“Immenso smarrimento, immensa libertà”
Al primo ascolto di “Costellazioni” mi era rimasta impressa, tra le altre, soprattutto quella frase.
Continuavo a ripetermela, me l’ero appuntata su un post-it e distogliendo lo sguardo dai libri me la ritrovavo di fronte. Immenso smarrimento, immensa libertà. Alcuni giorni pensavo fosse la roba più vera del mondo, altri mi sembrava solo una bella trovata. Immenso smarrimento, immensa libertà. Quando quattro parole continuano a risuonarti in testa per giorni e giorni c’è una cosa sola da fare: arrivare al nocciolo della questione. E questo nocciolo, per mia fortuna, ha deciso di iniziare il tour vicino casa.
E questo nocciolo si chiama Vasco Brondi (aka Le Luci Della Centrale Elettrica).
Al primo ascolto di “Costellazioni” mi era rimasta impressa, tra le altre, soprattutto quella frase.
Continuavo a ripetermela, me l’ero appuntata su un post-it e distogliendo lo sguardo dai libri me la ritrovavo di fronte. Immenso smarrimento, immensa libertà. Alcuni giorni pensavo fosse la roba più vera del mondo, altri mi sembrava solo una bella trovata. Immenso smarrimento, immensa libertà. Quando quattro parole continuano a risuonarti in testa per giorni e giorni c’è una cosa sola da fare: arrivare al nocciolo della questione. E questo nocciolo, per mia fortuna, ha deciso di iniziare il tour vicino casa.
E questo nocciolo si chiama Vasco Brondi (aka Le Luci Della Centrale Elettrica).
La data zero del tour del 2014 delle Luci inizia con la canzone che apre il disco “La Terra, l’Emilia, la Luna” e da subito inizio a pensare che l’accompagnamento del violoncello sia una cosa splendida.
Si passa poi a “Cara Catastrofe” , e io immagino come se avesse addosso i vestiti eleganti, quella canzone, come se dovesse andare a un gran galà e avesse appeso i vestiti soliti per qualcosa di raffinato. Ed è bellissima, in abito lungo e orecchini splendenti.
Immenso smarrimento. Vasco si sfila la chitarra e lascia dietro di sé l’asta del microfono.
Immensa libertà. Ben poche volte ho visto qualcuno dimenarsi sul palco come lui. Sembra un tarantolato. Urla e salta, salta e urla, balla, si dimena, sorride, si dimena, si incupisce, salta, urla. Immensa libertà. I pezzi più veloci del nuovo cd vengono fatti quasi a mo’ di rap, con un monte di adrenalina addosso. C’è questa cosa per cui Vasco non sta fermo un minuto e inizio seriamente a pensare che gli scoppi il cuore. Immenso smarrimento. Corre, canta, si lancia sul pubblico, e le ragazze stanno bene, e si stacca il microfono, e lo vedo sparire dentro una voragine di nuche, e ti vendi bene tu, e risale sul palco, e corre, e questa città non ci morirà fra le braccia, e tutto è velocissimo come immagino anche il suo battito cardiaco.
È un concerto sudato. Sudatissimo. Urlato. Ballato con un misto di rabbia e voglia di rivendicare la propria libertà. Quella immensa. E il proprio smarrimento. Quello immenso.
I suoni sono tutti legati, armoniosi, dal violoncello, e percussioni, chitarre e tastiere ricamano il resto, mentre i testi, per niente armoniosi, creano un connubio e un distacco immediato che rende il tutto speciale. In pratica tu percepisci un ossimoro, piacevolissimo.
È quasi un’ora che quello si dimena di brutto sul palco e sembra aver voglia di continuare a farlo ancora e ancora e ancora.
Esce dal palco e io me lo immagino realmente felice da fare schifo.
Rientra solo, armato di chitarra. Ne esce una versione intima e delicata dell’”Amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici” che sembra di vederle le pareti imbrattate.
Con l’accompagnamento degli altri musicisti riveste di nuovi luci, soffuse, le vecchie canzoni come “Quando tornerai dall’estero”.
Il concerto si chiude con “I destini generali”. E io mi sono tolta il mio tarlo. Immenso smarrimento e immensa libertà sono le uniche parole adatte a descrivere un live delle Luci della Centrale Elettrica.
Vi consiglio di vedere queste gran belle foto del concerto, in cui si vede meglio di quanto io riesca a far trasparire con le parole, quel che è stato
Si passa poi a “Cara Catastrofe” , e io immagino come se avesse addosso i vestiti eleganti, quella canzone, come se dovesse andare a un gran galà e avesse appeso i vestiti soliti per qualcosa di raffinato. Ed è bellissima, in abito lungo e orecchini splendenti.
Immenso smarrimento. Vasco si sfila la chitarra e lascia dietro di sé l’asta del microfono.
Immensa libertà. Ben poche volte ho visto qualcuno dimenarsi sul palco come lui. Sembra un tarantolato. Urla e salta, salta e urla, balla, si dimena, sorride, si dimena, si incupisce, salta, urla. Immensa libertà. I pezzi più veloci del nuovo cd vengono fatti quasi a mo’ di rap, con un monte di adrenalina addosso. C’è questa cosa per cui Vasco non sta fermo un minuto e inizio seriamente a pensare che gli scoppi il cuore. Immenso smarrimento. Corre, canta, si lancia sul pubblico, e le ragazze stanno bene, e si stacca il microfono, e lo vedo sparire dentro una voragine di nuche, e ti vendi bene tu, e risale sul palco, e corre, e questa città non ci morirà fra le braccia, e tutto è velocissimo come immagino anche il suo battito cardiaco.
È un concerto sudato. Sudatissimo. Urlato. Ballato con un misto di rabbia e voglia di rivendicare la propria libertà. Quella immensa. E il proprio smarrimento. Quello immenso.
I suoni sono tutti legati, armoniosi, dal violoncello, e percussioni, chitarre e tastiere ricamano il resto, mentre i testi, per niente armoniosi, creano un connubio e un distacco immediato che rende il tutto speciale. In pratica tu percepisci un ossimoro, piacevolissimo.
È quasi un’ora che quello si dimena di brutto sul palco e sembra aver voglia di continuare a farlo ancora e ancora e ancora.
Esce dal palco e io me lo immagino realmente felice da fare schifo.
Rientra solo, armato di chitarra. Ne esce una versione intima e delicata dell’”Amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici” che sembra di vederle le pareti imbrattate.
Con l’accompagnamento degli altri musicisti riveste di nuovi luci, soffuse, le vecchie canzoni come “Quando tornerai dall’estero”.
Il concerto si chiude con “I destini generali”. E io mi sono tolta il mio tarlo. Immenso smarrimento e immensa libertà sono le uniche parole adatte a descrivere un live delle Luci della Centrale Elettrica.
Vi consiglio di vedere queste gran belle foto del concerto, in cui si vede meglio di quanto io riesca a far trasparire con le parole, quel che è stato
Testo di Flavia


un concerto davvero splendido
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