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venerdì 15 marzo 2024

INTERNET HA UCCISO IL ROCK? - GIANCARLO CARACCIOLO CI PARLA DEL LIBRO SCRITTO PER LES FLANEURS EDIZIONI // INTERVISTA DI MAURIZIO CASTAGNA


Ciao Giancarlo e grazie della disponibilità. Partiamo da "Internet ha ucciso il rock", il libro pubblicato da Les Flaneurs Edizioni uscito un po' di tempo fa e che vedrà a Luglio un sequel. Come è strutturato il libro?
Parto col dire che Internet Ha Ucciso il Rock è un ibrido tra narrativa e saggistica, e anche il sequel sarà strutturato in maniera identica. Ringrazio Les Flâneurs Edizioni perché senza editori professionali non ce l’avrei mai fatta, e anche perché mai avrei immaginato un simile seguito e riscontro. L’idea di lavorare su un testo in grado di correlare i cambiamenti pre/post digitali e la perdita di identità, carisma e stile di un genere musicale come il rock, è nata da una riflessione e da una successiva analisi: cosa ha fatto sì che ciò accadesse, partendo dal modo in cui le persone interagiscono tra loro e vivono la musica? Sono certo che li fuori ci sono ancora musicisti validi, con un messaggio "rock" da diffondere che però fanno sempre più fatica ad emergere, a coinvolgere, a fare “rete” su internet come ci riuscirono gli Arctic Monkeys degli esordi, a dar vita ad un movimento credibile in chiave rock. Ponendomi tali domande sono arrivato a diverse risposte tutte convergenti verso una potenziale sintesi: Internet Ha "Ucciso" Il Rock. Il sequel risponderà ad un quesito essenziale: e quindi cosa dobbiamo fare?

Le storie di Lizzy, Jack e Tyler sono "sogni di rock'n'roll" che interessano generazioni diverse in mondi diversi. Questa capacità del rock di offrire una "via di fuga" alla quotidianità e un riscatto sociale sembra essere persa e restano sempre più lustrini e abiti firmati. Quando il rock si è istituzionalizzato?
È vero, i tre esempi da te citati sono degli spaccati di vita. Negli 11 racconti di Internet Ha Ucciso il Rock locati in ogni parte del mondo, c'è una fotografia sociale differente, e in relazione a ciò si denota facilmente che il rock, in contesti sociali predigitali, è stato sicuramente più viscerale, più presente, più sul pezzo. È giusto però sottolineare come anche il rock sia stato estetico, anche prima di Internet: penso ad Elvis prima e ai Motley Crue degli anni Ottanta... Quanta estetica in TV? La differenza però è che fino agli apparecchi audiovisivi analogici, c'era più compromesso. Adesso la logica comunicativa del "purché se ne parli" ha infettato il 99.9% della rete in ogni contesto: dalla musica al cinema, dalla politica al lavoro. Non mi soffermo su altro e parlo di rock, per il resto spero che qualcuno faccia le dovute analisi in maniera oggettiva, visto che cambiamo parere sulla musica alla pari di come lo cambiamo sui politici.

Riguardo alla rete come pensi abbia influito sulla musica e in particolare su quella rock? Da una prima fase in cui in rete potevo scaricare tutto, napster e derivati, ora siamo al passo successivo, cioè non devo neppure fare lo sforzo di cercare un disco perchè è tutto e subito a portata di clic. Questa rivoluzione che sulla carta dovrebbe servire a diffondere maggiormente la musica come ha impattato e sta impattando in particolare sull'universo alternativo?
Non lo potrei dire a chiare lettere perché poco etico, ma se mi parli di rete devo risponderti con quello che penso: il passaggio dal mondo illegale di Napster ed Emule, al quello legalizzato dello streaming, ha ulteriormente peggiorato la situazione. Innanzitutto, non è vero che l'illegale è scomparso, si è solo affievolito. Ti invito a fare un giro sullo schermo degli smartphone degli adolescenti: potresti trovare percentuali interessanti di "positivi” a Spotify crackato. È internet, funziona in questa maniera. È nato per decentralizzare e per aggirare le regole, e sarà sempre così.Sicuramente fuori e prima della rete la scoperta della musica non è mai stata un processo perfetto ma l'aspetto più impattante del passaggio dal mondo pre digitale alla prima rete, e infine a quella di oggi, è stata la graduale perdita del piacere dell'attesa, della scoperta e anche dell'imprevisto. Inoltre, fa parte della natura dell'essere umano dare meno valore in generale a ciò che è regalato o semi regalato. Si consuma tutto quasi in maniera onanistica. Questi cambiamenti, parte dei tanti analizzati antropologicamente in Internet Ha Ucciso Il Rock (e nel suo sequel che vedrà luce a luglio), colpiscono maggiormente un genere musicale come il rock, perché questo ha bisogno di ascolto attento, di lentezza. Una band deve sentirsi importante per chi l’ascolta; le popstar e le trapstar invece hanno bisogno di saltare da uno smartphone all'altro con facilità, e la loro musica si sposa perfettamente coi tempi di consumo di Internet e dei social media. Ce lo vedresti un brano dei "nuovi” Pink Floyd girare virale su Tik Tok? Immaginando un brano di questa portata, penso ad un pezzo di otto minuti... non di trenta secondi.

