spesso bastano a se stessi. L’invocazione “In alto i Nostri cuori” di “fidatevi” diventa un grido di battaglia delle “pantere nere delle buone maniere”. Le luci si abbassano, il tono si fa serio. I primi accordi sono espliciti. Sta per cominciare La piazza, è una canzone tratta dal secondo album che si chiama La Piazza appunto dei ministri, un ep nuovo rispetto al primo album. Dalle prime note, al Cage, cala un religioso silenzio, sappiamo cosa raccontano quelle parole, il coro canta e sembra pregare: guerra, pace, polvere e rivolte, uno dei pezzi migliori della storia dei Ministri, una grande riflessione su un momento storico italiano che ci ha segnato tutti e la partecipazione lì diventa ancor più evidente. Segue “tienimi che ci perdiamo”, “Dedicata per sensazioni a David Linch” dice Federico, forse LA canzone d’amore dei Ministri e alla Ministri, una delle poche del repertorio, nella quale il sentimento diventa un’ancora nella confusione, un’arma tenera di vicinanza e sostegno capace di vincere la paura. 


Spaventi l’ho già citata e dopo questo invito all’unione Divi impugna fisicamente la bandiera di Aurora Popolare, è un sole che ritorna. La traccia dell’ultimo album, l’ottavo, omonimo, e anche il nome del tour che hanno appena concluso e convertito in Provincia popolare, e quel sole ce lo stanno per mostrare. Aurora Popolare è la speranza nella condivisione, nel “noi”. La volontà di risorgere e ritrovare una luce. Questa canzone riassume i temi dell’intero album: la rabbia è comunità, la lotta alla disillusione è autenticità, le storie di tutti sono fatte di fallimenti e rinascite, e ci vuole coraggio per raccontarle, crude,e per liberarle dalle infrastrutture.


É mezzanotte, la bandiera sventola alta, e poi cade a terra, le loro divise composte a inizio live ora sono sgualcite e a tratti sbottonate, il giorno si è appena concluso e noi siamo ancora qui, il concerto non è ancora finito. Ci vuole un cambio microfono però, un cavo molto lungo, Davide deve fare una delle cose che contraddistinguono i loro live, scendere in mezzo al suo pubblico, per cantare in acustico la sua serenata del tour. Questa volta ha scelto terra promessa: “se ti accontenti di questo, poi ti accontenti di tutto”, il coro si alza. Tutti cantano. E chi si accontenta. Noi ora ne vogliamo ancora, di canzoni e di abbracci come questo. Divi animale da parterre come noi, in mezzo a noi. È commovente e potente, ma i regali non sono finiti. “Fari spenti” rarissima da sentire in live, muta la commozione in entusiasmo: la platea salta, balla, è il momento di riunire tutti le ultime forze e dare il meglio di noi per gli ultimi brani della serata. Si inizia a saltare forte, si inizia a sudare e a cantare a voce alta, più alta che si può, per i due brani successivi. “Una palude” ci ridà tregua, la possibilità di sentirci stanchi, e di portare la mente alle nostre vite private in cui abbiamo tutti prima o poi avuto la sensazione di vivere in una palude per la mancanza di qualcuno che ha condiviso un pezzo di vita con noi. 


La malinconia torna a riposo con le prime note e il ritmo incalzante di Spingere, la sicurezza fa del suo meglio e capisce che nessuno vuole farsi de male ma tutti si vogliono divertire. Parte il pogo, e è davvero “ganzo” come si dice da queste parti. Il concerto tra poco finirà e noi abbiamo ancora le forze per godercelo fino in fondo, per ballare e onorare il senso di questo pezzo: la volontà di vivere con leggerezza e serenità, il desiderio semplice di volere “solo stare bene”. “Ci vuole tempo per ricominciare e per abituarsi alla fine” così si concludeva il primo disco dei Ministri “I soldi sono finiti” e così si conclude questo primo concerto del 2026, mio e loro! E io mi sono presa tutto il tempo per elaborare questa serata, per trasformarla in parole, per ripercorrerne le sensazioni e per provare a farne una restituzione che non fosse troppo personale ma il più condivisa possibile. Mi rendo conto che con alcuni gruppi, con certe canzoni, in certi contesti è impossibile non rimanere coinvolti. Perchè ci sono cose che parlano di tutti, evoluzioni che attraversiamo tutti quanti. “A quarant’anni puoi permetterti anche di dire che sei stanco durante un concerto” e io che quell’età l’ho appena compiuta mi sono subito sentita tirata in causa dal frontman ma anche meno sola. La differenza in tutto la fa la voglia, di esserci, di parlare, di partecipare di segnare il presente con piccoli gesti di presenza, appunto, affinchè diventi un passato migliore. Ecco in cosa siamo cambiati rispetto a vent’anni fa. Quando i Ministri suonavano alla festa della Birra di Sorbolo o all’arci Tunnel di Reggio Emilia e io li andavo a vedere dopo i miei esami universitari a Parma e riuscivo a spingermi fino alla transenna, fino a toccarli e baciarli. Che una volta cantavamo di rivoluzioni di futuri da mutare prima che diventassero trappole. Oggi la nostra generazione ha acquisito la consapevolezza che le uniche cose che possiamo fare per cambiare il domani e il passato sono singole azioni sul presente. La musica è un atto politico, sovversivo, la musica è partecipazione, testimonianza, racconto, pensiero, cambiamento, socialità e condivisione : chi ancora non ha capito questo ha ancora molta strada da fare. Posso dire che proverò a tornare a vederli i Ministri in questo tour stupendo che si presenta come un nuovo sole che sorge, il mattino della provincia, come una luce sulla vita reale, una dimostrazione d’affetto per il pubblico nuovo e di sempre, come atto concreto di celebrazione della musica dal vivo, dei luoghi che la ospitano e delle persone che la abitano.


credits ig: imdeniseandirock , animali da parterre






 

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