domenica 9 marzo 2014

Zen Circus live al Cage Theatre di Livorno 08-03-2014 // Recensione di Flavia


Io, agli Zen, gli voglio da sempre un po’ di bene. Forse perché sono stati uno dei primi gruppi che ho ascoltato quando ho iniziato ad affacciarmi sul mondo della musica indipendente, anni fa; forse perché raccontano storie in cui mi è sempre stato facile riconoscermi; forse perché sono stati una delle prime band che sono andata a sentire ogni volta mi fosse possibile; forse perché quando sul palco o nelle interviste, o per strada, o al bar, o dove li becchi, insomma, fanno i cazzoni a me fanno sempre una gran simpatia, forse.
Oltre a tutti questi motivi, poi, gli voglio bene perché a loro sono debitrice. Sono debitrice perché mi hanno fatto vivere l’emozione - più unica che rara - di fare un concerto spalla a spalla ad un tizio fantastico che urlava continuamente PRESEPIOVAFFANCULO. Ecco, partendo da qui (che era il Natale Zen del 2012, se non erro) vi sarà facile capire quanto mi mancassero i live degli Zen che, tralasciando la fantastica (ma piccolissima) parentesi del  IX Natale Zen, si sono fatti desiderare per un anno intero. Il nuovo cd “Canzoni contro la natura” è uscito a gennaio e fin dal primo ascolto non ho fatto altro che pensare: bomba. Questo cd è una bomba di cui si riconoscono immediatamente le mani dei bombaroli. Appino, Ufo e Karim hanno fatto un bellissimo lavoro, tanto bello quanto Zen.
Ad aprire il loro concerto ci sono i Nadàr Solo, gruppo interessante e che bene si sposa con gli Zen Circus.
Verso la mezzanotte si spengono le luci e arrivano gli Zen.
Eccoli lì, più magri che mai.
Il concerto inizia subito fortissimo. Essendo che è la seconda data del tour, però, non voglio svelarvi la scaletta, ché alla fine i concerti sono belli anche perché ti lasciano qualche sorpresa. Dirò solo che si passa dalle recentissime Canzoni contro la natura, alle vecchissime canzoni di quando “Ufo aveva ancora la patente” (sì, anche Appino stesso si è reso conto che questa frase non aveva il benché minimo senso logico) passando per scoregge ascellari e fans di Pino Daniele.
Durante tutto il concerto si salta tanto, tantissimo, e si riprende fiato magari appoggiati a un Tiglio (capisc’ammè).
Le vecchie glorie, quelle canzoni che vuoi sentire al loro concerto, comunque, state pur tranquilli, ci sono tutte. E, per esempio, urlare che a vederti un po’ morire mi diverto fa sempre bene dentro. Specie se in testa sai bene a chi pensare mentre lo canti.
L’intermezzo del GR di Lercio, poi, è la punta di diamante in un live fantastico (di questo non voglio dirvi niente, perché merita essere scoperto direttamente al concerto, ma se conoscete abbastanza gli Zen e conoscete abbastanza il Lercio, vi sarà facile capire che sono una combinazione più che geniale).
Quando gli Zen ci salutano e si accendono le luci in sala, non puoi far altro che vedere quanti sorrisi ci siano intorno a te. E questo è sempre il risultato migliore si possa sperare dopo un concerto. Perché sì, è bello essere sudati (cosa tra l’altro facilissima al Cage, grazie alle sue temperature equatoriali), è bello essere stanchi, è bello essere assordati, ma non c’è niente di più bello che essere così felici da sorridere senza – apparenti - motivi.
Insomma, in poche parole: ben tornati Zen, ci eravate mancati tantissimo. E un grande in bocca al lupo ad Abdul per la sua nuova carriera di Ministro del Commercio.
Testo Di Flavia

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