C'è da dire che sulla musica, in particolare quella alternativa, sta avendo un forte impatto anche il mancato ricambio generazionale degli appassionati. Se fino agli anni zero un disco, un artista, una rockstar, erano spesso il centro dell'interesse di un ragazzo, oggi tutto questo si è spostato sulle serie tv, sui giochi on line e sui social. La musica diventa sempre più sottofondo mentre si fa altro? 
Si la musica è sottofondo, un tappeto sonoro citando Paola Maugeri di cui avete parlato qualche giorno fa. Rispetto a quanto hai specificato, tra i social e i giochi online credo ci siano differenze. Sai in particolare quale? Le colonne sonore dei videogames e delle serie TV sono scelte da degli 'opinion leaders' che hanno un senso del gusto, e quindi fungono da filtro. Penso alle colonne sonore della WWE, l'intrattenimento sportivo di wrestling americano. Da lì ho ascoltato band oggettivamente valide. I social invece non hanno filtro e va avanti chi riesce a far parlare di sé nel male e nel bene (messi in quest' ordine) perché è così che l'effetto virale ha sostituito il successo, plagiandone il concetto stesso.


I ragazzi hanno affidato le loro passioni e i loro interessi a quello che propone il telefono sempre più tecnologico, sempre più versatile. La velocità con cui si "brucia tutto" ha dato vita a fenomeni quasi sempre a tempo determinatissimo come la trap. La musica è solo un sottofondo per un fiume di parole che parla alla pancia e al cuore di molti adolescenti e brucia tutto come non ci fosse futuro. Ti lancio una provocazione: era un po' qullo che succedeva col punk e i suoi eroi?
Il paragone tra punk e trap è effettivamente interessante. Anche qui però sarò specifico. La trap italiana è un surrogato di una certa cultura urban nostrana. In USA ti posso assicurare che ci sono artisti trap dignitosi, che riescono a proporre dei contenuti interessanti, alla pari dei "cugini" rapper. La IT- Trap è oggettivamente un fenomeno surrogato, vuoto, e sta un pó come i Maneskin stanno al pop rock americano. Una emulazione annacquata e partorita male, ma che qui funziona bene. Torno alla domanda: come il punk anche la trap è repulsione, ma innanzitutto il punk aveva e ha dei contenuti di natura sociologica e politica. Oggi penso agli IDLES o ai Pretty Vicious, hanno rabbia ma è reattiva. Anche la trap è rabbia, ma dopo aver preso lo Xanax (in tal senso il buon esordio di Billie Eilish è un esempio). Una rabbia vuota, un senso di smarrimento che a mio avviso calza perfettamente con una generazione che chatta mentre guarda Netflix. Il punk non può rispondere a ciò, il punk è prendere quel televisore dove sta girando Netflix e sfasciarlo per quanto fa schifo solo il pensiero di guardare quello che stanno guardando le masse!

Internet sembra comunque avere ucciso il rock più in Italia che in altri luoghi. C'è una pigrizia di fondo anche degli appassionati oggi più attenti a fare commenti sui social che a fare circuito nei, pochi, locali rimasti che propongono musica dal vivo di qualità?
Bellissima questa domanda. Anche qui dobbiamo uscire fuori dalla logica italiana: quello che accade in Italia non equivale esattamente a ciò che accade nel mondo occidentale. Dovremmo tenerlo sempre a mente. In Italia abbiamo molta attenzione per l'enogastronomia, se avessimo lo stesso senso del gusto anche per la musica, le cose andrebbero già meglio; un paradosso bizzarro per la nostra terra, storia dell'arte. Detto ciò i locali hanno paura di svuotarsi e fanno il pieno con le cover band, perché qui il karaoke piace tanto, più di quanto non piaccia in Germania o nel Regno Unito, tanto per restare in Europa. Però anche questa è conseguenza di Internet. Nel duemila sentivo emergenti che potevo ascoltare o in quel momento o comprando il loro disco in quella serata, se mi convincevano. Oggi questa fiamma si è spenta, perché se c'è un brano di un emergente che mi piace, al massimo lo aggiungo alla mia vergognosa playlist. Noi Italiani siamo furbi, e non abbiamo mai dato il giusto peso a questa forma d'arte. Credo sia una specifica dei paesi mediterranei e latini.

Questo libro è uscito nel 2018, e presto avremo la sua seconda parte. Hai trovato cambiamenti nella scena in questi anni pandemici ?
Gli unici cambiamenti che ho notato in questi anni sono il revival di band come i Greta Van Fleet e i Fountaines D. C. che reputo derivative ma molto valide. Ho fiducia in loro e in altri, dobbiamo dargliela e dare tempo per identificarsi, smettendo di paragonare e criticare a manetta. Loro però devono caratterizzarsi e diventare grandi, specie i GVF. Poi penso a degli exploit sperimentali che stanno funzionando. In UK i Bring Me The Horizon stanno continuando a fondere metal, deathcore e pop con dei risultati soddisfacenti, mentre i Biffy Clyro hanno reso il prog rock quanto più radiofonico possibile. Partirei da questi timidi segnali, ma non sono abbastanza. Il resto è fuffa a tavolino che si sposa bene col mondo liquido di oggi è ancora molto distante dall’identità rock.

La musica "liquida" alternativa ha trovato nel tempo un suo riferimento in bandcamp che ormai ha una sua identità ben precisa. Pensi che la sua crescita costante possa rappresentare un punto di partenza per la rinasciata del rock?
Effettivamente Bandcamp sta rappresentando una frontiera interessante almeno per quanto concerne la giusta suddivisione dei guadagni (le royalties). L'anno scorso però è stata assorbita da una società di videogames, la Epic. Nella mia testa quindi ho immaginato un metaverso dove il mondo dei videogames e quello musicale si incroceranno, rischiando di inficiare la filosofia della piattaforma. Anche un mondo così è decisamente poco rock e molto modaiolo, la terra virtuale la vedo più fertile per il K-pop o per la già citata trap. Purtroppo per la musica rock sono scettico, e credo che l'alternativa alla rete sia… uscire dalla rete, o al massimo ricondurla a mero strumento di consultazione.

Torniamo a te, so che hai scritto un altro libro oltre a "Internet ha ucciso il rock". Vuoi parlarci un po' di te, di quello che fai e di cosa ascolti?
Durante il lockdown ho scritto un saggio sui Muse accompagnato da foto manipolazioni a colori a cura di un team di illustratori locati in Puglia e in Catalunya. Credo ne sia uscita una figata. Ultimamente i Muse sono diventati molto ruffiani ma hanno sempre avuto qualcosa da dire e il loro universo non è facilmente decodificabile. 


Di recente sto ascoltando band che qui non hanno funzionato e forse non andranno mai. Dall'altra parte dell'Atlantico ci sono i The War On Drugs che hanno tecnica da vendere, c’è il pop rock Chris Daughtry che rappresenta l'unico caso in cui talent sono davvero serviti a farci ascoltare qualcosa di oggettivamente valido, gli Our Lady Peace, canadesi mai arrivati in Europa, i Turnstile sotto suggerimento del mio amico americano Justin Mauriello (ex frontman dei californiani Zebrahead, ragazzacci del punk rock duemila) e potrei continuare all’infinito. Dall'Europa invece i già citati Biffy Clyro che letteralmente adoro, i White Lies che stanno ancora con una etichetta indipendente, i Bush di Gavin Rossdale che registrano e producono musica per audiofili, Grant Nicholas dei Feeder e tanto tanto altro. Ho l'acufene per la musica, purtroppo o menomale. 

Grazie ancora Giancarlo e prima di chiudere diamo tutti i riferimenti per interagire con te e acquistare i tuoi libri.
Posso dire che è stato un vero piacere rispondere a queste domande, nonostante abbia fatto fuori il rock, Internet dopo tutto non è poi cosi male!

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